CONTE PRESENTA I MINISTRI. E ORA UN GOVERNO SERIO, CHE DURI ALMENO TRE ANNI.

DI LUCIO GIORDANO

Molti non saranno d’accordo e ce ne faremo una ragione, ma il vero vncitore di questa battaglia politica è stato Nicola Zingaretti. In questa pazza crisi di governo il segretario dem ha giocato come meglio non avrebbe potuto le sue carte. Tirato per la giacca per varare un esecutivo che non voleva, preferendo le elezioni, è riuscito a ricompattare il Pd, dandogli una parvenza di unità. Con garbo e fermezza ha imposto le sue scelte a Di Maio, con la pazienza di Giobbe è riuscito a non far deragliare la trattativa con i 5 stelle e si è imposto con i suoi, affinché non avesse un ruolo nel governo.

Questo e altro ha fatto Zingaretti in queste due settimane di docce scozzesi. E, diciamolo chiaramente, nessuno prima di mettersi attorno ad un tavolo avrebbe scommesso su di lui, nemmeno un cent bucato. Ne esce, invece, il leader dem dalla faccia spiegazzata, come un monolite capace di fare politica e capace di mantenere il sangue freddo quando sembrava stesse saltando  il banco. E anche adesso che la piattaforma Rousseau ha sancito una maggioranza schicciante per l’accordo Pd- 5 stelle con il 79 per cento in favore del Si, Zingaretti predica prudenza, ben sapendo che la strada verso il futuro del governo è tutta in salita. Governo presentato oggi da Conte che giurera’ domani al Quirinale.

Certo, senza la visione ampia  di Beppe Grillo e la capacità di mediazione di Giuseppe Conte, tutto questo non sarebbe stato possibile. Ai tre vincitori, si sommano altri due politici che hanno consentito al nuovo presidente del consiglio  di salire al Quirinale per sciogliere la riserva.  Roberto Fico è il primo nome, che si è ritirato in buon ordine non prestando il fianco ai rifiuti del Pd sul nome di Conte. Ha vinto due. Te il presidente della cameradue, perchè la sua minoranza ha infilato in un angolo Di Maio e i suoi. L’altro vincitore e Matteo Renzi che si è ripreso dalle batoste degli ultimi due anni con una mossa politica degna di un giocatore di poker. Dicendo sì all’accordo con i 5 stelle ha smesso di mangiare pop corn ed è sceso di nuovo  in campo. Che poi abbia fatto tutto questo per prendere tempo in attesa di organizzare il suo nuovo partito, è un altro discorso. Ma in un momento del genere la cosa più importante era cancellare quell’atmosfera plumbea a cui ci aveva abituato Matteo Salvini.

Il suo sì ha  annientato la possibilità di tornare al voto, con tutte le ipotetiche e ferali conseguenze: un governo di estrema destra, destrissima verrebbe da dire,  Salvini- Meloni e l’appoggio interessato di Berlusconi. Peggio di così non sarebbe potuto andare. Fortunatamente il guizzo delle ultime settimane ha regalato all’Italia l’unico governo possibile dopo i 14 mesi di disastri targati lega.

Grande sconfitto di questa pazza crisi di governo è Luigi Di Maio. Al di là delle frasi di circostanza  Di Maio e i suoi uomini, come Buffagni, Di Battista e Paragone escono con le ossa rotte. Gigino non governa più i 5 stelle e prima o dopo sarà inevitabile una resa dei conti all’interno del Movimento. Di Maio, va da sè, è un leader dimezzato e ormai la base si è schiarata tutta per Conte. Il cui compito sarà quello di gestire un esecutivo che continua a non lanciarsi rose. Eppure dem e cinque stelle, come diceva qualche giorno fa Zingaretti, rispondendo ad un appello di Grillo, devono sotterrare l’ascia di guerra ed iniziare ad andare d’accordo.

Anche se ne sono tutti consapevoli, non sarà affatto facile. Ma non ci sono strade alternative. L’unica possibilità per far durare seriamente questo governo è smetterla con liti e ripicche, ormai anacronische.  Del resto quella Pd – 5 stelle era ed è l’unica maggioranza possibile se non si voleva consegnare il Paese all’estrema destra. Bene hanno fatto a trovare la quadra.Ora pancia a terra, per varare una riforma elettorale, proporzionale  puro che scongiuri le fughe in avanti degli uomini soli al comando, ritorno alle preferenze e soglia di sbarramento al 2 o 3 per cento. Concentrati anche sul rilancio di scuola e sanità pubblica, con misure efficaci contro la corruzione e la grande evasione fiscale, sull’ambiente e il rilancio egli investimenti. Se alle parole del programma seguissero i fatti, fatti concreti, a fine legislatura Pd e 5 stelle potrebbero battersi ad armi pari con la Lega. Se invece le tendenze autolesionistiche e gli interessi personali prendessero il sopravvento, un Salvini seppur acciaccato, tra tre anni potrebbe prendersi la  rivincita. Il messaggio è rivolto in particolar modo a Renzi e Di Maio che, consiglio da amico, avrebbero tutto l ‘interesse a far durare questo governo per tutta la legislatura.

E a proposito di Salvini. Giusto spendere una parola anche sul segretario della Lega Nord per l’indipendenza della Padania. Non sappiamo cosa lo abbia spinto, l’8 agosto scorso, a far cadere il primo governo Conte. Se è per evitare di varare la manovra finanziaria, ci ha visto lungo e con l’atteggiamento del furbo stava giusto aspettando che qualcuno gli togliesse le castagne dal fuoco per poi sparare cannonate contro la Ue, questo governo, la troika e anche il principato di Bova Marina, in una stucchevole campagna elettorale permanente .Se invece la sua è stata semplicemente  una disastrosa serie di errori, compiuta in un delirio di onnipotenza,  allora si capirebbe  bene come Salvini sia del tutto inadeguato a guidare il Paese. Sta rosincando parecchio Salvini, e il suo atteggiamento scomposto, tra richiami ad adunate oceaniche e post isterici, fanno capire come gli sia sfuggito ormai tutto di mano.

Ovvio, il segretario leghista non è affatto fuori gioco, però anche se vincesse  alle prossime politiche, il suo governo appoggiato da Meloni, toti e Berlusconi, a naso otterrebbe una risicata maggioranza.  A meno che Mosca non batta un colpo prima del voto.

 

 

LA SQUADRA DI GOVERNO. LE SCHEDE DE IL FATTO QUOTIDIANO

 a Lamorgese, Economia a Gualtieri, Giustizia a Bonafede, Esteri a Di Maio, Infrastrutture a De Micheli, Sviluppo Economico a Patuanelli, Lavoro a Catalfo, Istruzione a Fioramonti, Ambiente a Costa, Mezzogiorno a Provenzano, Cultura a Franceschini, Difesa a Guerini, Affari europei ad Amendola, Affari regionali a Boccia, Sport e politiche giovanili a Spadafora, Salute a Speranza, Agricoltura a Bellanova, Innovazione tecnologica a Pisano, Pubblica amministrazione a Dadone, Pari opportunità e famiglia a Bonetti, Rapporti con il Parlamento a D’Incà

MINISTRI CON PORTAFOGLIO

Economia: Roberto Gualtieri (Pd)
Nato a Roma, ha 53 anni. Storico e politologo, dal 2009 è stato eletto eurodeputato del Partito democratico. Dal 2014 è stato nominato presidente della Commissione per i problemi economici e monetari del Parlamento Europeo. Professore associato di Storia contemporanea (Università La Sapienza), è vicedirettore della Fondazione Istituto Gramsci. Tra il 2001 e il 2006 è stato membro della segreteria romana dei Ds. Nel 2006 ha fatto parte della commissione di saggi nominata da Romano Prodi che ha preparato il Manifesto per la fondazione del Partito democratico. Dal 2008 è membro della Direzione nazionale del Pd.

Esteri e cooperazione internazionale: Luigi Di Maio (M5s)
Nato ad Avellino e cresciuto a Pomigliano D’Arco, ha 33 anni. Nella XVIIesima legislatura ha ricoperto una delle cariche più importanti affidate al Movimento 5 stelle appena entrato in Parlamento: la vicepresidenza della Camera. Capo politico del Movimento 5 stelle dal 2017, è stato candidato presidente del Consiglio per il Movimento 5 stelle alle politiche 2018. Per il governo gialloverde ha ricoperto il ruolo di vicepremier e ha guidato un super ministero che per la prima volta ha accorpato Lavoro e Sviluppo economico. E’ stata una delle figure che hanno guidato le trattative con il Partito democratico dopo la crisi di governo aperta da Matteo Salvini ed è stato accusato di voler frenare l’intesa perché insisteva nel chiedere di restare vicepremier. Contro di lui si è schierato anche il fondatore del Movimento Beppe Grillo, accusandolo di pensare solo alle poltrone. Lui si è difeso, anche pubblicamente, ricordando di aver rinunciato per due volte a essere premier: la prima per far nascere il governo gialloverde, la seconda in questi giorni rifiutando l’offerta del Carroccio.

Interno: Luciana Lamorgese (tecnico)
Nata a Potenza, ha 66 anni. È stata prefetta di Milano fino all’ottobre del 2018. Una laurea in giurisprudenza, avvocata, ha lavorato alla prefettura di Varese, alla direzione generale del ministero dell’Interno. È stata nominata prefetta di Venezia nel 2010. Dall’anno dopo è diventata “soggetto attuatore per la realizzazione e la gestione delle strutture di accoglienza nella Regione Veneto. A Milano ha promosso l’accordo con i sindaci della città metropolitana per distribuire le quote migranti, scontrandosi più volte con alcuni esponenti della Lega. Esperienza che potrebbe rivelarsi fondamentale nella gestione dei flussi migratori. Dal 2013 al 2017 è diventata capa di gabinetto del Viminale, guidato prima dal ministro Angelino Alfano e poi da Marco Minniti, che l’ha nominata al vertice della prefettura milanese. È la terza a guidare il Viminale, dopo Rosa Russo Iervolino e Annamaria Cancellieri.ù

Giustizia: Alfonso Bonafede (M5s)
Nato a Mazara del Vallo, ha 43 anni. Ha una laurea e un dottorato di ricerca in Giurisprudenza (Università di Siena). Dal 2006 ha lavorato come avvocato. Nel 2009 si è candidato come sindaco di Firenze per il Movimento 5 stelle, ottenendo solo l’1,82 per cento dei voti. Nella XVIIesima legislatura è stato eletto deputato per il M5s e ha ricoperto la carica di vicepresidente della commissione Giustizia a Montecitorio. E’ stato responsabile per gli Enti locali del Movimento 5 stelle e, insieme a Riccardo Fraccaro, è stato affiancato alla sindaca Virginia Raggi per darle una mano nella gestione delle problematiche interne. Alle politiche 2018 è stato eletto nel collegio uninominale Toscana 1. Per il governo gialloverde è stato ministro della Giustizia e ha firmato la legge Spazzacorrotti, uno dei cavalli di battaglia per il Movimento 5 stelle.

Difesa: Lorenzo Guerini (Pd)
Nato a Lodi, ha 52 anni. E’ stato presidente della provincia di Lodi (1995-2004) e sindaco di Lodi (2005-2012). E’ stato eletto deputato del Partito democratico nella XVII e XVIIIesima legislatura. Dal 18 luglio 2018 è presidente del Copasir. Renziano della prima ora, è stato portavoce del Pd quando l’ex sindaco di Firenze fu eletto segretario. Poi dal 2017 venne promosso vice segretario. Dopo la sconfitta di Renzi, ha fondato una corrente insieme a Luca Lotti.

Infrastrutture e Trasporti: Paola De Micheli (Pd)
Nata a Piacenza, ha 46 anni. Laureata in Scienze politica (Università Cattolica di Milano). Prima di entrare in politica ha lavorato come manager nel settore agroalimentare per il “Consorzio Cooperativo Conserve Italia”. E’ stata assessora al Bilancio e al Personale del comune di Piacenza dal 2007 al 2009. Nella XVIIesima legislatura ha ricoperto l’incarico di sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Tra il 2017 e il 2018 è stata commissaria straordinaria alla ricostruzione delle aree colpite dal terremoto del Centro Italia. Dal 17 aprile 2019 è vicesegretaria del Partito democratico insieme ad Andrea Orlando.

Politiche Agricole e Forestali:Teresa Bellanova (Pd)
Nata a Ceglie Messapica, in Puglia, 61 anni. Una carriera da sindacalista dei braccianti con la Cgil, poi l’impegno in politica col Pd da deputata prima e poi da senatrice. Il 28 febbraio 2014 è stata nominata sottosegretaria al Lavoro nel Governo Renzi, successivamente promossa nel 2016 a viceministra allo Sviluppo economico, incarico mantenuto con il governo Gentiloni: è stata in prima fila nella vertenza Ilva.

Beni Culturali e Turismo:Dario Franceschini (Pd)
Nato a Ferrara, ha 60 anni. Laureato in Giurisprudenza, è deputato dal 2001. E’ stato sottosegretario alla presidenza del Consiglio nei governi D’Alema II, Amato II. Nel governo Letta, è stato ministro per i Rapporti con il Parlamento. Nei governi Renzi e Gentiloni è stato ministro alla Cultura. E’ stato primo presidente dell’Ulivo alla Camera, vicesegretario e nel 2009 segretario Pd. L’anno dopo ha perso le primarie, sconfitto da Pierluigi Bersani. La sua corrente – Areadem – è stata fondamentale negli equilibri interni al partito sia quando ha sostenuto lo stesso Bersani, che quando si è alleata con Matteo Renzi. Dal 2018 è promotore del dialogo con i 5 stelle. Riprende la delega al Turismo, che la Lega aveva affidato al ministro dell’Agricoltura, Gian Marco Centinaio.

Sviluppo economico: Stefano Patuanelli (M5s)
Nato a Trieste, ha 45 anni. Ha una laurea in ingegneria civile ed è libero professionista. Dal 2009 al 2011 è stato presidente dell’ordine degli ingegneri di Trieste. E’ capogruppo al Senato del Movimento 5 stelle e dall’inizio della legislatura, pur essendo al primo mandato, è stato scelto come punto di riferimento per il gruppo. Prima di arrivare in Parlamento, ha fatto esperienza sul territorio con il M5s: dal 2011 al 2016 è stato consigliere comunale per il Movimento 5 stelle.

Lavoro: Nunzia Catalfo (M5s)
Nata a Catania, ha 52 anni. Senatrice del Movimento 5 stelle al secondo mandato, è stata la prima firmataria delle proposte di legge su Salario minimo e Reddito di cittadinanza. In questa legislatura era presidente della commissione permanente Lavoro pubblico e privato, Previdenza sociale del Senato. Come si legge nel suo curriculum, la sua esperienza è nell’ambito della selezione del personale e dell’orientamento lavorativo: “Mi sono occupata di formazione, dispersione scolastica e aiuto all’inserimento in collaborazione con i centri per l’impiego e i servizi per l’impiego in generale”.

Ambiente: Sergio Costa (M5s)
Nato a Napoli, ha 60 anni. Laureato in Scienze agrarie, nel 1987 è entrato nel corpo forestale dello Stato. Tra il 2005 e il 2008 è comandate della Polizia provinciale a Napoli. Rientrato nella Forestale, dal 2014 al 2016 ricopre il posto di comandante regionale della Campania. Ha lavorato per la Direzione nazionale antimafia, dove è stato referente investigazioni “Ecomafia”. Nel 2018 è diventato ministro dell’Ambiente per il governo gialloverde.

Istruzione: Lorenzo Fioramonti (M5s)
Nato a Roma, ha 42 anni, è sposato e ha due figli. Attuale viceministro all’istruzione, è stato professore ordinario di Economia politica all’università di Pretoria (Sudafrica). Ha una laurea in Storia del pensiero politico ed economico moderno (Università Tor Vergata di Roma). Ha conseguito un dottorato di ricerca in Scienze politica all’Università di Siena. Tra il 1997 e il 2000 ha fatto l’assistente parlamentare (a titolo gratuito) per Antonio Di Pietro. A gennaio 2018 ha annunciato la sua candidatura con il Movimento 5 stelle e, prima delle elezioni politiche, è stato inserito nel governo dei sogni di Luigi Di Maio come ministro per lo Sviluppo economico. Nel marzo successivo è stato eletto con il 36,65% dei voti nel collegio uninominale di Roma-Torre Angela. A luglio 2018 ha nominato suo segretario particolare l’ex inviato de le Iene Dino Giarrusso, che ha lasciato l’incarico a maggio scorso dopo essere stato eletto eurodeputato con il M5s. La sua storia di docente universitario in Sudafrica era stata raccontata nel 2016 da ilfattoquotidiano.it.

  1. Salute: Roberto Speranza (LeU)
    Nato a Potenza, 40 anni, è segretario di Articolo 1 ed è stato tra gli scissionisti che lasciarono il Pd nel 2017 dopo mesi di tensione con la segreteria di Matteo Renzi. Inizia la sua carriera politica nella Sinistra Giovanile di cui diviene presidente nel 2007.