MAFIA. BRUSCA NON ANDRÀ AI DOMICILIARI. LA CASSAZIONE RIGETTA IL RICORSO

DI CHIARA FARIGU

Si sarebbe ravveduto ‘o verru’ (il porco) detto anche ‘scannacristiani’, al secolo Giovanni Brusca.
Potrebbe pertanto potrebbe finire di scontare la sua pena agli arresti domiciliari, questa la richiesta dei suoi legali dopo il pronunciamento della procura antimafia. Nel ‘calore’ della sua famiglia. Quello stesso che il boss mafioso, uno dei più crudeli per ferocia e sprezzo della vita umana, ha negato agli altri.
A raccontare il suo, vogliamo chiamarlo, ‘curriculum’ lui stesso nel libro di Saverio Lodato: “Ho ucciso Giovanni Falcone. Ma non era la prima volta: avevo già adoperato l’autobomba per uccidere il giudice Rocco Chinnici e gli uomini della sua scorta. Sono responsabile del sequestro e della morte del piccolo Giuseppe Di Matteo, che aveva tredici anni quando fu rapito e quindici quando fu ammazzato (e poi sciolto nell’acido, dettaglio raccapricciante, quest’ultimo) commesso e ordinato personalmente oltre centocinquanta delitti.
Ancora oggi non riesco a ricordare tutti, uno per uno, i nomi di quelli che ho ucciso. Molti più di cento, di sicuro meno di duecento‘.

Neanche se vivesse altre cento vite il suo cuore, ammesso che ne abbia uno, sarebbe sfiorato dal ravvedimento. Figuriamoci dal pentimento.
Anche solo immaginare che la Corte di Cassazione, chiamata oggi a deliberare in merito, possa solo prendere come ipotesi la sua scarcerazione è da brividi.

Fatto che si aggiunge all’altra sentenza attesa oggi della Corte Ue sul possibile respingimento del ricorso presentato dall’Italia relativo all’ergastolo ostativo. Lesivo per la Corte dei diritti umani. E quindi da rimuovere.

Da fonti giudiziarie giunge il parere (negativo) espresso dal Pg della Cassazione: no ai domiciliari. L’ex boss, ha spiegato il giudice Cassandro non si sarebbe ravveduto a sufficienza, pertanto, resti in carcere. Gli ermellini, nell’udienza camerale odierna hanno rigettato il ricorso: Brusca non andrà ai domiciliari

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