IRAN, CHI SONO AMICI E NEMICI DEGLI INTERESSI ITALIANI

DI ALBERTO NEGRI

 

La nostra diplomazia talvolta lavora bene anche quando i governi invece di facilitare le cose le complicano. Il caso dell’Iran è emblematico: Salvini aveva svenduto agli Usa i nostri interessi.

La nostra diplomazia talvolta lavora bene sormontando grandi difficoltà, anche quando i nostri governi invece di facilitare le cose le complicano. E’ il caso dell’Iran dove per quattro anni l’ambasciatore Mauro Conciatori ha tessuto importanti relazioni a Teheran e ora è stato sostituito dall’altrettanto bravo Giuseppe Perrone che appena arrivato, ancora prima di consegnare ufficialmente le credenziali, già visitava le fiere di Teheran per sostenere le imprese italiane, in difficoltà come tutti gli operstori, per le sanzioni americane volute da Trump che ha stracciato l’accordo sul nucleare del 2015.

Ma anche gli americani incassano le loro sconfitte. La petroliera iraniana fermata dai Royal Marines britannici su richiesta di Washington il 4 luglio a Gibilterra è ripartita. La “Grace 1”, intanto ribattezzata “Adrian Darya” e condotta da un nuovo equipaggio, ha salpato le ancore in direzione Sud, per poi virare verso Est. Le autorità del territorio britannico hanno respinto il ricorso degli Stati Uniti per il sequestro della nave perché diretta in Siria e legata ai Pasdaran che gli Usa ritengono un’organizzazione terroristica. Gli Stati Uniti non possono imporre sanzioni ingiustificate a tutto il mondo e punire il commercio internazionale. Peccato che l’Italia, nonostante alcune iniziative del presidente della commissione esteri del Senato Vito Petrocelli e della Camera di Commercio italo-iraniana, non abbia ancora aderito al sistema Instex varato da Germania, Gran Bretagna e Francia per preservare le relazioni economiche con l’Iran, assai importante soprattutto per l’attività delle piccole e medie imprese italiane.

L’Italia è, o meglio era, tra i principali partner commerciali dell’Iran. Nel 2017 l’interscambio è stato di 5,1 miliardi di euro (l’Italia è stato il primo partner tra i Paesi UE); nel 2018, il volume dell’interscambio ha raggiunto i 4,6 miliardi. Peccato che nei primi mesi del 2019 il commercio bilaterale sia crollato a circa 260 milioni di euro. Molto lontano dalle prospettive del 2015 quando con la visita del presidente Hassan Rohani a Roma furono firmati dozzine di memorandum d’intesa per 30 miliardi di euro, praticamente in ogni settore economico. Per l’Italia, che aveva già perso miliardi di commesse in Libia, si trattava di un bel colpo. Ecco cosa sono costate a noi le iniziative americane (e francesi) contro la Libia e poi le sanzioni Usa all’Iran.

In questo quadro non roseo si è inserito anche il ministro dell’Interno Matteo Salvini che il 17 giugno scorso durante la sua visita negli Usa aveva detto di trovarsi sulla stessa linea d’onda del presidente Usa Trump, dichiarando di essere contento che l’Italia abbia già da tempo allentato le sue relazioni economiche con l’Iran, un Paese che nel 2019 vuole cancellare Israele non ha diritto di parola”. Parole dissennate e contro i nostri stessi interessi che hanno incrinato le storiche relazioni fra Teheran e Roma e danneggiato le nostre imprese. Teniamo presente che durante i sei mesi di sospensione delle sanzioni concesse dagli Usa a otto Paesi tra cui l’Italia, il nostro è stato l’unico, senza alcuna valida ragione, a non avere comprato da Teheran neppure una goccia di petrolio. Le importazioni di oro nero avrebbero finanziato anche l’export delle nostre imprese senza dovere aggirare le sanzioni, attuando semplicemente degli scambi merce.

I nostri ambasciatori a Teheran, prima Conciatori e poi Perrone, hanno ricucito lo strappo. Il presidente Rohani, ricevendo Perrone, ha appena dichiarato che la repubblica islamica iraniana è determinata a sviluppare in ogni modo le relazioni economiche con l’Italia e a “contrastare le sanzioni illegali e illogiche degli Stati Uniti”. Insomma meno male che gli ambasciatori fanno gli interessi dell’Italia, anche quando vengono ostacolati dalla politica, e che i nostri partner economici apprezzano le nostre imprese sapendo distinguere tra l’inutile retorica dei nostri rappresentanti di governo e la realtà dei fatti.

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