IL PARROCO DI SORA PRONTO ALLE SCUSE ‘SE NECESSARIO’

DI CHIARA FARIGU

Tira la pietra e nasconde la mano, don Donato Piacentini. Qualche giorno fa il parroco di Sora, nell’omelia ferragostana si è lanciato in un’invettiva contro i migranti che arrivano in Italia con bracciali, catenine e smartphone: da cosa stanno scappando? Non certo dalla miseria, ne deduceva il prete che suggeriva di ‘guardare’ prima i nostri fratelli italiani. Che tanti, troppi, vivono in ristrettezze e si vergognano persino di chiedere aiuto.

Un’omelia in salsa verde-padana che ha suscitato non poche polemiche. Anche perché quelle parole indegne per un ministro della Chiesa sono state oggetto di consenso da parte di molti dei suoi parrocchiani. Dopo la ‘reprimenda’, si fa per dire,  (‘parole frutto di discutibili scelte personali’) del vescovo, il dietrofront.

Ma come spesso avviene in questi frangenti, la toppa è peggio del buco. Non un mea culpa sentito dopo un severo esame di coscienza ma un: ‘ Tutto è stato ampliato e trasformato. Se necessario sono pronte le scuse senza che si arrivi ad una strumentalizzazione in campo che non era nelle intenzioni’.

Naturalmente via social. Da quel profilo che inneggia al ministro ‘del tradimento’, come lo ha ribattezzato Alessandro Di Battista, e del quale non fa mistero di condividerne l’operato.

Se necessario? Ha pure l’ardire di domandare se le scuse sono necessarie. In fondo non voleva, non era proprio così che intendeva dire, mannaggia agli altri che fraintendono sempre. Lui voleva solo evidenziare, dice, che ci sono anche tanti poveri ‘locali’ a cui bisogna prestare attenzione e sostegno.

Alle sue parole, scrive su FB è stato attribuito un valore distorto. ‘Tengo a precisare che non sono assolutamente contro gli immigrati, i cui bambini, che sono cristiani, ho inserito benissimo nella catechesi, a moltissimi altri la Caritas parrocchiale e personalmente da molti anni provvediamo gli alimenti vari. Vengono pagate le utenze ed alcune ricevute, non ritirate, possono essere visionate in parrocchia’.

Non è contro i migranti, dice. Eppure era lui a puntare il dito durante i festeggiamenti di San Rocco contro chi sfida la morte in mare aperto con quelle carrette del mare.

Era sempre lui a chiedersi da cosa stavano scappando (non certo dalla miseria, ne deduceva) se con le catenine al collo e gli auricolari con la musica.

Era sempre lui che anteponeva #primainostripoveri poi il resto il resto del mondo. Era sempre lui che condivideva (e approvava) nel suo profilo la propaganda verdepadana.

Ma come sempre, è stato frainteso. E quel che è peggio, si domanda se le scuse siano necessarie.