È MORTO PETER FONDA, UNO CHE HA INSEGNATO AD ESSERE GIOVANI

DI GIOVANNI BOGANI

Cambiava il mondo, cambiava il cinema. Con quelle moto.
“Non è una moto, tesoro. E’ un chopper. Era di Zed”
“E chi è Zed?”. “Zed è morto, piccola. Zed è morto”.

Questo dialogo è di un ALTRO film. Che non sarebbe esistito senza quel tornado di libertà, psichedelia, colore ed erotismo che è stato “Easy Rider”.

Lo incontrai, Peter Fonda, a Venezia, alla Mostra del cinema.
O forse era Berlino? Una decina di anni fa. Volevo dirglielo,
che era uno dei primissimi film che avevo visto,
al cinema Universale, quando avevo deciso
di tuffarmi a capofitto nel cinema e nelle sue emozioni.

Un signore magro, alto, ancora bello, molto calmo.
Gli avranno sempre chiesto di quel film, tutta la vita.
E lui a rispondere pacatamente, a ricordare quella rivoluzione.

Era anche il figlio di Henry, uno dei più grandi attori della Hollywood classica, il fratello di Jane, e il papà di Bridget.
“Lewisss… dove l’hai messa la macchina?”
“Lewisssssssssss… non la trovi?”
“Stai zitta, ora stai zitta, non dire una parola di più”
“Ok, Lewis, d’accordo…”
BANG BANG. “Ecco, hai visto? Era dove dicevo io!”.
Anche questa è di Tarantino. Con Bridget Fonda, nel film.
Che strano, che si incrocino le loro strade così tanto. O forse no.

“Easy Rider” è stato, per il cinema, quello che “Sulla strada” di Kerouac è stato per la letteratura. Liberi, alla chiccazzosenefrega, a respirare l’America e tutto quello che c’è dentro, la vita, l’aria.

E’ naturale che la sua foto, a cavalcioni di quella moto che sembrava sempre impennarsi, con la giacca di pelle e le frange che volano, fosse il poster di tutti i ragazzi americani degli anni ’70. E’ normale che Peter Fonda diventasse, insieme a Mick Jagger, a Jimi Hendrix, a Muhammad Ali, un’icona della “controcultura” giovanile, di tutti quei milioni di ragazzi che sognavano un modo diverso di vivere.

E’ morto Peter Fonda, uno che ha insegnato a essere giovani.
Tutti e due, adesso, Dennis e Peter, chissà che cosa caspita stanno guidando, nel cielo degli angeli ribelli.

In suo onore, scrive la sua famiglia, “fate un brindisi alla libertà”.