MUORE CON DELLE CHIAIE LA TESTA ITALIANA DELL’INTERNAZIONALE NERA NEGLI ANNI 70

DI GIANLUCA CICINELLI

Stefano Delle Chiaie

Non era soltanto legato al passato Stefano Delle Chiaie, il fondatore di Avanguardia Nazionale e ideologo dell’estremismo nero, morto ieri notte a 83 anni in un ospedale romano, portando con sè molti segreti. Esiste ancora una sede dei reduci di Avanguardia Nazionale, nonostante fosse stata disciolta nel 1976 grazie alla legge Scelba con l’accusa di ricostituzione del partito fascista, dal ’91 nel quartiere romano di Torre Spaccata in via Marco Dino Rossi al 37a, su gentile concessione del Comune di Roma, i cui funzionari però dicono di aver smarrito le mappe catastali che chiarirebbero chi decise l’assegnazione. Lì “Il comandante”, appellativo con cui si rivolgevano a lui i fedelissimi, ha continuato a organizzare eventi, gruppi di studio e quadri politici dell’estremismo nero. A 14 anni, nel 1950 era già iscritto al Movimento Sociale Italiano, dove conobbe molti reduci della Repubblica Sociale Italiana. Sei anni dopo uscì dal Msi con Pino Rauti per seguirlo nel discusso Centro Studi Ordine Nuovo.

Mario Merlino

Il nome di “Er caccola”, altro soprannome con cui i suoi camerati lo chiamavano per la sua non alta statura, spunta in tutte le inchieste sulle stragi che insanguinarono il nostro Paese dalla fine degli anni ’60 all’inizio degli ’80, anche se venne sempre assolto e la sua figura ridimensionata nel quadro generale dell’eversione neofascista. Ripercorriamo con ordine la sua storia, facendo attenzione alle vicende avvenute fuori dai confini italiani, meno note all’opinione pubblica.
Coinvolto nelle indagini sulla strage di Piazza Fontana, garantì, dopo molte esitazioni, un alibi al nazimaoista Mario Merlino, ex militante di Avanguardia Nazionale, arrestato insieme ad altri militanti del Circolo anarchico 22 marzo di cui faceva parte l’anarchico Pietro Valpreda, sospettato di aver posto materialmente l’ordigno e poi completamente prosciolto dopo una lunga odissea giudiziaria e molti anni di carcerazione preventiva. Richiamato a testimoniare, grazie a una soffiata che gli annunciava un’incriminazione per falsa testimonianza, fuggì dal palazzo di Giustizia di Milano riparando in Spagna. In terra iberica rafforzò la sua rete di contatti con l’internazionale nera anticomunista, tramite la sedicente agenzia stampa Aginterpress. Da lì tento un’operazione di coordinamento tra Avanguardia Nazionale, ancora legale all’epoca in Italia, e il movimento politico Ordine Nuovo, nel frattempo disciolto dalle autorità italiane, incontrando il terrorista italiano Pierluigi Concutelli, che assassinò successivamente nel 1976 il giudice Vittorio Occorsio, esperto di terrorismo nero, che aveva lavorato alle indagini su piazza Fontana e con un’inchiesta su Ordine Nuovo stava rendendo difficile la vita dei terroristi di destra. Di questa stagione dobbiamo ricordare i rapporti con i servizi segreti, che tornano costantemente nella vita di Delle Chiaie. Il ricercatore storico e consulente della commissione stragi Aldo Giannuli scoprì che Avanguardia nazionale nel periodo precedente piazza Fontana riceveva un sussidio di 300mila lire al mese da parte dell’ufficio Affari Riservati del ministero dell’Interno, l’intelligence guidata dal funzionario Federico Umberto D’Amato, sospettata di aver fornito copertura ai protagonisti degli anni della strategia della tensione,

Il sanguinario dittatore cileno Augusto Pinochet

Di Delle Chiaie risulta un viaggio in Cile per incontrare il sanguinario dittatore Augusto Pinochet, compiuto insieme a Junio Valerio Borghese, un altro personaggio importante nell’eversione nera, organizzatore del tentativo di golpe in Italia nella notte tra il 7 e 8 dicembre 1970. E in Cile Delle Chiaie si trasferì per tramite dell’Aginterpress nel 1976, direttamente coinvolto nelle riunioni che, ci spiega Nicola Rao nel libro “La fiamma e la celtica”, erano un’emanazione locale dell’Operazione Condor, finanziata dalla Cia in molti paesi del Sudamerica, che ricorse sistematicamente alla tortura e all’omicidio dei dissidenti politici. Nel 1978 lo ritroviamo in Bolivia a fianco del nazista e criminale di guerra Klaus Barbie, noto come il boia di Lione, scampato al processo di Norimberga. In Bolivia Delle Chiaie partecipò alla costituzione di un gruppo paramilitare diretto dal ministero dell’interno di La Paz, impegnato nella repressione dell’opposizione. Ci rimase fino al 1982, quando seppe che un ordine di cattura stava per essere emesso nei suoi confronti dall’Italia, ancora per la strage di piazza Fontana. Riparò allora in Venezuela, dove venne arrestato ed estradato in Italia al termine di diciassette anni di latitanza. L’esperienza internazionale di Delle Chiaie, fa notare il sito del ricercatore e giornalista Ugo Maria Tassinari, www.fascinazione.info, uno strumento indispensabile per comprendere il mondo dell’estrema destra, è fondamentale per capire il ruolo del Caccola. “E’ stato uno dei personaggi più controversi della storia della violenza politica e del terrorismo in Italia – dice all’Adnkronos Tassinari – nel processo per la strage di Bologna Delle Chiaie entra perché è vittima di un depistaggio compiuto da Elio Ciolini. Stiamo parlando di un personaggio leader dell’Internazionale nera che ha collaborato con alcuni regimi militari in Sud America, dal Cile, all’Argentina, alla Bolivia, considerandoli, come lui stesso ha scritto nella sua autobiografia, realtà utili al suo progetto che era di fare la rivoluzione nazionale in Italia”.

Il boia di Lione Klaus Barbie

Se non si comprende infatti la sua statura internazionale, c’è un ordine di grandezza anche nel male e in questo settore certamente Delle Chiaie era un personaggio di grande spessore, non si riescono a collocare nemmeno le vicende italiane in cui rimase coinvolto. Fu processato per il golpe Borghese del 1970, accusato di essere a capo del manipolo di paramilitari che entrò materialmente negli uffici del ministero dell’Interno, salvo poi essere fermato all’ultimo momento da Borghese stesso, ma dimostrò di essere all’estero in quei giorni. Assolto per la strage di piazza Fontana. Viene citato molte volte nelle carte processuali relative alla strage dell’Italicus del 1974. Viene indagato e assolto come già detto per la strage di Bologna del 1980. Fu indagato infine per una serie di attentati ai treni avvenuti in varie parti d’Italia nel 1972, ma intervenne la prescrizione, come si legge nella sentenza ordinanza dell’allora giudice istruttore Guido Salvini.
Appianate le questioni giudiziarie Delle Chiaie continuò a far politica da libero cittadino, con la Lega Nazional Popolare, che nel 1992 confluirà elettoralmente nelle liste della Lega delle Leghe dell’ex senatore del Psi Domenico Pittella, esperienze che ottennero scarso rilievo di consensi.

La ricerca storica chiarirà meglio i segreti che Delle Chiaie, convinto di essere un militante

Delle Chiaie

rivoluzionario, si è portato nella tomba. Talvolta volle presentarsi come una sorta di storico della sezione italiana dell’internazionale nera ma in realtà fu omissivo e reticente finanche nella sua autobiografia, L’aquila e il Condor, in cui accenna egli stesso, senza però andare in profondità, alle relazioni pericolose e compromettenti intrattenute nei sessant’anni della sua attività politica. Per esempio accenna alla proposta che venne fatta al suo gruppo dall’ex repubblichino Peppe Coltellacci insieme a uno sconosciuto, presumibilmente appartenente ai servizi segreti: nel ’64 tentò di convincerlo a rapire il leader Dc Aldo Moro, che verrà poi sequestrato e ucciso dalle Brigate Rosse nel 1978, ma la circostanza è riportata come aneddoto senza essere sviluppata in seguito a quanto accaduto dopo allo statista pugliese. Negli ultimi

Mario Borghezio

tempi alcune fonti investigative parlavano nei rapporti riservati di un ruolo da pontiere svolto da Delle Chiaie tra il mondo dell’estremismo nero e la la Lega. Troppo presto per acquisire certezze in questo senso, ma colpisce che tra i messaggi di cordoglio per la morte di Er Caccola compaia quello dell’ex europarlamentare leghista Mario Borghezio che lo definisce “Un soldato politico nella rivoluzione nazionale, un vero combattente, in un Paese ne nasce uno ogni 100 anni“. Speriamo di dover aspettare anche due o trecento anni per il prossimo, non c’è davvero fretta.