VOLLEY. L’ADDIO DI FRANCESCA PICCINI A QUARANT’ANNI

DI VANNI ZAGNOLI

Francesca Piccinini ufficializza l’addio al volley, a 40 anni. Così si raccontava per il Giornale, verso la sua 4^ olimpiade. Lasciò la nazionale al penultimo torneo, prima della 5^

 

 

Francesca Piccinini c’è, disputerà la sua quarta Olimpiade, assieme a Eleonora Lo Bianco. Tra le dodici convocate, la centrale-mamma Jenny Barazza e le due Paola come libero, Cardullo e Croce; esclusa l’opposto Serena Ortolani.

Da inizio anno la schiacciatrice massese è tornata protagonista a Bergamo, ha trascinato le ex campionesse d’Italia della Norda Foppapedretti al successo in supercoppa italiana, a metà febbraio su Villa Cortese, che poi ha eliminato le orobiche nei quarti di Champions League e in semifinale scudetto.

Francesca, perchè a novembre rinunciò alla coppa del mondo, vinta a sorpresa dall’Italia?

“Mi sentivo stanca e non capivo il motivo. Faticavo lavorando in palestra con i pesi, muscolarmente ero debolissima. Avvisai il ct Massimo Barbolini, era giusto convocare le più in forma, per il Giappone, servivano 12 ragazze forti e al top, con umiltà mi sono esclusa”.

Fu una scelta condivisa, come per l’Europeo saltato nel 2007?

“Ovviamente. Dopo qualche giorno scoprii di avere un forte scompenso alla tiroide, valori 300 volte superiori alla norma. Poi alla malattia si era associato un infortunio alla caviglia, lo schiacciamento di un tendine, mi si gonfiava la gamba e non capivamo”.

Ora come sta?

“Da inizio 2012 le cose sono migliorate, adesso bene”.

Quale cause per quello squilibrio organico?

“Non le conosco. Si tratta di una malattia debilitante per il fisico, i sintomi influiscono sul rendimento”.

A fine luglio comincia il torneo olimpico.

“L’obiettivo rimane la medaglia, manca solo quella, dopo il nono posto di Sydney e i quinti di Atene e Pechino. Tengo tanto alla nazionale, molte volte ho sacrificato la mia salute per la maglia”.

In campionato quando è rientrata?

“Dal 2012, a tutti gli effetti. Nelle settimane precedenti concedevo qualche cambio, aiutando un minimo le compagne. Nei playoff ero la solita Picci”.

Un anno fa Leo Lo Bianco si fermò per due mesi, operata di tumore al seno. Legavolley l’aveva proposta come portabandiera, l’onore tocca a Valentina Vezzali.

“Il movimento della pallavolo ha spinto molto la sua candidatura, ovvio il mio tifo per lei. Credo però che tale onore vada concesso per meriti sportivi, approvo la scelta del Coni”.

A 33 anni, prepara la 20^ stagione da professionista, non è ancora stanca della pallavolo?

“Resta la mia vita, ho tanta voglia di giocare e pure molte cose da imparare. Giocherò a Torino Chieri”.

Sara Anzanello è in Azerbaigian, Carolina Costagrande in Cina, Antonella Del Core e Simona Gioli sono in Siberia. Perchè tante azzurre scelgono paesi lontani?

“In Turchia e Russia investono tanto per alzare il livello dei loro campionati, peccato non vederle più in Italia. Peraltro è un’esperienza che tutte dovrebbero fare”.

Piccinini fu la prima, a neanche 20 anni giocò in Brasile.

“Già, resto l’unica italiana che abbia giocato in Sudamerica. Dopo 4 anni Maurizia Cacciatori andò in Spagna”.

A carriera terminata si dedicherà al mondo dello spettacolo?

“Per ora ho in testa solo il volley, ogni tanto nel tempo libero faccio qualcosa di diverso, magari un giorno la settimana. Ho rifiutato tante proposte”.

Proprio Cacciatori andò all’Isola dei famosi, lei?

“Non amo i reality, preferirei Ballando con le stelle. Imparerei a danzare, sono intraprendente”.

Senza la penalizzazione, l’Atalanta avrebbe concorso per l’Europa League, nell’ultimo campionato…

“Da 13 anni abito a Bergamo, sono diventata un po’ nerazzurra, la squadra di calcio per la città è come il primo amore, non lo scordi mai. Andai a vedere alcune partite, ho conosciuto diversi giocatori, mi spiace per quanto hanno vissuto. Qualcuno aveva sbagliato e la piazza ne ha pagato le conseguenze, allora che sia d’insegnamento per tutti. Personalmente ritenevo che il club non andasse penalizzato oltremisura e dunque sono soddisfatta delle decisioni della giustizia sportiva”.

Da “Il Giornale”