VENEZIA.76 “MARRIAGE STORY”CON SCARLETT JOHANSSON E ADAM DRIVER SCAVA NEI SENTIMENTI

DI GIOVANNI BOGANI

La frattura scomposta di un amore: raccontare un amore che si frantuma, una separazione che diventa un turbine di spese, di richieste di avvocati aggressivi e impietosi. E tuttavia raccontare tutto questo come una storia d’amore. È il difficile miracolo che riesce a Noah Baumbach in “Marriage Story”, il film presentato ieri in concorso alla Mostra del cinema, in streaming su Netflix il prossimo dicembre. Un film che è doloroso e a momenti buffo, in continuo, prezioso equilibrio fra commedia e dramma: un po’ come i migliori film di Woody Allen. E che va a fondo, scava nei sentimenti di un attimo e nei risentimenti di una vita, come “Scene da un matrimonio” di Ingmar Bergman.

Il miracolo riesce, a Baumbach, anche grazie ai suoi attori. Scarlett Johansson e Adam Driver, i due lati di un problema, di uno stesso dolore, d’un amore ancora vivo ma in inesorabile caduta. Incontriamo, poco dopo la proiezione, Scarlett Johansson. È bellissima come quando venne a Venezia la prima volta, per “Lost in Translation”, sedici anni fa. I capelli biondi e lunghi, il sorriso è la solita meraviglia. Minuta, ancora ragazzina nonostante i trentacinque anni. Solo la voce, rauca, racconta di tanta vita vissuta e tante sigarette.

Scarlett, il suo personaggio ama il marito, ma se ne separa. Qual è, in profondo, la motivazione?
“Nicole capisce che la loro è diventata una relazione mortifera. Ha verso il marito un grande amore, lo conosce come neppure lui conosce se stesso; la sua è una scelta difficile, dolorosa. Ma nel farla, fa capire anche a lui che è chiuso, confinato, mortificato all’interno del loro rapporto”.

Che cosa la colpisce del suo personaggio, e del rapporto che ha con l’altro?
“Sono colpita dall’amore profondo che i due hanno, e che conservano durante le fasi della separazione. Conservano, l’uno verso l’altra, uno sguardo compassionevole e amorevole. C’è un aspetto di verità. L’amore spesso resta anche dopo una separazione”.

Quanto si è sentita in sintonia con il suo personaggio?
“Molto. Anche perché io esco da un divorzio, e certe sensazioni le ho vissute sulla mia pelle. Anche Noah Baumbach, il regista, ha avuto genitori divorziati e lui stesso ha vissuto il suo divorzio, pochi anni prima di girare il film”.

Nel film i particolari della vostra relazione vengono raccontati in maniera impietosa dai vostri avvocati. Ogni particolare sembra diventare la prova di una negligenza…
“E’ vero: quando i due personaggi si confrontano col sistema giudiziario, è uno shock. Il sistema giudiziario, una volta innescato, lavora per dividere: loro due cercano di rimanere umani, mentre le istituzioni parlano al posto loro. Alla fine, il loro amore è ciò che conta: e l’amore che hanno per il loro figlio”.