GERMANIA, LA SASSONIA AL VOTO NEL SEGNO DELL’INTOLLERANZA

DI ALBERTO TAROZZI

Sassonia. Alla vigilia delle elezioni segnali preoccupanti danno in ascesa il partito di estrema destra AfD (Alternative fur Deutschland). Come al solito, in questi casi, vanno distinte le ragioni generali di un disagio sociale che le altre forze politiche non sono state in grado di intercettare, da quelle che sono le cause specifiche e circostanziate che hanno colpito in particolar modo l’area geografica interessata.

Repubblica mette sotto osservazione un villaggio, Beckwitz, emblematico delle problematiche delle aree interne del della Sassonia (Sachsen), nella sua Circoscrizione settentrionale.

Intendiamoci, tutto il Land risente delle spinte xenofobe dei movimenti di destra. Ma una cosa sono i naziskin di Dresda, una città di grandi dimensioni che venne martirizzata dai bombardamenti dell’aviazione britannica sulla popolazione civile, di cui ancora porta il segno. Altra cosa i villaggi delle aree interne, rannicchiati a ridosso dell’Elba, più vicina a Lipsia che a Dresda, dove gli Alleati e l’Armata rossa si incontrarono lungo una linea che avrebbe poi diviso la Germania federale dalla Ddr.

L’incontro avvenne a pochi km da Beckwitz, nella poco più grande cittadina di Torgau. Torgau è un luogo che poi, nella Ddr, avrebbe ospitato un Centro rieducativo per giovani indisciplinati. Quelli che avrebbero dovuti essere indirizzati sulla retta via del socialismo e recuperati da un passato culturale naziista grazie ad impegnativi interventi di taglio “pedagogico”. Una strategia di recupero e denazificazione che si rivelò fallimentare su vasta scala. Oggi l’estrema destra tedesca fermenta e vivifica nell’ex Germania est, ma si tratta di un orientamento che ebbe modo di manifestarsi già al momento della riunificazione.

Agli errori passati si sono però aggiunti quelli più recenti. A una certa latente intolleranza per i soldi versati dalla socialista Ddr nei confronti dei paesi del terzo mondo si è sommata, dopo decenni di crisi e di austerità passati all’interno dell’economia di mercato, la xenofobia insorta dopo l’arrivo dei profughi molto tempo dopo la riunificazione.

Quando i profughi arrivarono a Beckwitz e furono sistemati nel cuore del villaggio, la situazione economica e sociale della zona era allo stremo. La scuola “Juri Gagarin” aveva chiuso anni prima. Molte famiglie, ogni mattina,  dovevano accompagnare i figli a scuola a 15 chilometri da lì, in città. Si era dunque innescato quel meccanismo perverso che, con la caduta del muro, aveva toccato le aree rurali deboli della Germania, oggetto di spopolamento a dispetto del sostegno della comunità internazionale.

Poco o nulla venne fatto perché quell’esodo di massa potesse ricevere una spinta in controtendenza, magari grazie all’arrivo di nuove risorse umane. Ai danni degli esodi, si sommarono le insofferenze per gli stanziamenti goduti dai nuovi arrivati.

Si sbagliò, in termini di accoglienza, e di integrazione, tutto quello che era possibile sbagliare. Oggi negli slogan degli abitanti del villaggio dominano le parole di chi attribuisce ai migranti danni maggiori di quelli dovuti ad una lunga crisi irrisolta. I nodi al pettine non finiscono mai di fare male.