CONTE BIS: FIDUCIA IN CORSO D’OPERA

DI GIOVANNI FALCONE
Come sempre anche in questa occasione della fiducia al Governo Conte bis, la prova al Senato di domani sarà un terno al lotto, i numeri sono contati e la fiducia non è scontata.
Come sempre i mal di pancia non mancano e molti fra i senatori stellati hanno manifestato la loro indisponibilità a dare la fiducia al “Conte n.2”, a cominciare dal Senatore e giornalista Gianluigi Paragoneche non condivide l’alleanza con il Partito democratico.
La costituenda maggioranza giallorossa sembra a rischio di bocciatura, salvo l’intervento di qualche “responsabile” di qualche altro colore – penso a Forza Italia o partiti minori – che a tornare a votare non ci pensano proprio, avendo stipulato mutui ipotecari per l’acquisto di un pied a terre nella capitale con un piano di ammortamento quinquennale corrispondente alla durata naturale della legislatura.
Domani bisognerà fare due conti: da una parte la fronda degli scontenti pentastellati guidati dal Paragone di turno e dall’altra il sostegno alla bisogna che potrà arrivare da parte delle Autonomie e dal gruppo Misto.
In ambo in casi sarà un Governo che nasce senza una solida base la cui sorte è affidata alla capacità di far dimenticare i problemi alla gente e a quella non meno improba di far riavvicinare i cittadini alla politica, lavorando bene per l’interesse degli italiani.
Se si otterrà la fiducia di ambo le Camere come spero, il Governo avrà un calendario fitto di impegni dove le chiacchiere non basteranno, con una legge di bilancio a breve che si preannuncia più dura del solito.
Pensiamo agli ultimi
A fiducia ottenuta, entro una settimana dalla data di insediamento, due operazioni fondamentali da fare subito:
· Rifinanziare il grandissimo progetto del “Rammendo delle periferie & Piano casa”, nato nel 2015 da una brillante intuizione del Senatore e bloccato nel 2018 dal c.d. Governo del cambiamento;
· Armonizzare la fiscalità a livello di Unione Europea, al fine di scoraggiare in modo efficace la “delocalizzazione d’impresa” che, con lo spostamento della produzione in altre aree dell’Unione, danneggiano sotto il profilo economico ed occupazionale i territori più fragili del nostro Paese, a cominciare dal Mezzogiorno.
Per il resto, i problemi da risolvere sono tanti e non sarò certo io a ricordarli.
Il Paese è in recessione, le imprese scappano e non investono perché manca la fiducia nel sistema Paese.
Il Governo del cambiamento in poco più di un anno ha fatto danni giganteschi e ci vorrà forza e determinazione per riprendere un trend temporaneamente interrotto.
Avanti tutta!