“LA MATTINA DOPO” ULTIMO LIBRO DI MARIO CALABRESI

DI GIORGIO LEVI

Ho letto il libro, appena uscito, di Mario Calabresi “La mattina dopo” (Mondadori Strade Blu, 133 pagine, 17 euro). E’ scritto benissimo, l’ho letto in una sera. Consigliato.
Calabresi è stato il mio ultimo direttore a La Stampa, prima della mia pensione. Di tanti che ho avuto, da professionista, ricordo soprattutto il primo: Gaudenzio Capelli, direttore di Topolino. Uomo geniale, d’altri tempi, gentilissimo. In mezzo una miriade di direttori tronfi e spesso arroganti. E il più delle volte mediocri giornalisti.
Calabresi non appartiene a questa nebulosa. Molto criticato per le sue direzioni, sia a La Stampa sia a Repubblica, anche dai suoi stessi redattori, ha mantenuto in tutti questi anni (come nel tempo in cui era stato corrispondente di Repubblica dagli Usa) uno stile e una capacità narrativa non comuni. E questo libro è la somma di tanti anni di un giornalismo che oggi appare invecchiato e che invece conserva quella meravigliosa capacità di farsi leggere. Per scoprire le qualità che hanno i reporter di scavare nelle storie degli altri, di capire, trasmettere sensazioni, qualche volta anche commuovere.
Calabresi è capace di tutto questo. Il libro prende spunto dal suo licenziamento da direttore di Repubblica e da quello che ha provato la mattina dopo svegliandosi senza avere più un lavoro. E così è andato a scoprire che cosa hanno provato altri nella stessa situazione. Chi per la morte di un congiunto, chi scampato ad una disgrazia, chi travolto da una guerra.
Lo ha fatto anche con la storia della sua famiglia, non molto differente da quella di molte altre. Con delicatezza, toni pacati, con la voglia di sapere senza forzare la mano, senza chiedere troppo ai suoi interlocutori, adagio. Il giornalismo di una volta.
C’è soltanto un dettaglio che non ha approfondimenti. Il suo incontro con Giorgio Pietrostefani, l’uomo che fece parte del complotto che uccise suo padre, il commissario Luigi Calabresi. Scrive l’autore: “L’uomo che è stato condannato per avere organizzato l’omicidio di mio padre”. Calabresi è andato a cercarlo a Parigi, dove Pietrostefani vive da decenni in latitanza. Si sono visti, seduti nella hall di un grande albergo. Calabresi non dice nulla di che cosa si sono detti in quella mezz’ora di tempo. Zero. E’ certamente voluto, ma un giornalista, che cerca l’approfondimento delle storie che racconta, avrebbe dovuto, forse, raccontarlo ai suoi lettori. Per fare finalmente anche chiarezza su uno dei fatti più gravi della Storia di questo Paese. O Pietrostefani è stato così glaciale come negli anni dei processi? Questo, ed è un peccato, non lo sapremo mai.
Ps. La copertina del libro fa schifo. Ha un vaghissimo riferimento ad una storia narrata. Dovremmo esserci abituati, anche noi fan della collana Medusa, ma i tempi grafici dei libri sono proprio grami. Brutta faccenda.

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