E SE LA LEGA ROTTAMASSE SALVINI?

  1. DI LUCIO GIORDANO

Bastava osservare  il volto corrucciato di Giancarlo Giorgetti ieri , durante il primo intervento al senato di Giuseppe Conte, per rendersene conto. E bastava incrociare lo sguardo dell’eminenza grigia della Lega, sempre Giorgetti, per comprenderne tutta la preoccupazione. Si Giorgetti, politico navigato, in ottimi rapporti con  i poteri forti, non lo ammetterà mai, ma Salvini potrebbe davvero  diventare presto un problema, per il carroccio.

Mentre Conte asfaltava con il rullo compressore la ruspa di Salvini, con un discorso che con precisione chiururgica metteva in rilievo i comportamenti sbagliati, sia politici che istituzionali  del suo ministro dell’interno, Giorgetti probabilmente lo avrà pensato sul serio. Disfarsi di Salvini, rottamarlo. Ecco cosa potrebbe aver immaginato. Del resto, quella sua uscita di qualche giorno fa, “La lega ha un solo capo ed è lui che si assume tutta la responsabilità delle scelte” è un compendio della politica 2.0. Un modo elegante per dire che lui lo aveva messo sull’avviso, che Matteo aveva sbagliato i tempi e i modi della crisi politica che in poco più di una settimana ha travolto il governo Lega-5 stelle. Una crisi  che è completa responsabilità di Salvini, nonostante la difesa fatta dal capo del Carroccio nella serata di ieri su se stesso. Quell’accusa di inciucio rivolta agli alleati di governo suonava infatti  come l’arrocco di un bambino pescato con le mani nella marmellata.

Senza considerare che Giorgetti aveva soffiato all’orecchio di  Matteo. I malumori della base lombardo veneta della Lega nord per l’Indipendenza della Padania iniziavano a farsi sempre più forti. Mal di pancia difficili da gestire. Le idee sovraniste del capo, mal si conciliano con le istanze dei fedeli della prima ora, tutti concentrati tra le valli del varesotto e le pianure del trevigiano. Prima il nord, la loro richiesta. Ma intanto l’obiettivo dell’autonomia regionale è fallito, la flat tax rinviata, la riforma della Fornero, una chimera. E Giorgetti, a  costoro, non li tiene più. Tanto che sono in molti a sostenere che la Lega sia prossima ad una dolorosa scissione. A sentire costoro, in effetti,  Salvini è interessato al potere personale e non alle istanze del nord. E le presunte  pulsioni autoritarie del capo rischiano di fare la frittata.

Intendiamoci. Nel breve periodo Salvini è ancora l’unico  capo capace di portare al voto la Lega e farla vincere. La cavalcata trionfale degli ultimi mesi, i quattro anni in cui il segretario di Via Bellerio è riuscito a proiettare  il partito a cifre elettorali incredibili, non sono facilmente imitabili. Ma se la violenta  crisi in cui Salvini è sprofondato un secondo dopo aver  chiesto pieni poteri per fare come dice lui, fossero non un momento di deragliamento ma la perdita certificata di lucidità politica?

Contestato ovunque parlasse nei suoi comizi, incapace di tracciare una linea politica credibile per uscire dall’angolo in cui egli stesso si era cacciato, insicuro, quasi impalpabile,  nella sua risposta a Conte di ieri al Senato. Ecco, il quadro attuale è questo. Il capitano, già degradato da alcuni  a nostromo, se non fosse capace di invertire la rotta, nel medio-lungo periodo , come detto potrebbe addirittura diventare un problema per i leghisti  e , crollando,  trascinare con sè tutto il partito. Ecco perchè sempre più persone, anche tra i semplici elettori del carroccio, si iniziano a chiedere se non sia il caso di valutare in tempi brevi un cambio al vertice, con una figura da individuare con calma. Ma non troppo. Perchè passare dal 40  per cento al 6 per cento, nella politica di oggi è un attimo. Chiedere per conferma a Silvio Berlusconi.