BRASILE: BOLSONARO ACCUSA LE ONG PER GLI INCIDENTI IN AMAZZONIA

DI FRANCESCA CAPELLI

“Sono state le Ong”. Jair Bolsonaro gioca in contropiede e rimbalza le accuse degli ambientalisti sugli incendi delle ultime settimane in Amazzonia. Senza alcuna prova, sostiene che gli incendiari siano proprio gli attivisti delle Ong, che dall’inizio del mandato hanno lanciato l’allarme per la minaccia al polmone verde del mondo. Il presidente del Brasile ha infatti abrogato una dopo l’altra le leggi che lo tutelavano per favorirne lo sfruttamento commerciale.
In realtà erano state proprio le Ong ad accusare le politiche di Bolsonaro di favorire gli incendi (che nei giorni scorsi sono arrivati a oscurare il cielo sulla città di San Paolo, a ben 1700 km di distanza): gli agricoltori, incoraggiati dalla deregulation ambientale, sarebbero più propensi ad appiccare il fuoco ad ampie aree di foresta per dare spazio alle coltivazioni o all’allevamento del bestiame.
Il presidente, invece, pare aver smascherato un perverso piano delle Ong per mettere in difficoltà il suo governo e ottenere più fondi. Per poi essere costretto, poco dopo, ad ammettere di non avere prove a sostegno delle proprie parole e di parlare spinto da una “sensazione”.
Restano i 72mila incendi che si sono sviluppati in Amazzonia dall’inizio del 2019, l’84 per cento in più rispetto allo scorso anno, documentati a colpi di immagini satellitari dall’Inpe (l’agenzia spaziale brasiliana). Un danno irreparabile per un’area a elevatissima biodiversità (circa 3 milioni di specie animali e vegetali), dove vive circa un milione di nativi.
Davanti a questi dati, che hanno suscitato reazioni internazionali (Norvegia e Svezia hanno ritirato i fondi per contribuire alla conservazione dell’Amazzonia), Bolsonaro ha prima negato, poi accusato gli agricoltori, infine le Ong che a suo dire lo dipingono come un novello Nerone.