EMERGENZA RIFIUTI A ROMA: RAGGI CONTRO TUTTI, I CITTADINI CONTRO L’AMA

DI GIANLUCA CICINELLI

Solo pochi giorni fa circolava la voce negli ambienti della politica capitolina di una ricandidatura a sindaca di Virginia Raggi. L’emergenza mondezza dovrebbe spazzare via l’ipotesi, ed è forse l’unica cosa che viene spazzata via a Roma in questi giorni, viste le dimensioni da vera e propria emergenza sanitaria che ha assunto la questione dei rifiuti abbandonati nelle strade.
La sindaca sostiene che Ama non fallirà, nonostante le dimissioni del Cda di due giorni fa, e chiede una proroga fino alla fine di gennaio rispetto alla proroga fino al 15 ottobre concessa al Comune nell’ordinanza della Regione Lazio che consente di trattare la spazzatura negli impianti del Lazio. Ma mentre parla in consiglio comunale tutte le opposizioni unite escono polemicamente dall’aula lasciandola sola. Ai romani però poco importa delle beghe politiche, dopo l’allerta sanitario lanciato ieri dall’Ordine dei medici, che invita a non perdere tempo, e, soprattutto, dai presidi delle scuole romane, che temono un’ondata d’infezioni tra gli studenti, a causa dell’accumularsi di cataste di spazzatura sempre più ingombranti dinanzi agli istituti.

Ieri la Giunta regionale del Lazio ha approvato un’intesa con la Regione Marche per conferire e trattare circa 5.500 tonnellate al mese, per i prossimi sei mesi, di rifiuti indifferenziati a cui si aggiungono gli accordi con l’Abruzzo per arrivare a smaltire altre 9.500 tonnellate al mese di rifiuti. Il governo nazionale segue con attenzione l’emergenza romana, prima con il ministro per l’ambiente Sergio Costa, che nega di aver lasciato sola la Sindaca e lo fa mostrando gli accordi del ministero sempre con l’Abruzzo, che portano a 30.000 tonnellate lo smaltimento concordato con la Sindaca nella cabina di regia tecnica per la crisi. Anche il ministro della Salute Roberto Speranza fa sapere di essere in contatto con la Raggi per monitorare costantemente la situazione dopo l’allerta sanitario lanciato dall’Ordine dei medici.

Poche scuse quindi per la giunta monocolore M5S a Roma, su cui ricade la principale responsabilità della cattiva gestione dell’Ama, mentre sono arrivate a 3000 le pratiche avviate dai cittadini romani per chiedere il rimborso dell’80% della Tari, la tassa sui rifiuti, presentate da alcune associazioni di consumatori con il Codacons in prima fila. Il presidente Carlo Rienzi però parla esplicitamente di presentare una denuncia penale contro la giunta per il reato di Epidemia colposa, se la situazione varcherà la soglia di emergenza. Per non parlare dei reclami che gli utenti hanno rivolto personalmente all’Ama utilizzando il telefono, che secondo i dati della municipalizzata sono stati almeno centomila dall’inizio del 2019. Una situazione esplosiva, che se non contenuta potrebbe portare a rivolte dei cittadini esasperati, su cui la politica e i partiti hanno ormai poca capacità di controllo.

Ma Virginia Raggi prosegue la sua corsa affannata e pur ammettendo la crisi della mondezza assicura di aver chiesto al nuovo amministratore unico dell’Ama Stefano Zaghis di ripulire la città e i bilanci. “Ama deve essere più efficiente – ha affermato la Sindaca – ma non possiamo derogare alla regolarità dei conti”. Le stesse cose affermate in occasione dei cinque cambi di vertice nell’azienda in tre anni. Per la prossima settimana è prevista una nuova riunione al ministero dell’Ambiente della cabina di regia tecnica, dove, da ambienti interni alla segreteria del ministro, si registra la disponibilità del governo ad avallare la richiesta di proroga alla Regione Lazio sul termine del 15 ottobre.

Da registrare infine un intervento sulla sua pagina Facebook dell’ex sindaco Ignazio Marino, ormai oscurato dai media, a cui spesso Virginia Raggi ha attribuito la responsabilità della pesante situazione ereditata sulla raccolta dei rifiuti. “A prescindere dal fatto che la discarica avrebbe dovuto essere chiusa 6 anni prima di quando io venni eletto, per disposizione dell’Unione Europea, e che oggi sono trascorsi altri 6 anni dalla chiusura – scrive l’ex primo cittadino – esprimo il mio pensiero non per partecipare al dibattito politico, bensì per esprimere ancora una volta la frustrazione di vedere cancellato il piano e gli investimenti per una serie di impianti che stabilimmo nel 2014-2015 e che, se non fossero stati cancellati oggi utilizzerebbero una parte significativa delle 500.000 tonnellate/anno di rifiuti umidi per produrre gas. Quegli impianti, chiamati biodigestori, avrebbero trasformato i rifiuti in ricchezza.
Inoltre – conclude Marino – esistono alcuni inceneritori di proprietà di Acea Gruppo (quindi inceneritori esistenti, non nuovi inceneritori), l’azienda di cui Roma Capitale detiene la maggioranza delle azioni, che potrebbero essere sottoposti a un rapido ammodernamento e permetterebbero di smaltire gran parte dei rifiuti che vengono inviati ad altre Regioni”.