SALVINI, COME UN GENERALE CHE VINCE LE BATTAGLIE MA PERDE LA GUERRA

DI ROBERTO SCHENA

La drammatica crisi della leadership nel centro destra
IL GENERALE VINCE LE BATTAGLIE MA PERDE LA GUERRA
Grida di “elezioni!” e saluti romani, nient’altro

E’ opinione diffusa nel mondo della destra che Salvini avrebbe dovuto dimettersi subito dopo il trionfo alle elezioni europee. Credo che non si tenga conto di un’altra ipotesi e cioè che Salvini aveva visto giusto nel paventare un’alleanza a sinistra con i grillini. Se si fosse dimesso a giugno, il Conte bis lo avrebbero fatto a giugno, non in settembre dopo tre giorni di discussione sul programma di governo (quando Salvini e Di Maio ci misero 89 giorni). Non si valuta che le previsioni elettorali già da mesi davano Salvini trionfante e i grillini mal messi.

Il dialogo a sinistra, che poi ha portato al sostegno della von der Layden era probabilmente iniziato, nelle segrete stanze, già a maggio, uno o due mesi prima delle elezioni. Protagonisti Conte, Grillo e, ovviamente, Renzi. Con la benedizione di Bruxelles.
Non ne sapevano nulla Di Maio, che è stato messo di fronte al fatto compiuto da Conte, e Zingaretti, convinto di potere andare alle elezioni prendendo due piccioni con una sola fava: sconfiggere Salvini riunendo tutte le forze europeiste (come stoltamente suggeriva ieri De Benedetti dalla Gruber) e distruggere i grillini.
Non è andata così per la semplice ragione che il risultato elettorale non era garantito.

Era troppo rischioso, la posta era troppo alta per giocare alla roulette russa. Anche nel Regno unito si pensava che avrebbe vinto l’Europa a occhi chiusi, o negli Usa si prevedeva la vittoria della Clinton, ma si potrebbe continuare con Bolsonaro in Brasile: è il momento del populismo… E Salvini non è Farage, non è Boris Johnson, non si è pronunciato per una rottura clamorosa, radicale con l’Ue. Berlusconi gli è contro ma non conta quasi più nulla.

L’unico problema da risolvere era come provocare l’incidente per consentire il ribaltamento. Con Di Maio contrario ad abbandonare la Lega e la posizione di vicepremier, non sarebbe stato facile, sarebbe andata avanti per mesi con una forte destabilizzazione dell’Ue. Salvini con le dimissioni improvvide ha dato il pretesto nel modo peggiore per la destra, è caduto nel tranello più per insipienza politica, più per incapacità strategica sua e dell’intero centrodestra. Aveva visto giusto, ma non ha saputo gestire il rischio concreto. Salvini è come Annibale, un generale che vince le battaglie ma perde la guerra.
L’unica cosa che sa fare la destra ora è battere i pugni sul tavolo e gridare “elezioni”, che non avrà ovviamente.