LA STRADA GIUSTA PER CARTAGINE

DI BOBO CRAXI

Sono ventisei i candidati alle Presidenziali tunisine, le seconde che si svolgono dopo la svolta democratica del 2011. Sono state convocate in anticipo dopo la scomparsa del novantenne presidente Caid Essebsi che ha lasciato un vuoto morale ma soprattutto un vuoto politico che il voto di domenica dovrà colmare.

I tunisini ci hanno preso gusto con il pluralismo politico dopo oltre un quarantennio di dominio del partito unico e dell’uomo solo al comando. Naturalmente il pluralismo democratico ha generato vistosamente un certo traffico di pretendenti alla più alta carica dello Stato che non gode più degli immensi poteri dell’epoca di Bourguiba e Ben Ali, ma è pur sempre il punto di riferimento politico di un popolo e di una nazione gelosa custode della propria identità e sovranità.

La Tunisia appare allo stato un “unicum” fra le nazioni nelle quali si è auto-generata una catarsi simbolica denominata “primavera araba”. Le contraddizioni politiche e istituzionali non sono mancate in questi anni nel difficile tentativo di far coesistere partiti a sfondo teocratico e partiti di neo gestazione democratica e laica. Le contraddizioni nel sistema politico naturalmente hanno fatto esplodere anche le difficoltà nel campo del progresso economico. La democrazia ha dovuto sopportare i suoi costi, la pace sociale è stata conquistata aumentando l’indebitamento interno e le scorribande dei poteri internazionali non sono mancate, anche se in definitiva l’insieme della classe dirigente per quanto divisa ha accettato la visione di una Tunisia modello originale di convivenza fra tendenze occidentali e orientali cercando di difendere, appunto, sin dal varo della nuova Costituzione il difficile e stretto cammino della compenetrazione di sistemi apparentemente antitetici (quello di democrazia liberale e quello dal profilo teocratico) che in Tunisia possono coesistere.

Si divideranno in tre serate di dibattito televisivo le figure più rappresentative della svolta democratica tunisina. Un numero così grande di pretendenti da sé solo denuncia il fatto che siamo lontani da una condizione di società politica ben ordinata e che i fronti che politicamente potrebbero ridursi a due, al massimo tre, sono moltiplicati a causa delle ambizioni di potere che albergano tanto nel fronte laico e democratico quanto nel fronte islamico che presenta ben tre candidati.

Vi sono personalità che provengono dalla recente esperienza istituzionale, due ex primi ministri (Jomaà e l’uscente Chaed) un ex Presidente della Repubblica, Moncef Marzouki, un ministro della Difesa in carica come Zbidi, già sottosegretario ai tempi di Ben Ali, molto quotato nelle cancellerie internazionali, nell’alleanza atlantica e nei corpi di sicurezza dello Stato, una passionaria anti-islamista Abir Moussi, l’unica donna candidata.

Vi è un importante outsider che i sondaggi davano sicuro finalista della competizione (il sistema prevede il ballottaggio) Nabil Karoui, un imprenditore “self made man” bisertino, quindi fuori dal contesto delle caste politiche di Tunisi e Sousse e quelle economiche di Sfax. Quest’ultimo non si sa ancora come potrà partecipare al confronto pubblico elettorale, infatti la Procura di Tunisi gli ha tolto la libertà per un vecchio reato finanziario e attualmente segue la campagna elettorale da una cella di prigione, confermando così la tendenza “occidentale” della democrazia tunisina, ovvero il suo fresco adattarsi all’uso politico della giustizia che mai come in questo caso ha privato la possibilità di partecipare alle elezioni a uno dei più quotati candidati alla vittoria finale.

Karoui è tuttavia considerato eleggibile, ma la sua delegittimazione per via giudiziaria mina alla base la possibilità di essere un uomo politico al di sopra di ogni sospetto e con piena agibilità.

Lo scontro quindi si è arricchito di questa variante giudiziaria che ha, nei fatti, monopolizzato quel poco di dibattito pubblico che le elezioni hanno animato in un Paese che è uscito da poco dal mese di Ramadan e dalla lunga pausa estiva che per la Tunisia equivale a una stagione lavorativa piena e necessaria per riequilibrare le proprie risorse finanziarie scarse.

C’è un naturale disincanto verso la capacità della politica di colmare i ritardi accumulati in questi anni post-rivoluzionari, la società è aperta ma è diventata più insicura dell’avvenire e meno disposta a riassumere su di sé il ruolo di faro delle primavere arabe che hanno destabilizzato innanzitutto i vicini di casa (Libia e Algeria) ancora in cerca di stabilità.

Le elezioni appassionano fuori dal confine (i dibattiti sono trasmessi in Algeria, in Libia e in Irak) perché molti attendono la conferma di una stabilizzazione laica della Tunisia, vinca chi vinca nel fronte che si oppone agli epigoni della Fratellanza Musulmana, divisa come si è detto, e in perdita di consenso da parte di un pezzo consistente della popolazione che aveva creduto nella possibilità di far coesistere tradizione religiosa e modernità politica ed economica.

Alle spalle non vi sono potenze dell’area disposte a sforzi finanziari per conquistare il fondamentale Paese cerniera del Mediterraneo perché la maggioranza sociale del Paese ha, in tutte le occasioni di voto, dimostrato di voler sostenere opzioni politiche diverse da quella neo-religiosa tout-court.

La Tunisia rimane un cantiere dal punto di vista della stabilizzazione politica ma è assolutamente un modello consolidato dal punto di vista democratico. La sfiducia che si riflette nell’assenteismo risiede nella difficoltà di rendere abitudinaria la prassi elettorale. In Italia abbiamo spesso il problema opposto, si vota spesso e si pretende di votare persino quando non sarebbe previsto. In Tunisia il Presidente godrà di una maggioranza politica e sociale ampia per proseguire sulla strada delle riforme e dell’integrazione mediterranea.

Avere dei vicini di casa nel cortile mediterraneo così è sicuramente una garanzia per l’avvenire. Lunedì il verdetto, non mancheranno contestazioni e polemiche. La democrazia ha fatto passi da gigante.

https://www.huffingtonpost.it/entry/si-votano-le-presidenziali-in-tunisia-in-un-clima-politico-molto-occidentale_it_5d77ac63e4b0fde50c2d8e3f?fbclid=IwAR3VK4yH1SpoKwMDTm5WDm3ocfVW_GHdvd-0xQVkf0htzuvX8N3lxKzQkBc