PIERO DI COSIMO, LA PIETÀ DI PRECI, I FACCHINI DI FIRENZE

DI VANNI CAPOCCIA

 

Preci in Valnerina oltre a esportare i chirurghi della “Scuola chirurgica di Preci” esportava a Firenze facchini per la dogana o per esercitare il lavoro del procaccia, i moderni trasportatori e riders, che dietro compenso portavano merci da un luogo a un altro.

Gente dedita alla fatica che a Firenze ebbe nel tempo una sua corporazione e mantenne un legame con il luogo d’origine creando ad Abeto la “Confraternita dei Fratelli della Madonna della Neve”. Formavano una specie di Isola fiorentina in Valnerina che portava fiorini, termini toscani ancora rintracciabili nel dialetto locale, ricchi arredi liturgici e quadri per le chiese.

Tra questi la Pietà di Piero di Cosimo pittore che Vasari descrive come persona solitaria e selvatica che non curava se stesso, la casa o l’orto e lasciava che tutto avesse il proprio corso senza cura.

Sarà stato per questo tenere “una vita da uomo più tosto bestiale che umano” (Vasari) che Piero di Cosimo provò simpatia per i rustici facchini della Valnerina accettando di dipingere una pala d’altare per la chiesa di San Martino di Abeto a Preci in accordo con il gusto montanaro e non contemporaneo dei committenti senza dar sfogo alla sua fantasia libera e irrequieta come era solito fare.

Una Pietà (alla Galleria Nazionale dell’Umbria nella cornice originale) lineare, neoquattrocentesca, popolana. La Madonna al centro che regge il corpo di Cristo aiutata da san Giovanni e dalla Maddalena, san Martino che divide il mantello con il povero, angeli in alto che reggono strumenti della Passione e il Golgota in evidenza a evocare il sacrificio di Cristo e i monti da cui provenivano i facchini di Firenze.