RACCONTINO DI MEZZANOTTE/ 1. IL BUS

DI GIOVANNI BOGANI


Anna come sono tante, Anna che di sicuro non si chiama Anna. Stella di periferia. Stella di un bus dove siamo soltanto io, lei, l’autista e una mamma sui quaranta, bionda e con le scarpe Superga. E con un bambino che si butta per terra per ripescare il giocattolo che ha buttato via. Scivola come un marine sul pavimento sporco del bus, rischiando a ogni frenata di battere la testa contro mille spigoli. Poi torna, trionfante, col giocattolo. Per poi farselo sfuggire immediatamente dalle mani. E si divincola dall’abbraccio della mamma, per andarlo di nuovo a cercare, mentre l’autobus prende una curva a tutta velocità.
Ci sono poche curve, però, in questa strada. Tutta dritta, costeggiando la laguna, da qualche parte lontano c’è Venezia, c’è piazza san Marco, e ancora più in là c’è Porto Marghera, ciminiere e fumi, l’arte e la fabbrica, i turisti giapponesi e gli operai. Ma è tutto lontano, qui. Visto da qui, qui siamo ai confini del mondo. La mamma riprende il bambino, se lo abbraccia.
Il bambino è biondo, selvaggio, ha l’aria da guerriero, sfida la madre andando di nuovo a esplorare il pavimento del bus. La madre lo riacciuffa prima che si affondi negli scalini per scendere dal bus. E lo consegna a un uomo che non avevo proprio visto: dietro di lei c’è il padre. Un uomo con gli occhiali e pochi capelli. Appena affidato al padre, il bambino urla come nemmeno Lucio Dalla quando improvvisava vocalizzi jazz. Ecco, mi capitasse mai di avere un figlio, forse sarei come quel padre. Invisibile, e indesiderato.
Anna non guarda. Guarda dall’altra parte, verso il finestrino. Verso la laguna.
Chissà. Chissà cosa pensi. Sei seduta di fronte a me, guardi fuori, un cielo che si è appena spogliato della pioggia. Hai i capelli scuri, sopracciglia forti. Gli occhi non riesco a guardarli. Hai una maglietta scura, a maniche corte, anche se non fa caldo, in questa domenica pomeriggio appena presa a schiaffi da un uragano, e adesso fredda, gelida come una domenica di dicembre. Quando le partite a calcio diventano importanti.
La tua bocca esprime, come quasi tutte le ragazze nell’autobus, una specie di moderato disgusto. Come quando si deve mangiare una minestra che fa schifo, ma non possiamo dirlo. L’aria con cui ci inoltriamo nel mondo, quasi tutti.

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