DECINE DI MIGRANTI MORTI NELLE ACQUE DEL MEDITERRANEO, NEL MARE DELLE NOSTRE INDIFFERENZE

DI LUCA SOLDI

 

 

 

Pensavano ad una tregua sul fronte legato al tema delle migrazioni. Pensavamo che non dovessimo addentrarci ancora sui drammi di vite perse. Pensavamo, ma sappiamo bene che ciò non può e non potrà mai essere vero perché nel Mediterraneo si continua a morire. Si muore di violenza, si muove di sfinimenti, di inedia. Si muore affogati.
Si muore dopo aver visto, toccato la morte nei grandi deserti africani, dopo aver superato quello libico. Dopo aver resistito ai lager libici.
Si muore nell’indifferenza, nel silenzio più o meno consapevole dei mezzi d’informazione e dei governi. In uno stillicidio continuo, in centinaia, in migliaia ormai.

Almeno quaranta persone sono morte annegate stanotte tentando di lasciare la Libia via mare. Verso le 3.30 Alarm Phone ha ricevuto la segnalazione di una barca al largo della Libia “con un massimo di 100 persone a bordo” che avevano lasciato Al Khums circa 3 ore prima: “Erano in grande angoscia, piangevano e urlavano, dicendoci che la gente era già morta. Abbiamo cercato di ottenere la loro posizione Gps ma le persone
erano così in preda al panico che non sono riuscite a recuperarla. Dato che la barca era ancora molto vicina alla costa libica, non avevamo altra scelta che informare le autorità di Liba e Italia. Pensiamo che nessuno sia uscito a cercarli”.

“Non siamo più stati in grado di parlare con quella gente. Alle 6 del mattino – continua Alarm Phone – un parente ci ha chiamato, dicendo che temeva per le persone a bordo. Aveva paura che fossero morti. Non sappiamo cosa sia successo a questo gruppo di migranti: speriamo ancora che siano tutti vivi, ma temiamo il peggio”.

Ed il naufragio e le morti sarebbero state confermate dall’ufficio libico dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim): “65 sopravvissuti sono stati riportati sulla costa e cinque corpi sono stati recuperati, tra loro tanti bambini”.

Questo avveniva mentre il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, ha firmato il divieto di ingresso, transito e sosta nelle acque italiane per la nave Eleonore, battente bandiera tedesca che avrebbe a bordo 101 persone salvate da un gommone che stava affondando al largo della Libia.

Che le urgenze nei soccorsi siano drammatiche e che tutto ciò preoccupi anche la politica è evidente. E lo è in particolare in questi giorni di crisi.
A confermare la gravità il report dell’Organizzazione mondiale dei migranti.
Il bilancio senza questa ultima strage sarebbe di ben 859 persone morte nel Mediterraneo dall’inizio del 2019.
Numeri che smuovono le coscienze e che impongono di non restare indifferenti.
“Sentitemi uno di voi, con voi», ha scritto Corrado Lorefice, arcivescovo di Palermo indirizzando la riconoscenza verso l’equipaggio di Mare Jonio di Mediterranea. «Mentre siamo sommersi da questo mare di indifferenza e di aggressività di odio e di livore, di individualismo e di arroganza, scriviamo pagine belle di vita, di incontri, di amicizia, di solidarietà, di amore, scritte con cuori rimasti umani, ispirati dall’umanità bella di Gesù». Perciò Lorefice dice «grazie per quello che siete, per il vostro coraggio, perché amate!». E nel suo ruolo di pastore Lorefice suggerisce di leggere durante la missione alcuni passi del Vangelo di Giovanni. E così sta avvenendo: «Come ho fatto io, così fate anche voi».
Buone parole dopo buone pratiche perché le coscienze di tutti noi gridano allo scandalo, alla vergogna di fronte a questi innocenti morti più per le nostre indifferenze che per la forza della natura.