DONATO PIACENTINI UN PRETE CHE HA DIMENTICATO IL SUO CREDO

DI RENATA BUONAIUTO
Leggo del parroco Donato Piacentini e della sua “omelia” a dir poco sopra le righe.
Siamo a Sora, il 16 agosto si festeggia San Rocco, ironia della sorte un santo ricordato perché esempio di carità cristiana, solidarietà ed umanità. Pellegrino francese che ha donato la sua esistenza nel volontariato, portando conforto ai malati di peste, assolutamente incurante dei rischi che poteva correre.
Don Donato inizia la predica ma non sono le parole della Sacre Scritture il centro del suo “blaterale”, ma un attacco ai migranti. “Vengono qui con telefonini e catene d’oro…”
Guardo il video postato in rete e lo trovo a dir poco imbarazzante, sorrido alla reazione del vescovo di Sora, monsignor Gerardo Antonazzo, che sconfessa le sue parole e ribadisce: “Scelte personali discutibili, ribadiamo il nostro impegno, insieme alla Caritas, per l’accoglienza dei migranti”, ma la storia m’incuriosisce, non è la prima volta che sento l’improprio utilizzo di un altare, ma voglio capire se sia l’eccessiva calura ad aver scatenato la follia del prete o quei pensieri così duri e sprezzanti abbiano radici più profonde. Butto un occhio su facebook e cerco il suo profilo. Ed è lì pubblico, in tutto il suo squallore. Slogan pro Salvini, foto e vignette con smile e bacioni all’indirizzo del ministro si alternano a foto con papere e bei giovanotti. Scorro i commenti, alcuni inneggiano a questo mitomane folle, altri gli chiedono di spogliarsi per quell’abito che indegnamente indossa. Forse il vescovo un controllo avrebbe potuto farlo, ed una tiratina d’orecchi pure. Non intendo soffermarmi sul suo credo politico ma, sulla sua missione si. La Chiesa è e deve essere un porto sicuro, dove affidare i nostri affanni e ricevere conforto e misericordia, aiuto ed incoraggiamento. Dove trovare pietà e perdono, solidarietà e amore. Don Donato credo abbia dimenticato o mai conosciuto il suo Credo, sebbene solo un anno fa, nel prendere posto a Castelleone chiudeva così il suo discorso: “Vorrei essere con voi: un uomo capace di testimoniare e comunicare a tutti la gioia che nasce della presenza del Signore nella nostra vita. E che questo sia fatto con dolcezza e rispetto” (1 Pt 3,16). Così vorrei esercitare il mio ministero”.
Ha dimenticato la dolcezza, il rispetto e la presenza del Signore, si è affidato ai “like”, alla pubblicità di una rete, che troppo spesso divide anziché unire, impoverendo il suo animo fino a farlo scomparire. Pregheremo per lui, perché ritrovi la pace, quella pace che i migranti nei loro viaggi della speranza, stanno inconsapevolmente donando a tutti noi.