E POI SI SCOPRE CHE IL SINDACO DI RIACE, TRIFOLI, ERA INELEGGIBILE

DI MARINA NERI

Da qualche giorno si rincorre la notizia che in base a un parere del Ministero dell’ Interno il neo sindaco del comune di Riace, il leghista Antonio Trifoli, sarebbe “ineleggibile.”

La notizia che rimbalza da sito a sito è eclatante per svariate ragioni.

Riace è il paesino della Locride assurto agli onori della cronaca per essere luogo di Accoglienza per antonomasia. Ogni viuzza del borgo antico respira l’ anima del vento che ha portato sulle sue coste Guerrieri di Bronzo famosi nel mondo e naufraghi derelitti come i gommoni su cui sfidarono il mare.

Riace è il sogno di Mimmo Lucano, il precedente sindaco disubbidiente che fece della solidarietà il simbolo di una nuova umanità per il quale è stato disposto a pagare in termini di responsabilità penale.

Riace è il luogo in cui qualche mese fa, sulla scia di un capitano di avventura, sul mantra dei ” porti chiusi” la lega ha avuto il 42 per cento dei voti eleggendo Antonio Trifoli quale primo cittadino.

Riace è il borgo in cui poche settimane fa il cartello inneggiante all’ accoglienza, come primo atto dell’ amministrazione è stato sostituito, con tanto di benedizione da parte dei chierici del posto, da un cartellone raffigurante i santi Cosma e Damiano.

Riace che, dulcis in fundo…scopre di avere un sindaco ” ineleggibile”.

Esiste una legge del 2000, la n. 267, che è il Vangelo per le amministrazioni. Si chiama Testo Unico per gli Enti locali. TUEL, comunemente conosciuto. Dal 2000 questo testo contiene due articoli importantissimi : art 60 e art. 61. Entrambi prevedono ed elencano le cause di ” ineleggibilitá”

Detti articoli sono chiari e non necessitano di particolare competenza giuridica per essere compresi.Non sono eleggibili a sindaco, presidente della provincia, consigliere comunale, provinciale e circoscrizionale:
il Capo della Polizia, i vice capi della polizia, gli ispettori generali di pubblica sicurezza che prestano servizio presso il Ministero dell’interno, i dipendenti civili dello Stato che svolgano le funzioni di direttore generale o equiparate o superiori ed i capi di gabinetto dei ministri, prefetti, vice prefetti, commissari di governo, agenti o funzionari di pubblica sicurezza; ufficiali delle Forze armate; ecclesiastici e ministri di culto; componenti di organismi di controllo sulle amministrazioni, e i dipendenti che dirigono o coordinano i rispettivi uffici, i magistrati, dipendenti della provincia o del comune nell’ ambito delle elezioni riguardanti quel comune o quella provincia, funzionari delle aziende a partecipazione dell’ ente, amministratori già in carica presso
altro Ente.

Antonio Trifoli è un ispettore della sicurezza, vigile urbano, presso il comune di Riace. Ha un contratto a tempo determinato.

Fino al 27 aprile, in base al TUEL non si sarebbe potuto candidare e dunque essere eletto.

La legge ancora una volta è chiarissima a riguardo e non necessita, se solo venisse applicata, di alcuna interpretazione. I soggetti che aspirano a candidarsi, sapendo di essere nelle condizioni di cui all’ art. 60 ( condizioni di ineleggibilitá) possono candidarsi a patto che si dimettano e lascino l’incarico entro termini perentori indicati dalle norme medesime.

Invece, Trifoli non si è dimesso, ha chiesto (e ottenuto) l’aspettativa non retribuita per motivi elettorali.

L’ aspettativa , ben si comprende, è cosa diversa dalle dimissioni e non è contemplata dal TUEL per i casi di eleggibilitá.

C’è una ragione che sta alla base della previsione normativa.

La particolare posizione pubblica del dipendente/funzionario che diviene candidato, potrebbe di fatto avere un notevole peso o ascendente più o meno legittimo sulla libera espressione del voto dell’elettore, potendo giungere a una sorta di coartazione della libertà del voto medesimo.

Lo ha stabilito la Costituzione all’ art. 51 comma 1 che “il diritto di accesso alle cariche elettive non è incondizionato, ma può essere esercitato solo in presenza dei requisiti stabiliti dalla legge”.
La legge c’è ed è il TUEL.

Forti di questa normativa all’ indomani delle elezioni a Riace sono stati presentati due ricorsi. Uno sottoscritto dalla candidata a sindaco della lista in cui era candidato a consigliere lo stesso Mimmo Lucano e un altro sottoscritto da tre cittadini elettori. I giudizi ancora pendono.

Tuttavia la direzione centrale per gli Uffici territoriali del Governo e per le Autonomie locali del ministero dell’Interno ha espresso un parere a riguardo in questi giorni in cui ha ribadito la validità della vigente normativa e la conseguente ineleggibilitá del neo. Sindaco di Riace. Nel parere si legge anche
che ” non ha importanza se il dipendente/candidato sia legato al Comune da un rapporto di lavoro a tempo parziale o a tempo pieno oppure che l’impiego sia di diritto pubblico o privato, avendo importanza solo l’elemento della “subordinazione del prestatore di lavoro rispetto all’Ente pubblico”.

La palla, essendo chiarissima la legge, sarebbe dovuta passare immediatamente al Consiglio comunale, organo deputato per legge a invalidare l’ elezione del sindaco nella sua prima seduta e prima di deliberare su altro. L’ art. 41 del TUEL è esplicito a riguardo.

Anche stavolta, probabilmente, sarà la magistratura a giungere prima dei politici distratti da troppe cose.Santi e Rosari inclusi.

Foto di Marina Neri