BORIS JOHNSON VUOLE LA ROTTURA CON LA UE. PERCHE’ LE OPPOSIZIONI GRIDANO AL GOLPE

 

DI ALBERTO TAROZZI

Boris Johnson golpista, per far passare il no deal chiude il Parlamento britannico. Questo il grido di dolore delle opposizioni, ma anche di numerosi conservatori, di fronte alla richiesta di Boris alla regina di tenere il proprio discorso davanti al parlamento il 14 ottobre. In poco tempo 300mila firma sono state raccolte in una petizione che intende bloccare questa decisione. Alla regina si guarda con poche speranze che porga un argine al premier. Anzi Repubblica dichiara che la sventurata avrebbe già accolto la richiesta di Johnson, un po’ perché così vuole la tradizione e un po’ perché il suo impegno sarebbe costituito solo dalla lettura del Queen’s speech (un discorso “della regina” che in realtà è stato scritto dall’esecutivo). Quali i meccanismi di questo terremoto politico e quale il significato?

 
Procediamo con ordine.
 
Per sospendere i lavori del parlamento, Johnson deve chiedere alla Regina di tenere il suo tradizionale discorso, inclusivo del programma che lo stesso esecutivo intende realizzare nel corso dell’anno successivo, durante la cerimonia d’inizio della nuova sessione dei lavori parlamentari. Come diligentemente spiegato da Il post, ma molto meno da altre fonti giornalistiche “Nel periodo precedente al discorso, le attività parlamentari vengono sospese e di fatto il parlamento viene chiuso. La sospensione del Parlamento è dunque un evento non straordinario nel Regno Unito, che la Regina stabilisce per prassi su richiesta del primo ministro in carica”.
 
La situazione attuale però è del tutto anomala perché c’è di mezzo la scadenza della Brexit [il 31 ottobre].
 
Il punto è che solitamente la sospensione dura solo qualche giorno, non cinque settimane, il che significherebbe, nel caso specifico, un limite molto rilevante del tempo concesso al parlamento per discutere e approvare eventuali leggi sulla Brexit prima del 31 ottobre. Ai parlamentari rimarrebbero cioè pochi giorni per approvare una legge che impedisca il “no deal”. Intendiamoci, anche senza questa chiusura il no deal appare oggi come la conclusione insieme più catastrofica ma anche maggiormente probabile. Ma aggiugere la strettoia proposta da Boris lo renderebbe in pratica inevitabile.
 
Questo il possibile calendario, ipotizzato su The Guardian: il 3 settembre ci sarà la prima sessione del Parlamento dopo la chiusura estiva; entro il 12 settembre i lavori parlamentari verranno sospesi per permettere ai partiti di tenere i rispettivi congressi e all’esecutivo di definire il programma che la Regina dovrebbe leggere il 14 ottobre. Il Parlamento riaprirà in tale data mentre per il 17 è fissato il Consiglio europeo, organo dell’Unione Europea che riunisce i capi di stato e di governo dei paesi membri.
 
In tale occasione per quanto improbabile, Ue e Regno unito potrebbero raggiungere un accordo che però, vista la ristrettezza dei tempi, il parlamento britannico non riuscirebbe a sostanziare con una proposta alternativa che finora è ben lontana dall’essere raggiunta. Boris tergiversa “I tempi sarebbero comunque ampi [8/10 giorni]”, ma pochi gli credono.
 
In poche parole: un rapporto costruttivo ed efficace con la Ue è già evanescente. Boris Johnson, comunque, ad ogni buon conto, intende infliggere ad esso il colpo di grazia.
 
La sterlina traballa, i mercati sono turbati. La regina fa gli scongiuri. Qualcuno ipotizza che il solo modo di sabotare il piano di Johnson sarebbe che la divina provvidenza le rifilasse un accidente. A 93 anni capita.