PERCHÉ SALVINI HA FATTO CADERE IL GOVERNO GIALLOVERDE

DI LUCIO GIORDANO

Adesso si attaccano a giuseppi, al governo voluto dalla Merkel e da Macron, all’appoggio di Trump e dei poteri forti, della BCE, del Fondo Monetario, della Finanza, del granducato della scurcola marsicana e del protettorato di Forlimpopoli. Eccetera eccetera eccetera. Tutti pronti, a sentire la destra estrema, a sponsorizzare il governo PD 5 stelle.

Ma coloro i quali sono convinti che il nuovo governo Conte, sempre che oggi veda la luce, viaggi sul complotto Giudo plutaico massonico non si sono fatti la domanda principale. E cioè perché Matteo Salvini ha fatto cadere in maniera sciagurata il governo giallo verde. É la domanda regina, perché senza la sfiducia della Lega al primo governo Conte, oggi tutte le congetture sulla nascita eventuale del nuovo governo sarebbero state un esercizio vuoto di stile e ci saremmo risparmiati volentieri tutte le teorie complottiste e l’ordalia di al voto al voto urlato a gran voce dal Popolo sovranista. Che c entri poi la politica internazionale, la guerra commerciale tra usa e Cina, i dazi, il 5g è una ipotesi concreta come lo è la pervicacia del guru di Salvini, Steve Bannon, con il suo movimento sovranista e nazista, di distruggere la nostra cara Europa per favorire gli altri giganti del mondo. Ma non basta. 

E allora ripetiamo la domanda, perché Matteo Salvini ha fatto cadere il governo giallo verde? Le tesi più semplici raccontano di un capitano, retrocesso per questo motivo a Nostromo, che nel giro di tre mesi, dalla vittoria cioè alle europee di fine maggio da parte del Carroccio, abbia assaporato il gusto inebriante del potere e del successo, che danno inevitabilmente alla testa. Qualcuno sostiene anche  che le alte vette nei sondaggi abbiano ubriacato Salvini, qualcun altro invece è convinto che la voglia di elezioni sia dovuta a calcoli superficiali. Il resto lo avrebbero messo la ingenuità e la confusione strategica della lega. Un politico mediocre, Salvini, secondo molti. 

Vogliamo però evitare di credere che il capo della Lega si sia montato la testa per 4 sondaggi ininfluenti e che cioè non sia così stupido ed ingenuo come vorrebbero far intendere i suoi detrattori. E quindi Salvini potrebbe aver voluto le elezioni, proprio 2 giorni dopo la fiducia sul decreto sicurezza bis, perché aveva ottenuto tutto quello che poteva ottenere con il governo cinque stelle. Il partito del no, secondo il nostromo leghista. Inoltre, visto che si era arenata la spinta governativa, tutti i decreti Pro Padania non avrebbero potuto essere realizzati, l’autonomia regionale cioè la Secessione dei Ricchi, la flat Tax cioè la tassa in favore dei Ricchi. A quel punto a Salvini governare con i 5stelle non interessava più. Poi è vero, il capo leghista voleva passare all’incasso, consapevole che  i sondaggi non sarebbero stati più a lui favorevoli come in questi mesi estivi. Già, ma perché passare all’incasso subito, in maniera così repentina senza aspettare altro tempo?

Voce di popolo, voce di Dio. Noi ci limitiamo semplicemente a registrare le ipotesi. E dunque, a sentire tante persone, pare che dietro questa fretta cattiva consigliera possa esserci  lo sviluppo delle inchieste Siri Arata e conseguenti legami con la mafia e soprattutto Le inchieste che riguardano i presunti fondi russi alla lega. Secondo i più, entrambe Le inchieste da qui alla fine dell’anno potrebbero riservare sorprese tutt’altro che piacevoli per Salvini. Andare al voto immediatamente, quindi, per liberarsi dei 5 Stelle di cui non si fidava e ottenere una forte maggioranza con Berlusconi è la Meloni che, sempre secondo le tesi di  alcuni analisti, avrebbero consentito a Salvini di insabbiare le indagini forti grazie ad un esecutivo compiacente.

Diametralmente opposta è l’ipotesi che Salvini abbia creato tutto questo pandemonio per defilarsi nel momento cruciale del suo governo e cioè la manovra finanziaria. Una manovra finanziaria lacrime e sangue che il capo della Lega non voleva e non poteva intestarsi. In deficit con aumento dell Iva e incapacità di trovare soldi. A queste condizioni, italiani pronti tra due anni a rincorrerlo con i forconi. E allora si è inventato questa crisi di governo alzando i toni fino a chiedere i pieni poteri che nessuna carta costituzionale repubblicana gli avrebbe potuto concedere. Lo  avrebbe fatto per farsi togliere le castagne dal fuoco da un governo tecnico che lui avrebbe attaccato 20 giorni dopo, rinsaldando il suo legame con il popolo italiano. Poi, una volta che il governo tecnico avesse esaurito il proprio compito, Salvini poteva chiudere la campagna elettorale e andare alle urne certo di stravincere. Ma il diavolo fa le pentole e non i coperchi e così nell’uno o nell’altro caso Salvini ha pasticciato una strategia politica che lo ha portato a perdere lucidità. È venuta meno quando sono arrivate le prime contestazioni di popolo, inattese, da parte degli italiani, è venuta meno quando Conte lo ha annichilito in Senato nel discorso di dimissioni. Fateci caso, in quei momenti precisi e mai come allora Salvini è sembrato un pugile suonato, incapace di reagire ai colpi che lo stavano devastando politicamente. Né il segretario della Lega Nord per l’indipendenza della Padania si attendeva la mossa di Renzi, pronto ad allearsi con i 5 stelle. Quando ha capito di essere finito in un vicolo cieco, Salvini ha fatto macchine indietro cercando di ricominciare il dialogo con i 5 stelle. Per riuscirci ha messo sotto le proprie scarpe la dignità politica.

Che sia valida la prima o la seconda tesi solo Salvini potrebbe dircelo. Una cosa è certa, la sua paura più grande e uscire di scena per i prossimi tre anni, restare all’opposizione senza il controllo del  Viminale, allontanandosi dalla luce dei riflettori e dalla propaganda che per un anno gli hanno concesso una crescita elettorale inarrestabile.

Posto che il nuovo governo conte prenda il largo, e lo sapremo tra poche ore, la cosa peggiore che possa capitare a Salvini è proprio un governo di legislatura che fiacchi la popolarità del Capo leghista. Lui ne è consapevole. Sarebbe auspicabile che ne fossero consapevoli anche Renzi Di Maio Conte Zingaretti.

E comunque, una volta per tutte, la folla di leghisti che grida al complotto, all’inciucio al ribaltone abbia chiaro un concetto: non c’è nessun complotto dell’Europa o degli Stati Uniti non c’è nessun inciucio e non c’è nessun ribaltone. Siamo in una democrazia parlamentare. Legittimo era il governo giallo verde che si era presentato avversario alle politiche del marzo 2018 e legittimo l’eventuale governo Conte bis. Ovvio che se non dovesse vedere la luce tra poche ore, Mattarella assegnerebbe l’incarico ad un governo elettorale per andare di corsa alle urne. A quel punto in caso di vittoria, a naso molto striminzita di Salvini, sarebbe lui a dover varare la manovra finanziaria  lacrime e sangue. Soprattutto, a quel punto, c’è da scommettere, al Nostromo leghista verrebbe quasi voglia di perdere le elezioni, per non intestarsi le macerie prossime venture del Paese. Macerie che lui stesso ha apparecchiato.