ADDIO A ROBERTO VILLETTI, COMPAGNO DI LOTTA E PERSONA PERBENE

DI BOBO CRAXI

Roberto Villetti se ne é andato in silenzio così come si separò dall’impegno attivo alla politica nella Comunità Socialista.
Ricorderò la sua intelligenza, il suo acume politico e la sua scrittura chiara e diretta.
L’ho conosciuto da ragazzo alla redazione dell’Avanti! ci siamo ritrovati in tempi più calamitosi, disputando e collaborando assieme nel nome del nobile ideale comune.
Esprimo il mio sentimento di cordoglio nel ricordo di un compagno di lotta e di una persona perbene.

Roberto ha lasciato detto di non volere commemorazioni e cerimonie, se n’era andato in punta di piedi ed in silenzio dalla attività politica attiva ed allo stesso modo ha voluto abbandonare questo mondo.
In questa concezione sobria e discreta della vita c’è tutta la sintesi di un “tipo” socialista.
Villetti era un genere di socialista che abbiamo conosciuto, rigoroso, mai dottrinario, legato ad una concezione solida della politica, quasi logica.
Il privilegio di avere svolto la sua attività militante nella Capitale lo ha proiettato direttamente nella classe dirigente del Partito di cui ha asceso nel cursus honorum praticamente tutte le tappe diventando uno dei leader del Socialismo Italiano però nella fase nella quale i socialisti non erano più i protagonisti centrali della vita politica e democratica del paese.
Villetti si contraddistingueva per l’approccio serio e rigoroso nel considerare il socialismo ed il partito quasi obbligato a mantenere saldo il suo legame con le sue origini che affondavano le radici nel movimento operaio; Convintamente autonomista Villetti mutuava una linea di continuità con l’ispirazione lombardiana che considerava praticabile la prospettiva di una convergenza unitaria con il segmento separato comunista nella sinistra italiana.
Dalla politica attiva e di frontiera consumata nell’esperienza della federazione giovanile Villetti trasferì il suo sapere, il suo acume e la sua competenza nel giornale di Partito, L’Avanti! dove di fatto ricoprí la co-direzione assieme ad Ugo Intini negli anni del Rinnovamento e nella difficile ma esaltante esperienza dell’esperienza del primo Governo a guida Socialista.
L’impianto unitario del Partito dell’epoca non confinó Roberto in un cono d’ombra, tutt’altro, dialogava direttamente con Palazzo Chigi di cui era interlocutore privilegiato con il compagno Giuliano Amato e dalla trincea dell’Avanti! assieme a giovani giornalisti come Correr, Sciubba, Genah, Vecellio ed altri rinnovó la testata nel suo linguaggio e nell’impronta giornalistica;
La rottura traumatica del 92-94 provocò in lui sconcerto e delusione; estraneo alle lotte di corrente ed alle degenerazioni del sistema (Roberto subì una cocente delusione dalla sua mancata elezione al consiglio comunale romano) dapprima si rinchiuse in una situazione di pre-abbandono e successivamente fu richiamato alla lotta da vecchi sodali come Boselli e Del Turco.
Villetti fu il teorico pratico della resistenza socialista, e perche essa fosse praticabile scelse il mantra della discontinuità con il periodo “aureo” della gestione Craxiana.
Fu il periodo di massima frizione con una parte importante della comunità socialista , aveva fatto propria la teorizzazione marxiana del “morto che non deve acchiappare il vivo” convinto com’era che il socialismo italiano potesse sopravvivere a se stesso soltanto operando una simbolica catarsi producendo oblìo sul passato e investendo sul futuro.
Naturalmente l’operazione iniziale negli anni successivi si corresse verso una visione più realistica delle cose e consentí anzi spinse ad una più ampia riconciliazione Politica fra i socialisti che si erano drammaticamente dispersi in diaspora e divisi sull’interpretazione delle vicende di “mani pulite”
Mi chiese di candidarmi per le europee con i socialisti democratici, mi confessava la sua grande pena per le condizioni di mio padre Bettino che aveva in considerazione per avergli conferito l’onore di poter dirigere il giornale che fu diretto da Bissolati Mussolini, Nenni, De Martino, Lombardi, Saragat, Pertini e grandi intellettuali come Silone, Arfé ed altri.
“devi spiegare a Bettino che purtroppo non sarà sufficiente sventolare il bandierone socialista per far tornare tutti all’ovile e che il nostro compito é quello di non far cadere su di noi la dannazione della memoria, anche della sua..”
Per questo cercó una strada politica nell’osmosi con i radicali e per questo successivamente aderí all’idea della
costituente socialista il cui fallimento politico provocó in lui una delusione talmente grande da determinare un distacco fisico dalla nostra Comunità.
Voglio ricordarlo come un uomo colto e profondamente buono anche nelle sue asprezze intellettuali, amante del paradosso e della citazione afferente alla nostra storia che spesso utilizzava come pietra di paragone alle nostre insidie politiche del presente.
Era uno di noi, e quando se ne va un nostro compagno di strada non possiamo che sperare che vi sia qualcun altro che sappia proseguire con la stessa intensità e la stessa passione la lotta politica.
Villetti ha speso la sua vita per la nobile causa socialista noi gli rendiamo omaggio come meritano i protagonisti di una storia secolare; con gratitudine, riconoscenza ed affetto.