RICORDANDO TOTI MANNUZZU, MITICO INTELLETTUALE DI ‘ICHNUSA’, SCUOLA PIGLIARU

DI GUIDO MELIS

Non trovo parole per dire com’era Toti Mannuzzu, o almeno com’era ai miei occhi. Era amicissimo di mio padre e quindi nella mia adolescenza uno dei mitici intellettuali di “Ichnusa”, scuola Pigliaru. Piu giovane pero di mio padre ( muore ora a 89 anni, quanti ne aveva lui nel 2010, quando mori’). Mi incuteva soggezione. Sinché non andai, al seguito di papà, all’Anno culturale di Chianciano dedicato alla giustizia (che anno sarà stato? 1971? 72?). Stavamo molto assieme a Toti. Con me ci davamo del lei. Mi interrogava senza apparire: cosa pensavo della politica? E della rivoluzione dei giovani? Perché avevo aderito s un partitino marxista-leninista? Qual era il mio progetto di vita futuro?
Mi prendeva seriamente, anche quando (e capitava) dicevo delle corbellerie, come in molti della mia generazione, allora.Ma a lui piaceva. Era spiritoso, anche, di un humour intelligente. Papà aveva freddo e fu necessario comprare un golfino da mettere sotto la giacca. La sua consulenza su taglio e colore fu insieme irreprensibile ma esilarante per i commenti che ci aggiunse.
Poi lo abbiamo avuto a fianco sempre, per quanto gli consentiva il suo essere magistrato . Un ottimo magistrato, diceva mio padre. Le cui sentenze erano taglienti come lame: mai una parola in più o in meno, mai una sbavatura o una sciatteria. Una , di cui lui stesso mi parlò in una mia visita alla Casa di cura dove viveva, la scrisse su qualche aspetto dell’affaire Sir Rovelli, e fece giurisprudenza.
Poi venne la politica. Accettò di farsi candidare come indipendente di sinistra nelle liste PCI. C’ero, quando fece il discorso di…ringraziamento: “ho conosciuto gli operai di fabbrica e l’umanità di un collettivo ricchissimo di valori morali…”. Un discorso umile.

Fu un parlamentare esemplare. Si ricorda ancora l’equità nel presiedere la giunta per le autorizzazioni a procedere alla Camera. Trovò un arretrato spaventoso e forse non casuale. In poche settimane, a tappe forzate, si mise in pari.

Non tornò a fare il giudice, finite le sue legislature Mi disse che non sarebbe stato o comunque non sarebbe apparso imparziale. Natalia Ginsburg lesse qualcosa di suo (era già il dattiloscritto di “Procedura”?) e se ne innamorò. Vinse con quel romanzo il Premio Viareggio, primo tra i sardi. Poi vennero gli altri libri, tra i quali io prediligo “La figlia perduta ” ; e la poesia, finissima, coltissima.
Era un uomo ricco di umanità e generoso
Fu bersagliato dalle sventure, che come Giobbe, sul quale aveva scritto pagine memorabili, accettava stoicamente.
Se ne va e ci lascia più soli.