M5S-PD: PRECONDIZIONI LUNARI PER UNA TRATTATIVA IN CORSO

DI GIOVANNI FALCONE
Un caro amico, estimatore dei grillini della prima ora, nel manifestare particolare apprezzamento alle precondizioni poste da Luigi Di Maio per l’avviata trattativa, ha aggiunto: “In un paese normale con un PD normale sulle priorità elencate da Di Maio non ci sarebbe una trattativa, ma una standing ovation”.
Partendo da questa premessa, ad averne la possibilità, vorrei ricordare al leader del M5S alcune evidenti ovvietà:
• Con la vostra terapia avete portato il Paese in stagnazione economica a crescita zero virgola in meno di un anno, con previsioni addirittura peggiori;
• In meno di un anno, avete sottoposto il Paese al rischio di ben due procedure d’infrazione da parte dell’Unione Europea, provocando nel contempo un danno erariale alle casse pubbliche di 5 miliardi di euro di aumento sul costo degli interessi sul debito pubblico (Fonte Sole 24 Ore);
• Nello stesso periodo ha dimezzato il gradimento fra l’opinione pubblica, in quel popolo che le ha dato fiducia il 4 marzo 2018.
Con questo bagaglio di disastri, approssimazioni, insufficienze, chiunque avesse un minimo di dignità, si porrebbe in una condizione di maggiore umiltà verso l’interlocutore nel tentativo di cercare un percorso comune nell’esclusivo interesse del Paese.
Precondizioni per l’accordo
Dopo aver imposto da subito il nome del Premier, prof. Giuseppe Conte, già dimissionario della precedente esperienza di Governo, ha altresì avanzato la propria candidatura a Vice premier.
A mero titolo di esempio, voglio prendere una sola delle condizioni indicate nel decalogo che riguarda la “revoca” della concessione alle Autostrade per l’Italia (Aspi) del Gruppo Atlantia, società quotata in borsa con un azionista di maggioranza riconducibile alla famiglia Benetton.
L’iniziativa della revoca è partita dopo la grave tragedia del crollo del ponte Morandi di Genova, con la morte di 43 persone. In proposito, è in corso una complessa indagine da parte della locale Procura della Repubblica finalizzata all’accertamento delle responsabilità circa le cause del disastro.
Detto questo, qualcuno ricordi al leader politico del M5S – Luigi Di Maio – che la inadempienza contrattuale quale causa di rescissione di un contratto, viene certificata da una Autorità apposita che, in uno Stato di diritto si chiama Autorità giudiziaria.
In assenza di una certificata inadempienza, l ‘eventuale revoca unilaterale comporta una penalità che, secondo alcune ricostruzioni, ammonterebbe allo stato dell’arte, a circa 25 miliardi di euro.
Questa somma, verrebbe attinta dalla fiscalità generale e ricadrebbe sulle spalle o per meglio dire nelle tasche del popolo italiano.
Se così è, “diffido” lei signor Di Maio e chiunque altro ad una iniziativa improvvida e pericolosa di tal fatta.