IL BOSCO DELLA DROGA. MILANO VUOLE SCROLLARSI DI DOSSO L’OMBRA DI ROGOREDO

DI COSTANZA OGNIBENI

“Sulla questione del bosco di Rogoredo c’è molta soddisfazione. Un anno fa non avremmo messo la firma per come siamo arrivati oggi”

Sono cariche di orgoglio le parole del neo-ministro dell’interno Luciana Lamorgese, pronunciate durante la conferenza stampa seguita al Comitato nazionale per la sicurezza tenutosi Venerdì 4 Ottobre a Milano. E per comprendere a cosa si riferisca, occorre tornare indietro di qualche ora, quando, in quell’angolo dimenticato di una città che non fa altro che correre e manifestarsi nel pieno del suo sviluppo, sono stati sequestrati ben 5 chilogrammi di droga. È stata la Polfer, la polizia ferroviaria di Milano, a portare alla luce il bottino, dopo aver passato al setaccio quel pezzo di terreno incolto, ubicato tra i due viadotti autostradali di San Donato Milanese e Via Rogoredo.

Siamo nell’area Sud-Est della città, decisamente al di fuori degli anelli in cui lo sferzante capoluogo lombardo rivendica ogni giorno la sua immagine di capitale della moda, del design, del business. La città eternamente giovane; la città dei giovani rampanti che vengono a cercare opportunità di lavoro, la città dove i rampolli di buona famiglia si iscrivono nelle università più prestigiose; quella stessa città in cui, tra un Martini e uno spritz, ti ritrovi come niente, nel cuore delle feste più glamour. La città degli eventi, delle atmosfere, la città dove tutto è experience, ammesso che qualcuno abbia capito che vuol dire. E come in tutte le realtà, basta svoltare l’angolo, basta lasciarsi alle spalle quel mondo patinato che i mass media tendono a propinarci in ogni modo – e nel quale gli stessi milanesi faticano a riconoscersi – che, come niente, eccola lì, la verità. È lì che ci attende, come sempre dietro la porta, in una periferia per anni dimenticata dal mondo. Una periferia dove, improvvisamente, e forse un po’ troppo tardi, si è deciso di porre fine a una consuetudine le cui conseguenze saranno ora sotto gli occhi di tutti.

Sono stati eroici, i poliziotti che con l’aiuto dei cani anti-droga, dopo l’arresto dei due giovani spacciatori dello scorso Mercoledì 2 Ottobre, hanno proseguito le ricerche dissotterrando le scorte rimaste. Non sappiamo ancora se l’operazione sia stata completata o se c’è ancora qualche residuo da portare alla luce; quello che sappiamo per certo è che, mentre nei migliori film a lieto fine avremmo visto i due uomini impugnare una bella medaglia al valore, accompagnati dalla scritta “The End” che ci invita a lasciare la poltrona, qui, nella realtà, dove i lieti fini non esistono, dovremo fare i conti con tutto ciò che ne conseguirà. E, sia ben chiaro, sono conseguenze dovute non all’arresto degli spacciatori e al sequestro degli stupefacenti – azioni necessarie quanto coraggiose per le quali, si spera, verranno dati gli opportuni riconoscimenti – bensì a un’indifferenza che ha permesso che negli anni si venisse a creare una realtà come quella del bosco di Rogoredo. Un bosco da cui la gente entrava e usciva senza sosta, giorno e notte, giusto il tempo per andare a racimolare gli spicci per procurarsi la dose per poi rientrare per acquistarla e spararsela in qualche modo. Per endovena, fumandola, aspirandola. Poco contava il modo, l’importante era il risultato; l’importante era quella sensazione di estasi in grado di allietare e distruggere allo stesso tempo.

Certo, tornando al blitz appena concluso, meglio tardi che mai, direbbe qualcuno. Ma quello che dovrebbe far riflettere è che sembrerebbe che la missione sia partita già da qualche mese, quando Milano è stata proclamata città delle Olimpiadi invernali per il 2026. E sarà il vicino quartiere di Santa Giulia il luogo in cui avverranno gli incontri di hockey sul ghiaccio, in un palasport che verrà interamente edificato per l’occasione: l’ordine di tirare a lucido l’intera zona è solo il primo degli step che andranno affrontati, ed è un vero peccato che, ancora una volta, ci sia bisogno di un input dall’esterno perché si decida di affrontare il problema. Inutile chiedersi per quanto tempo si sarebbe protratta quella situazione, se l’input non fosse arrivato. Una realtà fatta di prostituzione, spaccio, consumo, squatting, alla quale adesso si sta sostituendo quella, non meno angosciante, delle cosiddette crisi di astinenza: convulsioni, brividi, e un dolore lacerante in tutto il corpo, accompagnate dalle grida che reclamano “la roba”. Erano le 23 di Mercoledì 2 Ottobre, ad arresto degli spacciatori appena avvenuto, quando il banchetto dei volontari dell’ordine di Malta posizionato proprio davanti la stazione di Rogoredo, veniva preso d’assalto da quegli stessi consumatori che, in assenza della loro dose, si ritrovavano ora disidratati, affamati, disperati.

Occorrerà molto tempo perché l’ombra del bosco di Rogoredo abbandoni la spumeggiante Milano. Occorrerà molto tempo perché quelle stesse persone che per anni l’hanno abitato ritrovino un loro posto nel mondo. Occorrerà molto tempo perché, dietro l’azione dettata dalla necessità di un imminente evento, si ricavi quel tanto di umanità che, in ogni caso, ha tratto quelle persone in salvo.