GOVERNI DI SVOLTA

DI ANGELO D’ ORSI

Governo di svolta…

In attesa della nascita del Governo Conte 2, che però, giura Zingaretti non sarà Conte Bis, e della pregiata lista dei nuovi titolari dei Dicasteri, sia consentito dire qualche parola, almeno per dare sfogo al disgusto, davanti a quanto sta accadendo nella torpida indifferenza del popolo italiano che si gode (si fa per dire) le ultime giornata agostane. Disgusto.

Disgusto per l’abisso intellettuale ed etico in cui è caduta la politica, nel nostro Paese; la politica, “la nobile arte” della tradizione che da Platone giunge a Cicerone, da Machiavelli va a Gramsci… La più architettonica delle scienze, secondo Aristotele, perché essa tutte le contiene, ridotta a uno spettacolo deprimente di opportunismo, al piccolo cabotaggio degli interessi elettorali più modesti, dei protagonismi più ridicoli.

Un governo nato in modo anomalo 14 mesi or sono, dopo ben tre mesi di trattative, sulla base di un inedito “contratto”: una cosa mai vista nella storia repubblicana: per di più tra due forze che pur condividendo l’elettorato e una certa ispirazione genericamente populista avevano assai più elementi di dissidio che di concordanza. E come si era previsto, l’esperimento è fallito, non senza aver fatto molti danni.

Ricordiamo anche che prima dell’abbraccio mortale del M5S con la Lega di Salvini, una mezza trattativa era stata avviata con il PD, che fu bloccata da Matteo Renzi che oggi è stato il principale sponsor dell’accordo con i 5S: quel Renzi, che prima della batosta sul referendum del dicembre 2016, aveva garantito che si sarebbe ritirato dalla vita politica, con i suoi fedelissimi, a cominciare da Maria Elena Boschi. Quel Renzi che come il suo sodale Carlo Calenda sta in realtà lavorando per fondare un proprio partito, mentre il suo successore Zingaretti finge di non accorgersene. E lavora a un “governo di svolta”, con il probabile recupero di una parte dei precedenti ministri e dopo aver tuonato che mai il PD avrebbe accettato il ritorno di Giuseppe Conte alla Presidenza, ora afferma che in fondo si può fare basta che non sia un bis… Ma i Cinque Stelle che in realtà sono il partito che più teme le elezioni (ne sarebbero distrutti) davanti alla mollezza inerte dell’interlocutore alzano la posta. Non basta il presidente, vogliono anche il vice, e Di Maio scalpita per mantenere quella posizione, magari da solo, non più a mezzadria con il mostro Salvini, e davanti al successo di questi che ha raccattato consensi con la sua volgarità mescolata alla sua ferocia, con il suo fare popolano rivestito di grottesca inflessibilità, il povero Di Maio addirittura ha pensato che la poltrona di ministro dell’Interno sarebbe la più utile a lui e al movimento di cui qualcuno lo ha nominato “capo politico” (se questo è il capo…).

Governo di svolta…

E intanto il prof. avv. Conte, il signor Nessuno dalle dubbie credenziali accademiche, uscito dal cilindro del cappellaio matto, che aveva dichiarato di non essere disponibile a proseguire questa avventura, che lui era semplicemente un professore in prestito alla politica, ora si avventa sulla ciambella, pronto ad addentarla e tenerla stretta per altri 3 anni e mezzo. Sostenuto anche da una parte degli ambienti “democratici” soltanto perché qualche giorno fa ha dato alcune sberle a Salvini, pur rivendicando il comune operato, cosa che peraltro non si stanca di fare Di Maio. Sberle date dopo aver sostenuto e firmato ogni nefandezza voluta da Salvini, dopo aver parlato sia pure con toni più morbidi la stessa lingua del suo vice, dopo aver piattamente eseguito tutto ciò che lui e Di Maio gli ordinavano.

Governo di svolta…

Ma come si può pensare un governo di svolta, o “del cambiamento” (ebbene sì abbiamo sentito anche questa espressione che fino all’altro ieri era sulla bocca della coppia Di Maio – Salvini!), con questi figuri? E su quale programma si potranno intendere PD e M5S? Non sta per nascere un altro ircocervo destinato alla paralisi o a fare sfracelli ignominiosi? Certo,  ci liberiamo dell’orrido figuro, e non nascondo la gioia, specie davanti agli ultimi suoi atti, come l’ennesima bravata di dire no a chi chiede accoglienza. Quel figuro che non rinuncia, finalmente rientrato alla scrivania del ministero dove nessuno lo ha mai visto dopo il primo giorno del marzo ’18, non ha esitato, lui dimissionario, a firmare l’ennesimo osceno decreto di divieto di ingresso “nelle acque territoriali italiane”, a una nave di ONG, con un centinaio di donne bambini e uomini in cerca di salvezza (faccio notare tuttavia che il decreto è stato regolarmente controfirmato da due ministri 5S, Danilo Toninelli ed Elisabetta Trenta, questa seconda in predicato di conservare la titolarità della Difesa nel governo di svolta…).

E intanto v’è chi ha avuto la faccia tosta di citare Marco Minniti come titolare dell’interno, Minniti che fece l’accordo con la Libia, fingendo di non sapere che cosa accadeva nei campi di accoglienza con i migranti che respingevamo in quel Paese, dopo aver contribuito in modo determinante a gettarlo nel caos, con l’aggressione militare del 2011, e l’uccisione proditoria di Gheddafi…

Governo di svolta…

Insomma, la toppa se non rischia di essere peggio del buco, certo difficilmente aprirà scenari progressivi. E davvero questo nascent governo, che per almeno metà sarà animato dagli stessi spiriti populisti ma nella sostanza antipopolari, potrà fare cose così diverse da quello precedente? Noi che non crediamo alla “svolta”, noi che non guardiamo con simpatia a nessuno di costoro, noi che riteniamo che il Partito Democratico abbia compiuto un altro passo verso il baratro, noi che pensiamo che la Costituzione, la grammatica istituzionale, la dialettica democratica, il buonsenso persino, indichino modi assai diversi di fare i governi…; noi, per quanto pochi (forse) e isolati (forse), pera quanto ridotti all’angolo, e (forse) destinati a nuove sconfitte…; noi, pur rallegrandoci di non essere più sopraffatti d’ora in poi dalla infinita salvineide che ci ha ammorbato nei mesi scorsi (al mare, in caserma, tra croci e madonne, in pizzeria, tra cannoli e arancini, sui palchi di piazze ricolme di folle o forse no…); noi confessiamo tutto il nostro amaro sconforto, davanti alla annunciata soluzione della crisi. Davanti al “governo di svolta” che sta per nascere.

Eppure, è una promessa, noi non taceremo. Non ci accoderemo. Non batteremo le mani. Non brinderemo. Ma non taceremo. Sappiamo aspettare, sappiamo che la strada è lunga e in salita, ma sappiamo che dobbiamo percorrerla. E ciascuno dovrà fare la sua parte. Cercando nuove unità, non estemporanee, non di facciata, non di cartello elettorale. Ma di sostanza, fondate sui punti essenziali di un programma che voglia aiutare chi, tra un governo e il successivo, rimane comunque sotto, schiacciato, vilipeso. Un programma non genericamente per l’Italia, ma per l’Italia del 25 Aprile e del 2 Giugno, per l’Italia antifascista, che crede nella giustizia sociale, nei valori della cultura, nella solidarietà, nell’umanità. Un programma di tutela idrogeologica del territorio e di prevenzione antisismica. Un programma di salvaguardia ambientale, e paesaggistica; di economia “verde”, di equità fiscale, di progresso civile, di lavoro per la gioventù, di aiuto alla ricerca scientifica e alla scuola (pubblica), un programma di difesa e rilancio del welfare, in particolare della sanità (pubblica), e del trasporto (pubblico). Un programma che denunci e rinunci ad ogni proclama inneggiante alle “grandi opere” e si concentri sulle “piccole opere”: le strade provinciali, gli edifici scolastici da mettere in sicurezza, gli argini dei fiumi, le ferrovie locali, gli ospedali cadenti…, e così via. Un programma che cominci almeno a riequilibrare la politica estera del nostro Paese, schiacciata dagli Stati Uniti (ricordiamo che Trump prontamente ha sostenuto con una ulteriore inaccettabile ingerenza Giuseppe Conte, come successore di se stesso), e incapace di cercare vie autonome di pensiero e di azione, anche all’interno di organizzazioni sovranazionali.