I TRIONFATORI DEGLI EMMY. GLI OSCAR DELLA TV CHE NE HANNO FATTO LA STORIA

DI GIOVANNI BOGANI

Non è proprio la notte degli Oscar, i toni sono un po’ più tranquilli, qualcuno ha l’aria di ritirare un premio aziendale, con la voglia di tornare subito in regia, o al montaggio, e non lì sul palcoscenico, con tutte le luci addosso. Per arrivare al palco, ci arrivano piano, salutando i colleghi, domattina si torna a lavorare. Ma ci sono anche delle mise eccentriche, scolli folli da red carpet, abiti di latex nero, Gwyneth Paltrow elegantissima, e reggiseni probabilmente messi fuori legge.

Sono gli Emmy, gli Oscar della televisione. Sono andati in scena la scorsa notte, ora italiana. E hanno fatto, in qualche modo, la storia. Perché la televisione è sempre più importante, e i suoi prodotti – gli show, le serie, le miniserie – sono sempre più cult. E dunque ieri notte, in una cerimonia senza presentatore, come era accaduto anche per gli Oscar, hanno trionfato “Il trono di spade”, la miniserie “Chernobyl” e la serie comica “Fleabag”. In una serata in cui si è parlato di politica, di diritti civili e personali, di diversità.

Primo trionfatore, “Il trono di spade”, “Game of Thrones”, andata in onda su Sky lo scorso aprile, in contemporanea con gli Stati Uniti. Aveva già stabilito il record di nomination, 32: ha portato a casa 12 Emmy, tra cui quello più importante, come miglior serie nel genere drammatico. Vince anche, come miglior attore non protagonista, Peter Dinklage che stabilisce un record, con quattro vittorie in otto anni, le ultime due consecutive. Con i suoi 135 centimetri, causati dalla acondroplasia, Peter Dinklage ha dominato il palco. “Sono fortunato di essere membro di una comunità che è difende tolleranza e diversità”, ha detto nel suo discorso di ringraziamento. Nella serie, Dinklage è Tyrion Lannister, eroe molto umano. Il suo trionfo è motivo di orgoglio e riscatto, per molti attori affetti da nanismo.

Non è un trionfo totale per “Il trono di spade”. Non hanno vinto gli attori protagonisti, forse anche per un sovraffollamento di nomination: nella categoria “migliore attrice”, c’erano addirittura quattro candidate che facevano parte della serie. Alla fine nessuna ha vinto, e miglior attrice è stata incoronata Jodie Cormer, per la sua interpretazione in “Killing Eve”. La vittoria del “Trono di spade” è anche il canto del cigno della serie. Che si è conclusa, anche se in realtà sono già in produzione due prequel, ma senza i personaggi conosciuti sinora.

Trionfa anche la miniserie “Chernobyl”, prodotta da Sky e HBO, che racconta il disastro nucleare del 1986, quello che ci tenne chiusi in casa per mesi, con il terrore delle scorie radioattive e della lattuga contaminata. “Chernobyl” vince i premi per la miglior miniserie, per la miglior regia in una miniserie a Johan Renck, e la miglior sceneggiatura. La miniserie ha smosso molte coscienze, e addirittura ha provocato un turismo macabro nei luoghi della tragedia, in Ucraina. Dove molti turisti si avventurano nella Pompei sovietica di Pripyat’, città-fantasma bloccata a 35 anni fa.

La terza serie che trionfa agli Emmy è “Fleabag”, che vince nella categoria commedie: Phoebe Waller Bridge, la creatrice e scrittrice della serie, si è aggiudicata anche il titolo di migliore attrice.

Infine, c’era una gara nella gara, quella fra i grandi network. Fra il colosso via cavo HBO, cui sono abbonati il 30 per cento degli americani, e Netflix, il servizio di streaming con una politica aggressiva di produzione. Quest’anno la spunta la HBO su Netflix, 32 premi contro 27. Amazon conquista 15 titoli.

Tanti sono i temi che scorrono sottopelle a questi premi. Hollywood si dimostra, ancora una volta, molto liberal. Bill Porter, la star di “Pose”, premiato come miglior attore protagonista nella categoria drama, battendo Kit Harington del “Trono di spade”, è il primo afroamericano apertamente gay a vincere il riconoscimento. “Sono contento di aver vissuto abbastanza a lungo da vedere questo giorno”, dice sul palco.

Patricia Arquette, premiata come miglior attrice non protagonista per “The Act”, ha chiesto a gran voce l’uguaglianza per le persone trans, dedicando la statuetta alla sua sorella Alexis.

E Michelle Williams, miglior attrice in una miniserie per “Fosse/Verdon”, ringrazia per “essere stata pagata quanto i suoi colleghi uomini”, riproponendo la questione della parità dei compensi, più volte sollevata negli ultimi anni dai movimenti femminili nello spettacolo.