3.36 DEL 24 AGOSTO 2016. QUANDO IL TEMPO SI FERMA

DI ANNA LISA MINUTILLO

Una data difficile da dimenticare, una data che conduce al terremoto del centro Italia, al dolore, alla morte, alle macerie ed a squarci nell’anima difficili da risanare.
Ero in Romagna, poche ore ancora e sarei partita per tornare a Milano, l’ultima notte di quelle tanto agognate vacanze e tutto sarebbe tornato come prima, la vita frenetica, le cose da fare, i pezzi da scrivere e da editare.
Non dormo molto e quella notte accompagnata dal canto del mare, in pochi secondi avrebbe preso una piega differente e sarebbe diventata una di quelle cose che non dimentichi facilmente, ma non lo sapevo ancora.
Un forte sibilo, la porta della stanza dell’albergo in cui alloggiavo che sbatteva, il letto che sobbalzava, le pale che oscillavano fortemente.
È durato un’eternità, nel buio cercavo di capire mentre gli altri clienti dell’hotel aprivano le porte delle loro stanze per precipitarsi fuori.
Io restavo lì, immobile e non capivo se fosse la mia testa a girare forte o se lo stavo solo immaginando quel “mostro” potente che faceva di tutto per uscire dalle viscere della terra per farsi vedere.
La percezione che qualcosa di molto grave fosse accaduto era lì, tangibile, si poteva sfiorare con le mani.
Prendo il cellulare e inizio a leggere post pieni di paura e terrore, una escalation di numeri circa l’intensità di quella prima scossa si susseguivano come una gara al rialzo.
Le prime immagini, macerie, tante macerie, troppe macerie.
La macchina dei soccorsi ed i primi post che parlavano della seconda scossa, quella di assestamento.
Un breve calcolo di quanto avrei impiegato per avvertirla, ma ero sempre lì, ferma, come paralizzata, incredula, nel buio.
Le voci di chi aveva raggiunto la spiaggia arrivavano in camera e tutti cercavano di capire, alcuni bimbi piangevano.
Ecco, ci siamo, “il mostro” ritorna, meno prepotente di prima, ma si fa sentire comunque, le ante dell’armadio tornano a sbattere, il letto fa qualche sobbalzo, la gente commenta: ” è tornato!”.
Si placa, si allontana, ti lascia.
Solo ora trovo il coraggio di muovermi, mi alzo, guardo il mare che continua a sciabordare, e accendo la tv.
Ciò che vedo mi atterrisce, collegamenti che si susseguono, stime e approssimazioni dopo il passaggio del “mostro”, persone sporche di polvere, alcuni piangono, altri hanno il terrore nello sguardo e appaiono sconfitti, desolati, confusi.
Il resto è storia, la storia di 49.285persone che sono ancora senza casa.
La storia di 797544.18 chilogrammi di macerie ancora da rimuovere.
La storia di cittadini a cui vengono fatte pagare le tasse, che in pochi attimi hanno perso i sacrifici di un’intera vita.
La storia di chi riceve promesse dai soliti teatrini di politicanti in cerca di visibilità e consensi elettorali, che diventano più “mostri” di quel “mostro” che li ha messi in ginocchio per poi abbandonarli al loro destino, per poi dimenticarli quando ormai la notizia è frollata e l’interesse scemato.
Non si deve dimenticare perché la paura e la rabbia sono le uniche cose rimaste a chi sopravvive invece di vivere.
Non si devono dimenticare i lutti, il dolore, il rispetto che si deve a chi vive da tre anni ormai in un mondo che pare essere già finito da un po’.
Non si devono dimenticare 303morti che hanno bisogno di giustizia.
Non si devono dimenticare i 131comuni distrutti, tra Marche, Abruzzo, Umbria e Lazio.
Non si devono dimenticare le lacrime, la disperazione, le umiliazioni, le prese per i fondelli.
Noi siamo fatti così, di problemi non vogliamo sentirne parlare troppo, ci annoiamo delle menate, abbiamo impegni istituzionali che non possiamo rimandare, dobbiamo distruggerci tra noi, affondare l’avversario, sconfiggere il bene comune, distruggere la solidarietà, dispensare odio per dimostrare di essere più forti, dissacrare santi e madonne, ostentare perbenismo e fottere quando nessuno ci vede.
Noi siamo fatti così: siamo “mostri” arroganti e presuntuosi, diventiamo politici da temere e non da apprezzare, sovvertiamo tutte le regole del lecito per diventare i maghi del soldo facile, e questo paese lo facciamo implodere facendo più danni della furia della natura, che a volte, a discapito di chi nulla c’entra, giunge proprio per darci una ridimensionata, per farci capire che non siamo nulla, ma lo dimentichiamo velocemente, perché non è toccata a noi quella sorte bastarda.