GIULIO REGENI, A TRE ANNI DALLA MORTE, NESSUNA VERITÀ

DI CLAUDIA PEPE

Sono passati ormai più di tre anni dalla scomparsa di Giulio Regeni. Dopo più di tre anni, la verità su non è stata appurata, tante parole, tante promesse. Nessuna mantenuta.
Il «dolore necessario» non finisce mai, è un dolore che si rinnova ogni secondo della tua vita come fosse nato insieme a te. Paola, la mamma, era senza una lacrima negli occhi, quando con voce ferma dichiarava guerra alle menzogne. Una lezione di alta politica a tutto il nostro governo. Le mamme che perdono un figlio si riconoscono subito, hanno un urlo nero mischiato alla compostezza del dolore, come le stelle in pieno giorno, l’amore davanti alla morte.

Perdere un figlio non è da tutti, riconoscere tutti i mali del mondo in un viso trafitto dall’oscenità del tempo che non si ferma, appartiene a chi ha sempre creduto che si possa cambiare una società malata, donando il proprio figlio nelle mille strade che portano alla verità. Il suo viso, dove si nascondono tutte le lacrime dell’universo, è scolpito nella potenza dell’uomo di fronte alla supremazia dell’orrore, dello sgomento e della follia, di fronte alla quale chi non è una madre sopravvissuta al figlio diventerebbe piccolo ed inequivocabilmente solo.

Le mamme che perdono un figlio hanno sempre combattuto nella loro vita ed è per questo che i loro figli non si sono mai accontentati di reprimere il desiderio di giustizia, l’espressione dell’onestà, l’utopia di un’etica illuminista. Le mamme che accompagnano i loro figli nelle bare, di solito, hanno sempre una visione progressista, qualcuno le chiama visionarie, folli, matte, solo perché credono prima di vedere, sentono prima di toccare, sorridono prima di sognare. Le mamme che perdono un figlio, spesso, lo regalano al mondo, perché sanno che le relazioni umane e l’idealismo sono mete da rincorrere, da ricercare, da tracciare.

Le porte, per noi mamme che hanno perso un figlio, non si aprono più. Nei loro armadi andiamo a ritrovare il loro profumo, prepariamo per loro i regali di Natale e conserviamo le loro sigarette. Noi mamme figlie di una guerra che resiste ai nostri morsi di libertà, guardavamo i nostri figli e sognavamo per loro una vita dove la bellezza non avesse pretesto per esistere. Vogliamo verità e giustizia per Giulio, per tutte le vittime che non si chiamano Giulio e per le madri avvolte da un grido che non possiamo non sentire. Trafitti da mani che non si nascondono il viso.