SALVINI ORA È SOLO

EMILIANO MOLA

No Senatore Renzi, marchiare come “disertore” chi, diversamente da lei, pensa che sia meglio affrontare le elezioni piuttosto che un accordo di Palazzo: no. Proprio no.

“No” innanzitutto per il linguaggio: un linguaggio da Lega Nord, da Salvini, da Meloni, non da lei e non da Italia democratica. E’ la cultura che vogliamo combattere quella che divide amici e nemici con espressioni come “disertori” o “nemici del popolo”. Lasciamolo a leghisti e neo-fascisti questo linguaggio che sta mettendo italiani contro italiani. Noi non siamo così. Noi siamo l’esatto contrario di tutto questo.

In secondo luogo “no” per una mera questione di significato.
Per definizione da dizionario “disertore” è colui che scappa, che si nasconde e si rifiuta di combattere, non chi invece è pronto a scendere in campo: come in una difficile campagna elettorale. Chi è disposto ad affrontare le urne e la gioiosa macchina di odio e di fango di Salvini e Morisi può essere definito un pazzo, un temerario, un incosciente, quello che vuole. Ma non un disertore.

E a questo proposito: perché temere il voto?
Perché l’Italia democratica dovrebbe considerarsi già sconfitta, arrendersi senza nemmeno combattere?

Non la sente lei la paura di Salvini?
Non legge negli errori che sta inanellando in queste ore tutto il suo nervosismo per aver fatto il più grande errore della sua vita? Non lo ha visto lei fuggire dalle piazze del Sud? Non ha letto il disappunto dei suoi stessi supporter che, per carità, adorano lui, ma rispettavano anche una persona come Giuseppe Conte vigliaccamente accoltellata? Non lo sta vedendo mentre cerca continuamente di tornare su suoi passi, come oggi, che ha riproposto un rimpasto di governo?

Perché tirarlo fuori da guai (nei quali, va detto, ci è finito anche grazie alla sua spiazzante mossa)?

E se invece fosse proprio questo il momento, la storica e unica occasione per chiudere definitivamente con questa follia collettiva? Per relegare nello sgabuzzino della storia il leghismo e il fascismo di Salvini e Meloni con lo stesso voto da loro invocato?

Perché dargli il tempo di riprendersi?
Perché dare il tempo agli italiani di dimenticare anche questa e dargli argomenti – come un accordo di Palazzo o una manovra lacrime e sangue – per rimettersi in corsa?

Il Salvini del 38%, quello che fa tanto paura, è il Salvini di qualche giorno fa, è il Salvini di governo, che aveva dalla sua un premier apprezzato (dagli stessi leghisti) come Giuseppe Conte e che aveva al suo fianco i 5 Stelle e la loro potente macchina di propaganda.

Che succederebbe se nei prossimi mesi Salvini dovesse affrontare una campagna elettorale con le mani sporche del sangue di un governo che ha vigliaccamente accoltellato alle spalle?

Che succederebbe se Salvini affrontasse una campagna elettorale avendo non dalla sua la macchina propagandistica dei 5 Stelle, ma avendocela contro; non avendo dalla sua Giuseppe Conte, ma avendocelo contro; non avendo un PD diviso e chiusosi nel Palazzo, ma un PD unito e sceso a combattere?

Salvini ora è solo.
Ha dalla sua una Meloni che vorrebbe abolire il reato di tortura per torturare altri italiani. Ha dalla sua un anziano pregiudicato come Berlusconi divenuto la povera ombra di sé stesso. Ha dalla sua il rancore, le fake news, gli insulti dell’Italia che odia. Ma solo questo.

E se non gli bastasse?
E se anziché una classe politica spaventata dal voto e chiusa nei Palazzi, l’Italia si trovasse di fronte una classe politica coraggiosa? Libera?

Che Italia democratica sarebbe quella che domani verrebbe fuori se scegliesse di combattere, di battersi – anche contro ogni pronostico – per i suoi ideali di umanità, educazione e rispetto? Che Italia sarebbe quell’Italia se scegliesse di provarci, di rischiare di perdere, ma di farlo con dignità, a testa alta, senza accordi di palazzo?

Sarebbe sì un’Italia che potrebbe perdere le elezioni: ma conserverebbe la faccia e il rispetto. E sarebbe un’Italia più forte, capace di affrontare un eventuale governo Salvini-Meloni-Berlusconi con la credibilità e la forza di chi non si è arreso senza combattere.

E sarebbe soprattutto un’Italia che potrebbe vincere.