BASTA MERENDINE, SIAMO ALLA FRUTTA

 

DI MARIO SEMINERIO

 

 

 

 

 

Fantastico, dove si firma? Poi vai a grattare sotto la superficie e scopri che questo gettito aggiuntivo se ne va per finanziare aumenti rigorosamente a pioggia ai docenti, senza neppure fingere selezione e merito (orrore!). Una classe politica fallita scopre così il nuovo proiettile d’argento, per masturbare il proprio ego ipertrofico da ingegneri sociali.

Nasce quindi il Pigou Fans Club, che sarebbe l’accozzaglia di quanti si richiamano alle imposte pigouviane per riorientare i comportamenti sociali. Ma l’equivoco di fondo è che l’imposta pigouviana nasce per contrastare le esternalità negative prodotte dall’inquinamento e per determinare l’allocazione socialmente ottimale delle risorse; di conseguenza non serve per fare cassa o produrre gettito stabile nel tempo, a meno di fallire nel proprio scopo.

I pigouviani di casa nostra sono spesso quelli che vedono “inquinamento sociale” in condotte che non causano vere esternalità negative, e di conseguenza pensano alla tassazione come ad uno “strumento di rieducazione delle masse”. Tutto molto totalitario ma la cosiddetta cultura profonda del nostro paese produce quello, alla fine.

Se un’imposta pigouviana funziona, il suo gettito si esaurisce nel corso del tempo. Che venga -forse- sostituito da altro gettito, su altri consumi meno “negativi”, rileva assai poco. Davvero il ministro Fioramonti e quelli come lui pensano che mettendo un’accisa sulle “merendine” si riesca a mantenere stabile nel tempo l’esborso per le spese di scuola ed università?

Questo peraltro è lo stesso atteggiamento di chi da noi teorizza di aumentare l’Iva “perché serve a spostare la tassazione dalle persone alle cose”, sottintendendo che l’aumento servirebbe a ridurre, che so, l’Irpef o i contributi in busta paga. Quando fai notare che questa considerazione è demenziale, perché qui non stiamo parlando di spostamento neutrale del carico fiscale ma di aumento del medesimo per ridurre il deficit, gli scienziati cambiano immediatamente discorso.

Non analizzerò le cosiddette merendine ma mi limiterò a constatare che è difficile considerarle junk food, vista l’evoluzione culturale degli ultimi anni, che ha impattato anche su questi alimenti. Quanto al balzello aggiuntivo sui voli aerei, pensate che non sarebbe utilizzato per ridurre i costi della mobilità ferroviaria, soprattutto locale, ma per chiudere buchi di bilancio, diretti ed indiretti.

Nel frattempo, abbiamo uno stato fallito che cerca di tenere viva una compagnia di bandiera che definire decotta è un eufemismo, e vuol farla comprare dalla compagnia ferroviaria statale, che a sua volta ha già iniziato a far cassa sul segmento premium di domanda, quella dell’Alta velocità, per prepararsi ad attutire il colpo del fallimento dell’acquisizione.

Ed ora, chiudete il cerchio: se tutto va bene, in Italia avremo gli utenti ferroviari, quelli del mezzo “verde”, che pagheranno il balzello per tenere in piedi il mezzo inquinante, che immagino sarà sempre più tassato, se questo è il trend globale. Almeno sino all’arrivo, che so, di motori a idrogeno. Però bisogna ammettere che noi italiani siamo dei veri precursori, visto che abbiamo già iniziato ad aumentare le tasse d’imbarco aereo per pagare la cassa integrazione ai dipendenti Alitalia, a oltranza e senza il tetto retributivo che hanno i comuni mortali. Più verdi di così!