QUELLE ROTTE MIGRATORIE CHE DIVENTANO LE BARE DELLA NOSTRA CRUDELTÀ

DI CLAUDIA PEPE

A voi che odiate il mondo, a voi che disprezzate le persone diverse, a voi che detestate l’umanità nata dall’altra parte del sole. A voi che umiliate uomini e donne che tengono stretta loro vita in un pugno di dolore.
Al Mar Mediterraneo culla di cuori e speranze. Bara innocente delle nostra crudeltà.
Sono circa 1.600 i bambini morti nel mondo lungo le rotte migratorie.
Erano bambini che non avevano nome, ragazzini che scappavano da una terra che non li voleva, bambini che non volevano uccidere le loro speranze in nome di una guerra che non conoscevano. Sono nati tra i colpi di mitragliatrice, nel fragore delle bombe. Hanno imparato a scappare veloce, quando hanno capito che per vivere dovevano nascondersi.
Loro non hanno nome, il loro nome lo conosce solo la loro mamma quando riesce a dirlo senza piangere. Loro che non si chiamano nessuno, ma hanno contro il mondo intero. Qualcuno li reputa extra comunitari, ed è vero. Sì sono extra, sono in più, sono qualcosa che non si desidera. Puzzano, hanno un colore diverso dal nostro, pregano in un’altra lingua, e respirano un dolore che noi non conosciamo. Ancora non hanno dato un nome a tutti i bambini che con i loro desideri illuminano quel mare così profondo. Chiamiamoli bambini che hanno sfidato la morte per amore, per un ricordo, per un cappellino che nascondeva il sole della loro terra. Un sole che illuminava gli occhi della loro madre.