ANCHE SE ARRABBIATISSIMO, MENO MALE CHE MATTARELLA C’E’

DI LUCIO GIORDANO

” Sono un uomo concreto, non porto rancore”, dice Matteo Salvini. Non porta rancore, lui. Un grande: davvero. Per alcuni di sicuro un grande, straordinario comunicatore. Per altri una grande faccia da schiaffi, un gran venditore di pentole. Silvio Berlusconi prenda appunti. Altro che le dentiere per tutti e il cancro sconfitto in tre anni. Robetta in confronto alla faccia tosta di Salvini che ieri, durante la conferenza stampa al termine del colloqui con Mattarella, ha avuto la sfrontatezza di pronunciare quelle paroline:  non porto rancore.

Adesso, mettiamoci nei panni di Di Maio. E’ come se uno tradisse la moglie con l’amante con la quale non ha mai rotto nemmeno lontanamente ( Silvio Berlusconi) e però chiedesse di tornare a casa come nulla fosse. Che in casi del genere qualsiasi donna tradita avrebbe già sbattuto la valigia del fedifrago fuori dalla finestra e se lui si presentasse davanti la porta di casa per chiedere chiarimenti e si dicesse  disponibile a riprendere tranquillamente il menage coniugale il minimo che gli toccherebbe, sarebbe un calcione ben assestato dove non batte il sole. Di Maio no. Di Maio invece ci pensa. Tentenna alle promesse mirabolanti del fedifrago. ” Il prossimo fine settimana ti porto sulla luna. Viaggio in prima classe con la migliore compagnia aerea a disposizione”.

Peccato che il tradimento tra una  moglie e un  marito riguardi solamente loro. Qui invece è in ballo il destino del Paese, dopo la sciagurata crisi di ferragosto messa in atto dal segretario della Lega Nord per l’indipendenza della Padania. E, per questo, ora   il futuro dell’Italia è  pericolosamente a rischio. Sia chiaro a tutti. Sia chiaro che gli speculatori ci mangerebbero vivi.

Di sicuro, che la situazione sia decisamente scabrosa,  ne è consapevole Sergio Mattarella che, presentatosi ieri sera alle 20 in punto nella Sala della Vetrata al Quirinale, si è mostrato  molto preoccupato per l’avvitamento della crisi. E’ stato netto, Il capo dello Stato. Ha usato poche e decise parole. Parole durissime. Era scuro in volto, Mattarella, stupito quasi per l’irresponsabilità di una classe politica completamente inadeguata ed incosciente. Tutta. Cosa si dovrebbe dire infatti  di Matteo Renzi, fine stratega per carità, a cui nei fatti interessa solo prendere tempo per organizzare meglio  il  suo nascente partito? E Salvini, che oltre a  guadagnarsi la ribalta anche ieri con quell’uscita ( involontariamente) comica, ha dimostrato ancora una volta di non avere contezza di come la sua scriteriata avventatezza abbia  precipitato il Paese , tutto per calcoli politici, interessi personali e magari, come sostengono in molti, come passacarte di una strategia che valica i confini nazionali per portare alla distruzione del nostro Paese? Di certo Salvini in questi giorni ha dimostrato con la massima chiarezza di fregarsene dell’italia e degli italiani e di pensare al suo mero tornaconto.

E che dire di Di Maio che sembra non rendersi conto del burrone in cui sta contribuendo a portare il Paese, giocando su due forni, come se fossimo ai tempi della Democrazia Cristiana in pieno boom economico e non ad un passo dal Default? Tralasciamo poi  le sciagurate esternazioni di Di Battista, della Meloni, di Berlusconi, che chiedono di andare al voto, dopo  poco più di un anno di legislatura, nella logica del muoia sansone con tutti i filistei o, come nel caso della marescialla dell’estrema destra, per raccattare qualche voto in più in una congiuntura politica attuale  a lei favorevole. Tutti i partiti, tra l’altro,  in queste ore sono accomunati da rischi di scissione , compresa la Lega di salvini che, ad esempio,  deve fare i conti con i mal di pancia di Giorgetti. Tutti , proprio tutti, rischiano insomma di non arrivare uniti alla prossima legislatura,  a parte forse il partito della Meloni, che peraltro ha un peso specifico così leggero che nel quadro politico attuale non fa testo e conta in fondo poco o niente.

Una sciagurata incoscienza, dunque. Giocano tutti sulla pelle degli italiani, senza rendersi conto dei disastri che potrebbero combinare. L’unico ad aver capito la gravità del momento è appunto il capo dello Stato. E  meno male che Mattarella c’è, verrebbe a dire e da ripetere. Ha avuto la lungimiranza di attendere qualche altro giorno, fino a mercoledi prossimo, prima di tirare le somme ,avvertendo però  tutti i partiti dell’arco costituzionale, che stanno giocando con il fuoco. Anche se fanno finta di non rendersene conto. Andare alle urne adesso, in effetti,  sarebbe una autentica follia, anche se Salvini che ha provocato questo disastro meriterebbe di vincere le elezioni  seppur con numeri striminziti ( visto che, per quanto valgano i sondaggi, in una settimana il suo partito ha perso otto punti percentuali) e togliersi le castagne dal fuoco da solo, senza l’aiuto di  nessuno.  Purtroppo è quello che capiterà  se Pd e 5 stelle  non troveranno  un accordo per arrivare insieme a fine legislatura. Legislatura  che dura cinque anni, come ha giustamente sottolineato nella breve conferenza stampa Sergio Mattarella, perchè in una repubblica parlamentare non è che si torni alle urne ogni volta che i sondaggi cambiano.

E’ scettico il Capo dello Stato sulla soluzione della crisi. E’ ha tutte le ragioni per esserlo. Esclusa una riappacificazione tra lega e 5 stelle, che altrimenti gli elettori dei due partiti li prenderebbero a sputi in faccia per la poca serietà dei loro comportamenti, esclusa anche per mancanza di numeri, un governo di estrema destra con Salvini, Berlusconi e Meloni, per evitare la tragica roulette russa dello scioglimento delle camere, a questo punto in ballo c’è solo un governo Pd- 5 stelle. Lo abbiano ben chiaro, questo punto,  Zingaretti, Di Maio, Renzi, Di Battista. Se non riuscissero a trovare un accordo , le responsabilità ricadrebbero anche su di loro, oltre che su Matteo Salvini, l’assoluto responsabile di questa scriteriata e pericolosissima crisi istituzionale e di governo.

Ci sarebbe da chiedersi,  al di là delle schermaglie fuori luogo e le antipatie personali, dove sia  il problema per un accordo. Zingaretti , in fondo, ha posto perfettamente la questione: via subito i due criminali decreti sicurezza varati dal governo Di Maio- Salvini. Inoltre è giusto, prima di varare un nuovo governo,  discutere i punti di  una  manovra economica lacrime e sangue, frutto avvelenato, giusto ricordarlo ancora ,  lasciato in eredità dal capo della lega.

Sul taglio dei parlamentari invece se ne può discutere. Non perchè sia un provvedimento che abbia  senso. Ma se per i 5 stelle rappresenta un totem va bene, il Pd di Zingaretti può anche cedere,  a patto che contemporaneamente si vari una nuova legge elettorale. L’unica possibile, per evitare ad esempio pericolose fughe in avanti di uomini soli al comando, è una legge  proporzionale, con le preferenze e lo sbarramento al 2 o al 3 per cento. Al posto del leader del Pd, poi,  non ci incaponiremmo sul nome di Conte. La sua riconferma o meno  a Palazzo Chigi non merita una rottura delle trattative. Tra l’altro una buona metà dei dieci punti rilanciati nella serata di ieri  dai 5 stelle sono assolutamente condivisibili. Insomma se invece di giocare a scacchi, con la paura di sbagliare mossa facendo infuriare i rispettivi elettorati, Pd e 5 stelle trovassero un giusto compromesso, noi poveri italiani potremmo ancora  salvarci in zona cesarini. Ma la domanda che ci poniamo da giorni è: i due partiti hanno la reale intenzione di venirsi incontro e trovare la quadra, come si diceva un tempo? Il dubbio cresce. E lo stesso Mattarella non è un Santo. Senza la buona volontà dei due capi di partito, lui di miracoli non ne può certo  fare.