GIGINO DI MAIO ALL’ULTIMO GIRO?

DI LUCIO GIORDANO

Che senso ha darsi alla macchia con una serratissima trattativa in corso per un nuovo governo del Paese? Quale sarebbe la strategia? Secondo le cronache riportate da diversi giornali, Gigino Di Maio è infatti sparito dai radar da sabato mattina. Adesso, un capo politico responsabile  si sarebbe messo pancia a terra a lavorare  per arrivare alla definizione del problema: governo con il Pd o voto anticipato. La terza, fragilissima ipotesi, un ritorno di fiamma in piena sindrome di Stoccolma con la Lega, non avrebbe nemmeno più i tempi tecnici per essere contemplata. E dunque è un gioco pericolosissimo quello che il capo dei 5 stelle sta mettendo in pratica. Mattarella ha chiesto già domani un orizzonte chiaro per risolvere la pazza crisi di ferragosto. Prendere tempo, isolandosi, lui di solito così loquace, fa capire che il leader di Pomigliano d’Arco è nel pallone.

Intendiamoci, tutti i capi di partito hanno seri problemi al loro interno: Salvini deve arginare i malumori degli elettori del nord e di una parte del partito pronto alla scissione, deve arginare i protagonismi di Giorgetti e, fuori da Via Bellerio, incassare la posizione non ufficiale del Vaticano, apertamente contraria alla Lega sovranista. Zingaretti, deve fare i conti con la nascita del nuovo partito di renzi, Berlusconi con i suoi parlamentari pronti ad abbandonare la nave prima che affondi. Ma Di Maio è senza dubbio quello che da questa crisi di governo ha tutto da rimetterci.  In particolar modo, a  creargli problemi, è l’inesperienza. Del resto non si può pretendere che un ragazzo di 30 anni, a meno che non sia un enfant prodige, sia in grado di gestire il più votato partito alle recenti elezione del marzo 2008, reggere l’urto  di una pazza crisi di governo, rinunciare alle mendaci lusinghe dell’ex alleato che rilancia l ‘intesa, offrendogli la poltrona di Presidente del Consiglio. Il più giovane Presidente del consiglio della repubblica Italiana. Una proposta ghiotta, è indubbio.

E però. A 30 anni si studia per diventare grandi, a 40 ci si affaccia alla vita, a 50 anni si prendono le misure per governare il Paese e intorno ai 60 si governa. Questo dice la logica. Senza tanti giri di parole: Di Maio, invece, ha sbagliato tutto, nell’ultimo anno. Si è piegato ai diktat di Salvini, è stato incapace di arginare la fronda interna, con leggerezza ha gridato da Palazzo Chigi di aver sconfitto la povertà, da responsabile politico del Movimento  ha fatto marcia indietro sui fortini ideologici dei 5 stelle come  ilva e  tap . E ha difeso con il burro anche la Tav. Tutte sconfitte politiche che hanno demolito la leadership del ragazzo di Pomigliano. Il punto più basso di questa guida poco incisiva, la sconfitta alle elezioni Europee, dove il M5s ha perso sei  milioni di elettori, passando da 33 al 17 per cento. La metà.

Un altro al posto suo si sarebbe già dimesso. Ma la baldanza giovanile ha spinto Di Maio a resistere , a seguire la scia del pericoloso alleato di governo. Il tutto spostando molto a destra  il baricentro di un partito nato come movimento antisistema e che per 14 mesi si è alleato al contrario con un partito integratissimo nel sistema. 

Davvero troppo. Tutto questo potrebbe diventare ancora più complicato in caso di elezioni anticipate. Per quanto valgano i sondaggi, il M5s oggi è accreditato del 10 per cento. Non c’è nemmeno da chiedersi il perchè. Ecco dunque che se saltasse l’accordo con il Pd, quello di Gigino Di Maio, da Pomigliano D’arco, potrebbe essere l’ultimo giro di corsa prima di una probabile fine politica. E farsi dare per ‘missing’ in una fase  politica così delicata rafforza i giudizi dei suoi detrattori. Avevano tanti esponenti validi e preparati, i 5 stelle: Da Nicola Morra a Roberto Fico, Da Paola Nugnes a Carla Ruocco. Casaleggio ha invece puntato su due giovani inesperti, tutta immagine e poca sostanza: Di Maio e Di Battista. Non ci stupiremmo se finissero entrambi nella cantina della politica italiana.