LEGGE ELETTORALE. SI TORNI AL PROPORZIONALE, CON PREFERENZE E SBARRAMENTO

Gentile direttore,

Il nuovo governo vuole mettere mano alla legge elettorale, per tornare al proporzionale puro. Non sarebbe meglio invece sapere la sera stessa delle elezioni chi ci governerà per cinque anni?

Sara Piccinini, Bologna

Gentile Piccinini,

In effetti sapere chi ci governerà per cinque anni già poche ore dopo l’apertura delle urne, potrebbe essere confortante. Ma siamo sicuri che sarebbe proprio così? Non dimentichi che dal referendum del novantatre ad oggi, quello che aprì una nuova fase nella politica italiana, il maggioritario spurio ha portato a scelte di governo assolutamente  criticabili. Per cinque anni, e in due tornate elettorali,  godendo di un’ampia maggioranza, Berlusconi varò una serie infinita di leggi ad personam.  Ostacolarle era praticamente impossibile, con i numeri che il leader di Forza Italia aveva in Parlamento. Leggi che in alcuni casi vennero poi smontate con il centrosinistra a Palazzo Chigi. E viceversa.

Certo, nell’ubriacatura da maggioritario, una decina di anni  fa si sarebbe potuto puntare magari  ad una riforma alla francese, con il doppio turno, come capita nelle elezioni dei sindaci: proporzionale per regalare la giusta rappresentatività alle forze politiche nel primo turno, e posizionamenti chiari nel secondo turno, con schieramenti che si accompagnano a scelte ideologiche nette.

Ma troppe cose sono cambiate in questi ultimi tempi. Da Berlusconi a Salvini passando per Renzi, la tentazione dell’uomo della provvidenza a cui gli italiani finiscono per volersi affidare, magari solo per una stagione politica, salvo pentirsene un secondo dopo, consigliano di tornare al proporzionale, per non rischiare svolte autoritarie.

Che poi, detto per inciso, il blocco di destra apparentemente più granitico di quello di sinistra, ha mai davvero governato nell’interesse della nazione e in totale armonia? Non direi proprio. Basti ricordare le esperienze dell’ultimo governo Berlusconi, quello  del che fai mi cacci di Fini, rivolto al cavaliere. Stavano insieme solo per interesse, poche storie, non per afflato ideologico. Tra l’altro, sarà un caso, ma  mai come da inizio millennio  l’Italia è entrata in crisi, non solo da un punto di vista economico. La governabilità è stata insomma un optional. Sempre.

Ovvio, con il proporzionale si rischia il trasformismo. Plastica la dimostrazione vissuta in questo inizio di legislatura. Ma è un rischio che viene annullato già solo con l’importanza di garantire  la rappresentatività parlamentare. In fondo gli italiani votano il partito che più li rappresenta. Votano con l’idea che quel partito, con saggi accordi parlamentari, porti avanti le istante di ognuno. Perchè la politica è mediazione, compromesso.

E poi è obiettivamente ingiusto che chi ha il quaranta per cento dei consensi,  abbia dei premi di maggioranza tali da poter governare con i pieni poteri, come chiedeva non più tardi di un mese fa Salvini. Pensi solo cosa sarebbe stato andare al voto con una lega nord al trentacinque, quaranta  per cento e un sistema elettorale che le avrebbe consentito una maggioranza schiacciante.

Ripeto allora  la domanda. Possiamo permettercelo un sistema che preveda un importantepremio di maggioranza? La risposta è no, mille volte no. Nè con l’ex ministro dell’interno, e nemmeno  con Berlusconi, Renzi o  nessun altro. Mi creda, il proporzionale puro rappresenta il miglior sistema elettorale possibile per evitare salti nel vuoto.

Sia ben chiaro, non è un sistema perfetto, ma il migliore sì, magari con una soglia di sbarramento del tre o quattro per cento. E già che ci siamo, in vista dell’eventuale taglio dei parlamentari, sarebbe il caso di tornare alle preferenze per evitare che le liste di partito vengano approntate dai vari capibastone, per infilarci dentro i propri fedelissimi.

Ecco se Pd- 5 stelle e Leu varassero una nuova legge elettorale in tempi brevi, avrebbero già dato un senso alla loro maggioranza. Salvini o tutti gli altri intenzionati a governare per il proprio interesse o per imitare la Turchia di Erdogan o l’Ungheria di Orban, a quel punto, potrebbero raccogliere tutte le firme che vogliono. Gli italiani riderebbero loro in faccia.

Certo,  cinque anni sono tanti per non registrare un significativo  cambio di umore del Paese. L’ideale sarebbe in effetti votare ogni tre , quattro anni al massimo. Intanto però torniamo al proporzionale con preferenze e  soglia di sbarramento. Poi si vedrà.