PINDA, LA STILISTA CHE SFIDA LA SCLEROSI

DI CORRADO GIUSTINIANI

 

L’Italia nel cuore, la Francia per l’anagrafe, e l’Africa, che però non ha mai visto, nel sangue. E’ una cittadina del mondo, Pinda Kida, e a prima vista diresti che la vita le ha regalato tutto: bellezza, intelligenza, buon umore, creatività e fantasia. Di mestieri ne ha fatti tanti, per potersi pagare gli studi e inseguire il sogno di diventare un giorno stilista. Sogno centrato cinque anni fa, quando aveva 26 anni. Dopo il diploma di grafica pubblicitaria e quello dell’Accademia romana di moda, si decise infatti a coniare il suo marchio, “P.Key collection” e a imporre il suo stile, che definisce “etnico afro-occidentale” fatto di festosi accostamenti cromatici. Dentro, c’è quel Mali che lei non ha mai visitato, e da cui i genitori, addetti al commercio, partirono tanti anni fa per approdare in un paesino a quaranta chilometri da Parigi, dove Pinda è nata. E poi, dall’età di quattro anni, a Roma, assieme all’allegra combriccola di altri sei fratelli.

Ma in quel mosaico variopinto della sua vita si insinuò infidamente un giorno una tessera scura, che gliel’ha cambiata. “Era il 2013, quando iniziai a sentirmi stanca e spossata, sin dal primo mattino – racconta -. Mi dolevano i piedi, mi doleva un po’ tutto, e il mio umore divenne soggetto a cambiamenti improvvisi. Dopo un ricovero in ospedale e lunghe e ripetute indagini, giunse il verdetto: hai la sclerosi multipla recidivante-remittente”. I colori si spengono, l’armonia tanto cercata, e trovata, viene improvvisamente spazzata via.

Ma lei non si dà per vinta e anzi in “Una farfalla di nome Pinda”, un libro realizzato assieme alla fotografa Adriana Miani, trasmette forza e coraggio a tutti coloro che soffrono come lei. Un foto-libro, ad essere precisi, in cui bellissime immagini della protagonista, delle sue creazioni e delle sue sfilate, si alternano al racconto autobiografico. “Impariamo a vivere con il sorriso per affrontare a testa alta le difficoltà, perché la vita è un dono prezioso”, è il suo messaggio.

Un giorno entra in contatto con l’Aism, l’Associazione italiana sclerosi multipla, una onlus che ha la sua sede a Roma in via Cavour: “E’ una tessera davvero bella e importante, che ho inserito nel mio mosaico, e ha i colori dell’arcobaleno”. L’Aism le organizza una sfilata del tutto particolare, in cui gli abiti da lei realizzati sono indossati da 20 ragazze, colpite direttamente o indirettamente dalla sua stessa malattia. Con grande entusiasmo, e per un’altra associazione, realizza un’altra sfilata con abiti del tutto particolari, perché in bianco e nero, accostamento cromatico inconsueto per il gusto africano. A casa i fratelli la circondano d’affetto, soprattutto la sorella Ami, mentre i genitori la seguono premurosamente ma da lontano, perché per lavoro si sono trasferiti in Marocco. Lei, intanto, incontra l’amore e fa camminare il suo progetto professionale: presto avrà un suo atelier, e non cucirà più i suoi abiti da casa.

Ma come vive Pinda, questo momento di xenofobia dilagante? “Beh, non posso negare che negli ultimi anni siano cambiati persino gli sguardi nei miei confronti. Prima erano sguardi di ammirazione, ora, in molti casi, di diffidenza. Sento parlare male dei profughi, ad esempio. E quando mi dicono: ma tu non sei come loro, sei bella, parli l’italiano meglio di noi, sei integrata, io rispondo secca: no, io sono africana, e orgogliosa di esserlo. Chi studia non ha queste reazioni becere. Saranno l’istruzione e la cultura a riportare l’uguaglianza”. A proposito, Pinda, a 31 anni, 28 dei quali trascorsi in Italia, lei che cittadinanza ha? “Quella del Mali – risponde – Ma ora mi decido: ero incerta tra la Francia della nascita e l’Italia della vita, e sceglierò l’Italia”.

http://giustiniani.blogautore.espresso.repubblica.it/