LETTERA APERTA AL MAESTRO MANZI

DI CLAUDIA PEPE

Quando la sera ci trovavamo attorno ad un tavolo fatto di dolori e speranza, addobbato con quella miseria che gli immigrati portano con un orgoglio che profumava di sapiente verità, mia madre accendeva una televisione antica. Non sempre funzionava, non sempre stavamo fermi davanti ad immagini sbiadite e stinte. L’accendeva sempre verso le 18, quando credeva che la giornata volgesse al fine e le tristezze potessero assurgere ad un passato che profumava di bergamotto. E da allora mi insegnò a considerare e amare il Maestro Manzi.
Caro Maestro Manzi, le scrivo questa lettera come avrei potuto scriverla a Don Milani, a Adriano Olivetti, a Don Tonino Bello, a Peppino Impastato a Claudio Abbado, e a tutti quegli uomini che nella loro grandezza hanno fatto grande l’Italia. Siete vissuti nel nome della verità e della bellezza, del rispetto e della giustizia. Condivido con Lei la concezione di scuola attiva, partecipativa, fatta di emozioni e di passione. Lei diceva che la diversità forma le nostre opinioni, il nostro senso critico e le nostre emozioni. Per Lei classificare un ragazzo voleva dire bollarlo tutta la vita e voleva educare continuando a chiedere risposte, ricercando soluzioni ma con un’anima divergente. Lei non amava voti, né tanto meno giudizi. Quando glielo imposero, si rifiutò.
“Fa quel che può, quello che non può non fa”. Questo era il suo commento.
La licenziarono senza stipendio. Nessuno allora si scandalizzò, anche se Lei aveva alfabetizzato 4.000.000 persone illetterate. Era partito con l’educare ragazzi nel carcere minorile di Roma portandoli a fare un giornalino: “La tradotta”.
Alle sei di sera c’era un appuntamento importante che raccoglieva tutta la mia famiglia nella nebbia di una terra sconosciuta.
Ascoltavamo Ii suo credo Kantiano: “Il Maestro non può insegnare pensieri ma deve insegnare a pensare”.
E lei come i fuoriclasse, i numeri uno, ha avuto il coraggio di rifiutare il brutto della vita e inseguire il sogno della bellezza. La forza di costruire una scuola di cooperazione, solidarietà, libertà e amore.
Alle sei della sera.