CRISI DI GOVERNO (PRIMA PARTE): LE PAGELLE DEI PROTAGONISTI

DI ALBERTO EVANGELISTI

La crisi è arrivata al proprio culmine, quello che vede la pars destruens a compimento con le dimissioni di Conte. Certamente la parte più complicata deve ancora venire e vedremo quale via risolutiva sarà presa.

Per il momento però, a titolo diciamo di gioco ed in linea con il campionato in prossima riapertura (in fondo in questi giorni era facile trovare similitudini fra politica e calciomercato), ecco le pagelle con i voti dei principali protagonisti della crisi in base a quello che ci hanno fatto vedere per adesso.

  • Salvini: 4 Difficilmente si vede un leader politico passare da “Re Mida” e matador (probabilmente eccessivamente sopravvalutato) ad una Caporetto come quella che ha visto protagonista assoluto Matteo Salvini in questi giorni. Lancia la crisi dal suo beach-tour quando ormai tutti gli osservatori ritenevano scongiurato il pericolo, con una tempistica di poco peggiore a chi riesce a salire sul Titanic per un pelo. Lo fa al motto aut nos aut nihil, convinto che a lui non esista alternativa e pronto a sollazzarsi con il risultato delle prossime elezioni e del conseguente Governo sovranista che ne sarebbe uscito. Quando si accorge che le cose non stanno andando esattamente come aveva previsto, che Conte avrebbe parlamentarizzato la crisi e si palesa la possibilità di un accordo che faccia proseguire la legislatura, capisce in un istante di aver fatto la figura del “pollo” politico e va in confusione totale (mandandoci peraltro il proprio partito): spinge per discutere in Senato il calendario pensando di lanciare la bomba dell’apertura sul taglio dei parlamentari, ma la bomba è in realtà una “miccetta” che viene neutralizzata immediatamente dal Quirinale. La confusione arriva a livelli grotteschi con le riaperture al governo con i 5 Stelle, finanche rinnegano di aver mai causato la crisi e, da ultimo, ritirando la mozione di sfiducia ben oltre il tempo massimo, quando Conte aveva già annunciato le proprie dimissioni. Fra l’altro in molti nel suo stesso partito iniziano ad attribuirgli tutte le responsabilità di questo patatrac. Avrebbe forse potuto fare peggio, ma non saprei proprio come. Meriterebbe un voto peggiore, ma ad oggi, in un quadro politico tanto instabile, ha ancora la possibilità di riprendersi. (harakiri).

 

  • Conte 7 Zitto zitto, cheto cheto, il Presidente del Consiglio ha dimostrato a fine mandato un carattere inaspettato. Certamente sarebbe stato bello vedergli tirare fuori tanta solerzia ben prima invece della connivenza costante a cui ci aveva abituati (motivo per cui non si può dare un voto maggiore), ma non si può sottovalutare che abbia di fatto neutralizzato tutte le trappole che Salvini gli aveva posto davanti: dapprima (magari anche dietro “consiglio” del Quirinale), ha evitato di dimettersi per le sole parole provenienti dalla spiaggia ed ha parlamentarizzato la crisi. Durante le discussioni al Senato si è tolto un numero spropositato di sassolini dalle scarpe, mantenendo comunque un certo stile e palesando la reale dinamica della crisi, a totale carico della Lega. Accetta la discussione in aula ma dopo la replica, mantenendo quindi l’ultima parola, sale al Colle per dimettersi, accusando peraltro Salvini e la Lega di non avere il coraggio politico di portare a termine ciò che hanno iniziato. Doveva essere un pupazzo, ha saputo comunque ricavarsi un suo spazio, diventando addirittura uno dei nomi in circolazione per il proseguo della legislatura. Che sia questa la sua sorte, oppure un incarico da Commissario europeo (dove è stato determinate per il voto dei 5 Stelle della von der Leyen) o che torni alla propria vita, ha comunque dimostrato molte più qualità di quelle che ci si sarebbe aspettati, diventando da tecnico il politico di riferimento del movimento 5 Stelle. (meglio tardi che mai)

 

  • Di Maio 4 Ce lo possiamo dire: non è all’altezza. Nei 14 mesi di Governo ha finito per far passare la prima forza parlamentare come una mera ancella leghista, dilapidando il consenso dei 5 Stelle. Mentre Salvini sembrava non sbagliare un colpo, Di Maio appare sempre più in confusione, tanto da venire messo in discussione spesso e volentieri anche dai suoi. Ha puntato tutta la propria fortuna politica sull’accordo di governo con la lega, per cui la pugnalata di Salvini lo ha colto un po’ come l’invasione della Russia da parte nazista per Stalin (esempio meramente storico, non politico). Durante la crisi abbocca ad ogni apertura leghista a cui si aggrappa con uscite speranzose, forse perché conscio che la fine di quel Governo potrebbe essere anche la propria, rimanendo uno degli ultimi pentastellati a tentare fino all’ultimo un riavvicinamento con la Lega, fino a quando viene rimesso in riga dall’intervento di Beppe Grillo. Ormai i 5 Stelle cercano il suo sostituto e speriamo che trovino di meglio. (inadeguato)

 

  • Renzi 8 Sicuramente è polarizzante come pochi politici, qualcuno lo ama, molti lo detestano. Ma in questa crisi potremmo descriverlo parafrasando una celebre frase di Dirty Dancing: “nessuno può mettere Matteo in un angolo”. Comunque la si veda una cosa di questi giorni pare chiara: ma se non fosse stato per la posizione, del tutto inaspettata anche all’interno del PD oltre che nella testa di Salvini, di apertura ad un Governo 5 Stelle PD fatta da Renzi, oggi staremmo parlando di una crisi del tutto differente, ossia quella che l’ex Ministro dell’Interno aveva pregustato. Politicamente dimostra di essere ancora di gran lunga il più veloce (e non solo del proprio schieramento) nella lettura delle situazioni e, talvolta, il più spregiudicato nell’affrontare quelle stesse situazioni. Entra nella crisi come il Senatore di Rignano, ne esce, ad oggi, come colui che ha dettato la linea del PD, accreditandosi come il principale referente anche dei canali istituzionali. In Senato ha fatto un intervento lucido, da pontiere, lasciando a Conte il ruolo di massacratore di Salvini e stando alla finestra a godersi il risultato. Dichiara che non entrerà, né lui né i suoi fedelissimi, nel Governo con i 5 Stelle, sapendo che comunque potrà far valere il proprio peso grazie ai gruppi parlamentari, togliendo peraltro uno dei mantra mediatici più usati ultimamente dallo stesso Salvini. (Revenant – Redivivo)

 

  • Zingaretti 5 I tempi delle primarie vinte con un fiume di voti sembrano già lontane. Fino ad ora non si era certo fatto apprezzare per il carisma, ma la crisi aperta da Salvini (qualcuno mormora dopo aver ricevuto assicurazioni proprio da Zingaretti che la via sarebbe stata quella delle urne) ne ha mostrata anche una lentezza politica non degna di un personaggio della sua esperienza. Si è fatto togliere dai piedi la palla dall’odiato Renzi e non l’ha più vista per tutti questi giorni, puntando regolarmente sulla posizione sbagliata (perché perdente): Quando Renzi apre ai 5 Stelle si affretta a smentirlo, non intuendo che quella proposta aveva un abbrivio intrinseco tale da farla diventare maggioritaria velocemente, sia nel partito, che negli ambienti istituzionali, Quirinale compreso. Ancora oggi, tentando di anticipare l’intervento di Renzi al Senato, poco prima fa uscire una dichiarazione che ha il sapore di boicottaggio delle trattative. Rischia pesantemente di andare contro un destino già scritto e palesare così la propria inconsistenza all’interno del partito di cui dovrebbe essere il Segretario. (ritardo perenne)

 

  • Mattarella s.v. Per rispetto evitiamo di valutare la performance, anche perché in concreto non esiste atto, fatto o dichiarazione ufficialmente proveniente dal PdR durante la crisi, salvo l’aver annunciato le proprie vacanze in Sardegna. Eppure, dietro ogni decisione, ogni direzione verso cui pare dirigersi, sembra sempre esserci la sua presenza: la scelta di Conte di andare in parlamento, il decadere dell’ipotesi di voto immediatamente dopo al taglio dei parlamentari, la calendarizzazione di quel voto dopo la mozione di sfiducia, tutto sembra derivare dalla longa manu di Mattarella, e per fortuna. In attesa della seconda fase della crisi, dove avrà necessariamente un ruolo più palese. (vigilante onnipresente)

 

  • Mentana 10 Ormai ha trasformato la propria maratona come un appuntamento irrinunciabile di ogni crisi di Governo, elezione, battaglia parlamentare che si rispetti: l’Italia rischia la crisi economica o il fallimento? pazienza, l’importante è che Chicco e i suoi ci intrattengano con dirette prolungate ben oltre lo schiavismo lavorativo. Ormai le dichiarazioni in aula ormai contano ben poco se non sono ripetute ai microfoni di Sardoni, Celata & Co e i protagonisti politici lo sanno, così spesso lasciano ilo meglio proprio per quei microfoni.(#BrunoVespachi?)