I CAPRICCI DI UN CAPETTO

DI FEDERICO KLAUSNER

Ormai si è capito che tutto ruota intorno a Di Maio. Non ha un piano B, non è credibile né il ritorno a Salvini né il ricorso a un voto che se non lo cancellerebbe di certo lo ridimensionerebbe molto. Da quando ha stretto l’alleanza con Salvini per il governo giallo-verde ha sbagliato ogni mossa.

I MINISTERI

iPrima di tutto la scelta del ministero, ministro dello sviluppo economico e ministro del lavoro e delle politiche sociali, molto al di sopra delle sue capacità, per le quali sarebbe stato necessario un tecnico o un politico di lunga esperienza. Salvini, più astutamente, ha scelto di occupare una poltrona più importante, più radicata nei centri di potere, ma per la quale non occorrevano conoscenze specifiche, che gli ha consentito di spaziare in ogni ambito e di ottenere una enorme visibilità semplicemente con pochi slogan, semplici, rozzi, cinici e spregiudicati.

L’OMBRA DI SALVINI

Questa coabitazione ha oscurato Di Maio e il movimento, portandolo alla perdita di milioni di voti. Ora è impegnato in una lotta per la sopravvivenza, con il partito in subbuglio, il totem della piattaforma Rousseau, che lo incalza e lo esclude dalla decisione ultima – che capo politico è se deve solo obbedire agli ordini di qualche migliaio di militanti? –  e nessuna exit strategy, che si rivelerebbe peggiore dell’accordo con il Pd. In tutto ciò è pure stretto tra il non potere rimangiarsi quanto fatto nell’anno “bellissimo”, le indicazioni più che perentorie di borsa e mercati che indicano la strada da seguire, fulminandolo a ogni bizzarria, e il terrore di non avere i soldi per mantenere le promesse fatte in campo economico.

M5S IN SUBBUGLIO

All’interno di M5S, solo in apparenza monolitico, i dissensi crescono: Fico, Di Battista, Grillo e parte della base contestano la sua linea, confusa e schizofrenica, e la sua leadership. Di Maio, che ha già ha dovuto rinunciare a malincuore alla proposta di Salvini per la premiership, perché giunta fuori tempo massimo, si aggrappa alla vice premiership cui a nessun costo vuole rinunciare per non apparire ridimensionato.

VICE PREMIER?

Non capisce che non potrà ottenere per il movimento premier e vicepremier, a meno di non cedere al Pd quasi tutti i ministeri chiave tra interni, economia, tesoro, difesa ed esteri.  E Zingaretti a mio parere farebbe bene ad avanzare questa proposta: una vicepremiership senza valore in cambio dei posti che contano per imprimere quella discontinuità nei fatti che persegue, lasciando al capriccioso bamboccio pentastellato un involucro lucente e vuoto con cui trastullarsi.

EX STEWARD

L’idea che l’Italia sia appesa agli umori e alle ambizioni di un trentenne ex steward di uno stadio è intollerabile. Ma un modo per metterlo a tacere definitivamente c’è: che Conte ascolti Pd e M5S e poi stili la lista dei ministri e i punti di un programma il più condiviso possibile e si presenti in aula con quelli senza paracadute. Messi davanti alla prospettiva di votare la fiducia o andare a casa probabilmente per sempre credo che i parlamentari grillini non avrebbero dubbi con buona pace del loro incosciente capo politico.