ARGENTINA: DA GIARDINO SUL RETRO DEGLI USA A DISCARICA DEI PAESI RICCHI

DI FRANCESCA CAPELLI

DALLA NOSTRA CORRISPONDENTE A BUENOS AIRES

Chiamali colpi di coda. Vendette. Dispetti. O, al contrario, favori agli amici. La sensazione è che Mauricio Macri, prima di andarsene, voglia avvelenare i pozzi. Nel vero senso della parola: è di pochi giorni fa la notizia di un decreto presidenziale, fresco di firma, che modifica la legge sull’importazione dei rifiuti, che ora potranno entrare in Argentina senza il certificato di non pericolosità emesso dal paese che li esporta. Il decreto 591/2019, secondo i giuristi ambientali, è pure incostituzionale, tanto che alcuni parlamentari hanno già detto che ricorreranno alla Corte Costituzionale (la procedura è diversa da quella italiana) e non ratificheranno il decreto al Congreso, come richiede la legge, entro 30 giorni dalla firma.
Da quando la Cina ha deciso di non importare più rifiuti dagli Usa, nel 2017, questi ultimi hanno dovuto cercare nuovi sbocchi. Secondo un’indagine del Guardian, l’anno scorso 68mila container di plastica sono stati trasferiti dagli Usa a paesi in via di sviluppo, come Laos, Cambogia, Ghana e, unico caso latinoamericano, Ecuador. Paesi che non hanno politiche ambientali per il riciclo e la riduzione e che non sono in grado nemmeno di controllare l’immondizia – soprattutto la plastica – prodotta internamente.
Il decreto 591 sposta l’onere delle verifiche di non pericolosità dal paese esportante (Usa ma anche molti stati europei) all’importatore. Se alla dogana emergesse che il materiale è tossico o contaminato, l’ingresso in Argentina non sarebbe autorizzato. Ma gli Stati Uniti (o chi per loro) non accetterebbero di riprendersi indietro il carico, che resterebbe stoccato a tempo indeterminato, con tutto quello che ne consegue in termini di spese e danni ambientali.
Secondo il governo, il certificato di non pericolosità era diventato già da tempo una formalità aggirata da tutti. Il decreto servirebbe a fare entrare nel paese materiali riciclabili utili all’industria, come l’alluminio per l’industria automobilistica o i derivati della carta. Ma qui emerge una contraddizione con l’incapacità dei governi argentini (non solo quello di Macri) a generare politiche ambientali sostenibili rispetto alla produzione di immondizia, secondo la “regola delle 4 R”: riduzione degli imballaggi, riutilizzo dei vuoti a rendere, recupero di ciò che può essere riparato, riciclo di materiali come plastica, vetro, carta…
Negli anni scorsi era stato fatto un tentativo di raccolta differenziata a Buenos Aires, tramite gazebo con operatori ecologici situati nelle principali piazze. Gli addetti controllavano che la separazione fosse stata effettuata correttamente, in più il rapporto umano invogliava le persone del quartiere a portare carta, vetro, plastica e alluminio in questi luoghi di raccolta distribuiti in modo abbastanza capillare. Poi, per risparmiare, i gazebo sono stati sostituiti da cassonetti “intelligenti”. Che tanto intelligenti non sono, visto che si sono rotti dopo pochi mesi, intasati da rifiuti buttati a casaccio dai passanti.

Ma c’è di più. L’importazione industrializzata e priva di regole farà concorrenza sleale ai cartoneros, lavoratori informali che di notte cercano tra i rifiuti i cartoni da vendere ai riciclatori e che in questi anni hanno avuto un ruolo di utilità sociale. Si muovono dall’hinterland verso le grandi città, non hanno altre risorse economiche e in questi anni, nel conurbano di Buenos Aires, sono aumentati del 300 per cento a causa dell’elevato tasso di disoccupazione. Tuttavia – e questa è un’eredità del peronismo – sono fortemente sindacalizzati. La loro associazione di categoria, la Federación Argentina de Cartoneros, Carreros y Recicladores, ha dichiarato: “Nel nostro paese si producono 40mila tonnellate di rifiuti al mese, di cui il 40 per cento reciclabile. Di questa percentuale, in realtà, si ricicla solo la metà, grazie al lavoro quotidiano di circa 150mila cartoneros di tutta l’Argentina. Anziché potenziare la raccolta differenziata dell’immondizia prodotta dagli argentini, si favorisce l’importazione dall’Europa e dagli Usa. E questo danneggia noi cartoneros, che lavoriamo nella raccolta e nella vendita di tali materiali”. Il decreto di Macri potrebbe farli piombare nell’indigenza assoluta. Anche questo è neoliberismo.