LA FAVOLA DI DORIN NON PIACE ALLA LEGA E CHIEDE UN’INTERROGAZIONE PARLAMENTARE

DI CLAUDIA PEPE

Leggo sul “Fatto Quotidiano” un articolo di Alex Corlazzoli in cui scrive che un’eurodeputata leghista vorrebbe fare un’interrogazione parlamentare contro un libro per ragazzi del giornalista e scrittore Federico Taddia intitolato “Girigirotonda”. Certo fare un’interrogazione parlamentare contro una favola, un libro, riporta a memorie che non vorremmo mai rivivere. Una favola per bambini come quelle che nelle nostra infanzia abbiamo divorato con gli occhi, quelle che le nostre piccole mani accarezzavamo fino a consumare le pagine, quelle che volevamo non finissero mai. Questo libro edito da Mondadori parla di Dorin una bambina rom figlia di giostrai, “che vende rose e fazzoletti al semaforo lava e pulisce tutti i giorni il semaforo perché lo possano vedere bene bene anche da lontano e se qualcuno attacca un adesivo o fa una scritta sul semaforo, lei si arrabbia moltissimo. Quando si rompe una lampadina telefona in Comune, fa la voce da mamma e dice: Presto, c’è un semaforo rotto. Correte subito”. E quando qualcuno la tratta male raccoglie tutte le sue lacrime in una bottiglia di vetro. Certo se la protagonista non fosse stata rom ma una bambina povera come “La piccola fiammiferaia”, “ Cenerentola” e mille altre racconti che le nostre mamme ci raccontavano fino alle lacrime, forse l’eurodeputata non sprecherebbe il suo tempo così prezioso allo Stato per un’innocente ed educativa storia che insegna quanto i bambini siano migliori di noi, quanto una parola buona e un sorriso può soddisfare una giornata, quanto l’empatia e la “com-passione”, debbano far parte della nostra vita per abbattere queste muraglie che hanno costruito per allontanarci sempre più. Io mi sento un’immigrata e un’extra comunitaria, pensando a quando la mia famiglia era rifiutata perché erano meridionali. Mi sento una Rom perché per anni ho girato da precaria tutta la provincia. Io mi sento una diversamente abile perché non so guidare, perché sono ammalata e sono senza capelli. Ma, per fortuna, sono un’insegnante e sono fiera di accogliere tutti i ragazzi del mondo. Sono felice perché la Scuola è uno dei pochi luoghi dove i ragazzi di tutte le origini non sono umiliati, ma riempiono i nostri vuoti con la loro diversità. La scuola dev’essere ricerca di ampi spazi e dove persone prive di umanità non possono entrare. Perché come Dorin anche noi raccogliamo le nostre lacrime in bottiglie colorate, ma guardando la vita fiorire davanti a noi, le trasformiamo in un arcobaleno di stelle filanti.