IL DISPERATO GRIDO DI ALLARME DI HOUELLEBECQ

DI ANDREA VELLUTO

È appena uscito in Francia “Thalasso”, un film di Guillaume Nicloux in cui Michel Houellebecq e Gérard Depardieu interpretano loro stessi: in accappatoio, chiacchierano in un centro talassoterapico. Un terzo ospite si avvicina e li interrompe dicendo “Trovo che voi siate la vergogna della Francia”. Come spiegare una così grave affermazione? Per quanto riguarda Houellebecq non c’è bisogno di passare attraverso complesse ricostruzioni della sua biografia e della sua lunga carriera letteraria. È sufficiente andare a rileggere “Sottomissione”.

Uscito nel 2015, edito in Italia da Bompiani, “Sottomissione” è un romanzo che potremmo definire profondamente contemporaneo. Vediamo perché.

Contemporaneo perché nell’epoca del tweet duecento pagine è una lunghezza ancora possibile e adatta affinché lo si possa leggere nell’unico modo in cui andrebbe letto un romanzo: divorandolo in due o tre giorni, rinunciando a ore di sonno e facendo saltare ogni impegno con scuse varie.

Contemporaneo perché Houellebecq è uno scrittore populista e al tempo stesso misantropo. Rifiuta recisamente il ruolo di membro di una élite intellettuale impegnata a educare l’umanità, ma al tempo stesso non è un Tolstòj capace di illudersi che sia possibile confondersi gioiosamente con il popolo: “Vivono perché vivono, tutto qua, è così che ragionano; poi immagino che muoiano perché muoiono, e che questo, ai loro occhi, concluda l’analisi” (p. 43).

Contemporaneo infine perché, non potendo atteggiarsi né ad educatore idealista né a entusiasta cantore della saggezza popolare, Houellebecq si trova per forza di cose catapultato nei panni di colui che mette il dito nelle piaghe del presente che i più si affannano a negare e a nascondere. E lo fa in modo impeccabile, con una mancanza di scrupoli tale che le sue parole hanno senz’altro le carte in regola per irritare almeno il 99% dei lettori.

Con “Le particelle elementari” (1998) si era scagliato violentemente contro la faciloneria e l’inconsistenza della cultura hippy e new age. Con “Sottomissione” il bersaglio diventa l’intera società occidentale. Siamo nel 2022, in Francia. Il candidato del partito musulmano fa un grande exploit alle politiche. Pur di non far vincere il Front National, il partito socialista si accorda col partito musulmano e la Francia passa da liberté-egalité-fraternité alla Sharia.

Protagonista è François, quarantenne professore di Lettere alla Sorbona, che viene comprata dai sauditi. I letterati dissoluti decadenti e ribelli di cui parla nelle sue lezioni diventano materia proibita, per i nuovi dirigenti della Facoltà. Ecco allora che, per liberarsi di lui, gli offrono un pre-pensionamento con un mensile da sogno. E François accetta subito, senza grossi turbamenti interiori. Un po’ perché non trova in sé valori più alti della sua personale utilità. Un po’ perché l’introduzione della Sharia, seppur non accolta con gioia, è da lui vissuta come liberazione dal Nulla e dall’Ipocrisia, uniche anime dell’Occidente. François si scopre disposto a rinunciare a tutti i pilastri della civiltà in cui è cresciuto pur di poter vivere in una società governata da una razionalità che non sia quella antiumana del mercato.

Dopo la pubblicazione di questo libro, Houellebecq è stato denunciato per “islamofobia”, ma il Tribunale francese l’ha assolto: per fortuna la libertà di critica e di satira esiste ancora. Anche la libertà di critica e di satira delle dottrine religiose.

Ma andando al di là di tutte le polemiche che può scatenare un romanzo del genere, sarebbe utile indirizzare la discussione su quello che è il vero focus, che non è l’islam. Sarebbe cambiato poco o niente se, al posto dell’islam, la storia fosse stata incentrata su una qualsiasi religione di fantasia. La questione centrale è rispondere al disperato grido di allarme da cui scaturisce “Sottomissione”. Lo possiamo esprimere così:

Ma possibile che nonostante Marx, nonostante Nietzsche e nonostante la Rivoluzione russa, la razionalità antiumana del mercato sia riuscita a permeare la società attuale a tal punto che il senso diffuso di impoverimento solitudine e disperazione ci fa temere con terrore che l’approdo ultimo di tutto questo disagio possa essere il ritorno di Dio sotto forma di Teocrazia oscurantista?