RACCONTINO DEL POMERIGGIO/ 3. PELLESTRINA

DI GIOVANNI BOGANI


11 PELLESTRINA. C’è scritto così, su quel bus.
Non so dove sia Pellestrina. Ma so che è una specie di isola, che si passa un tratto di mare per arrivarci. Come, non lo so. Ma faccio un biglietto, salgo su. E nel bus c’è Anna.
Ha i capelli lisci, scuri, lunghi, e li tiene davanti, sulla maglietta a maniche corte. Ha molti bracciali ai polsi, e due collanine d’oro al collo. Un piccolo anello al dito medio. Ogni tanto, si prende i capelli e con un gesto deciso li butta dietro. Lascia scoperta la maglietta, il seno giovane, forte. Chissà quanti anni avrà. Ventuno, ventiquattro, chissà.
Ogni tanto, naturalmente, guarda il telefono. Con gesti veloci delle dita, le unghie laccate scivolano sullo schermo rapidissime.
Mi viene in mente a quanti viaggi in treno ho fatto, prima che esistessero gli smartphone. Quando c’erano solo i silenzi, e l’arte delicata e fragile di provare a parlare con qualcuno che non conosci. O la sofferenza di passare ore senza avere il coraggio di parlare, senza trovare uno spunto, un’occasione, un’osservazione da fare, per cominciare qualcosa che poteva durare un minuto, un’ora, una vita. E poi, quei momenti in cui la fiamma delle parole sta per spegnersi, e non ti viene niente di interessante più da dire, o quando senti che i sorrisi che lei ti sta facendo sono diventati più stanchi, più forzati, e tutto sta per tornare allo stato iniziale di silenzio, di estraneità.
Ma adesso tutto questo è reso impossibile. Anna – che forse si chiama Asia, Melissa, Emily, Azzurra, Samantha – non ha bisogno di niente. Guarda il suo smartphone, ha le sue amiche, il suo ragazzo. E dentro sorride. Anche se al mondo fa vedere la sua faccia disgustata. Così per scoraggiarci.
Ma io davvero non so dove devo scendere, quando il bus uscirà dal suo involucro/nave. Mi faccio coraggio, e chiedo ad Anna – o Janet, Jennifer, Ginevra, Viola – “scusami…”. Lei alza gli occhi. “Sapresti dirmi qual è il centro di Pellestrina?”. Lei alza gli occhi, e fa un sorriso bellissimo. Che non me lo dimentico.

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