BRASILE: NUOVE RIVELAZIONI PROVANO L’INNOCENZA DI LULA E UN PROCESSO POLITICO CONTRO DI LUI

DI FRANCESCA CAPELLI

Condannato senza prove, imprigionato con il solo obiettivo di impedirgli di partecipare alle elezioni presidenziali del 2018, per le quali era il candidato favorito. La verità sul processo farsa per corruzione contro Luiz Inácio Lula da Silva emerge ogni giorno più evidente.
Dopo un lungo braccio di ferro tra magistratura e avvocati, Lula finì in prigione e al suo posto venne candito Fernando Haddad che – a poche settimane dall’appuntamento con le urne – venne schiacciato da Jair Bolsonaro, il candidato di estrema destra, ex militare, ultraliberista in economia e altrettanto conservatore sui diritti civili.
Pochi mesi fa, grazie a un abile lavoro di indagine e hackeraggio, ha cominciato a farsi strada la verità: il giudice Sergio Moro, responsabile della sentenza di colpevolezza e subito nominato ministro della Giustizia da Bolsonaro, aveva istruito i pubblici ministeri su come strutturare l’accusa. Ce ne sarebbe stato abbastanza per riaprire il processo, obbligare Moro alle dimissioni e aprire un’indagine su di lui.
Ora, dopo nuove intercettazioni emerse domenica scorsa, 150 giuristi brasiliani autoconvocati hanno definito il processo a Lula come “la maggiore violazione alla giustizia in Brasile”. Il blog indipendente The Intercept, in collaborazione con la Folha de São Paulo, il principale quotidiano del paese, ha pubblicato alcuni messaggi scambiati attraverso Telegramdai pubblici ministeri della causa Lava Jato, il grande scandalo per corruzione grazie al quale è stato possibile destituire (senza accuse specifiche) la presidente del Brasile Dilma Rousseff e condannare Lula con l’accusa di corruzione: aver accettato un appartamento in cambio di favori negli appalti. Le registrazioni confermano ancora una volta come il processo a Lula sia stato montato allo scopo di impedirne la rielezione, con accuse basate sulle dichiarazioni contraddittorie e più volte rettificate di un manager pentito che ha ottenuto un consistente sconto di pena.
Secondo le accuse, Lula si sarebbe candidato alla presidenza del Brasile per eludere il corso della giustizia. Ma i giudici hanno ignorato una serie di intercettazioni da loro stessi predisposte, che provano che Lula non ha mai tentato di ostacolare i processi.
In questi giorni la figlia di Lula, Lurian, di passaggio a Buenos Aires, ha ricordato la persecuzione giudiziaria subita dal padre a partire dal 2016, quando già si parlava di una possibile nuova candidatura alla presidenza. Lurian ha raccontato di altri dettagli inquietanti emersi dalle pubblicazioni di The Intercept, per esempio i commenti divertiti dei magistrati sulle disgrazie che si sono abbattute in questi anni sulla famiglia di Lula: la morte della seconda moglie per un ictus, del fratello per un tumore, di un nipotino di 7 anni – a marzo di quest’anno – per meningite.
Come scrivono Benoît Bréville e Renaud Lambert sul numero di settembre dell’edizione argentina di Le monde diplomatique, la lotta contro la corruzione è diventata una bandiera della destra e uno strumento per immobilizzare e mettere a tacere oppositori politici. E se davvero la corruzione è una delle espressioni più brutali del potere, gli obiettivi di chi lotta contro di essa non sono sempre nobili e trasparenti come sembra.
Nell’ultima decade del ‘900 gli articoli pubblicati dai principali quotidiani francese dedicati alla corruzione si sono quadruplicati. Un’epidemia di illegalità si è abbattuta sulla Francia, si chiedono i due giornalisti, o piuttosto non è aumentato l’interesse rispetto al tema? La ragione va cercata nel crollo del comunismo: prima il dibattito politico si concentrava sull’ideologia; venuta meno quest’ultima, i programmi di destra e sinistra rispetto ai temi sociali ed economici hanno iniziato ad assomigliarsi sempre di più. Che cosa restava per differenziarsi? Accusarsi reciprocamente di corruzione e organizzare le battaglie elettorali intorno a questo tema.
Nel frattempo la stessa bussola politica è cambiata. “Se prima i militanti di sinistra lottavano, ora di indignano”, si legge su Le monde diplomatique. “Se prima creavano organizzazioni per conquistare il potere, ora firmano petizioni per chiedere un mondo più gentile, più tollerante, meno razzista, più verde e più equo”.