PERCHE’ IL PD DEVE FAR CADERE IL GOVERNO CONTE CON LA LEOPOLDA

DI PEPPINO CALDAROLA

Nicola Zingaretti ha ormai molto materiale per una riflessione seria. Il governo Conte traballa malgrado il buon lavoro che stanno facendo il ministro Roberto Gualtieri e la ministra Luciana Lamorgerse. La vicenda Usa-007 italiani è indubbiamente imbarazzante e rivela l’errore di Giuseppe Conte di tenere per sé la delega ai servizi segreti. Quel che conta, però, è che il clima nel governo è diventato improvvisamente rissoso. Tutto merito di Matteo Renzi.

I renziani fanno le vittime e si lamentano per le critiche che vengono rivolte al loro leader e a molti suoi collaboratori voltagabbana. Peccato. Peccato perché la politica che Renzi pratica non è fatta di sentimenti e di eleganza verso gli altri ma è impostata sull’aggressione e sull’interesse personale e della propria ditta. È legittimo da parte sua. Non è qui la critica. Se il giovane ex premier crede di avere carte per coagulare una inedita forza di destra-sinistra e per candidarsi a guidare il Paese, nessuno può contestargli l’ambizione. Purché questo disegno non si risolva in un danno generale. Il governo Conte non è nato per far giocare Renzi.

ZINGARETTI DICA CHE LA RICREAZIONE PER RENZI E DI MAIO È FINITA

A destra sono ancora sotto botta perché Matteo Salvini non riesce a uscire dalla sbornia estiva. Silvio Berlusconi è quello che è, ormai. Solo Giorgia Meloni sta ramazzando un po’ di scappati da casa dai due partiti alleati. Gualtieri e la ministra Lamorgese hanno messo in grave difficoltà la strategia sovranista. In poche settimane l’Italia non ha cambiato idea sulle grandi scelte partitiche ma gli urlatori sono sotto schiaffo e perdono consensi. Il governo Conte, se fosse operoso e silenzioso ed evitasse cazzate come quella sugli 007, potrebbe fare del bene sia al Paese sia al sistema politico. Non sta accadendo. Soprattutto la scissione di Renzi tiene in perenne ansia il quadro politico.

Se l’obiettivo fondamentale di questo esecutivo era quello di impedire la vittoria fragorosa di Salvini, l’obiettivo fra un po’ si rivelerà irraggiungibile

La domanda che deve farsi Zingaretti è questa: vale la pena investire il capitale, ormai piccolo, del Pd in questa operazione o non sta arrivando il momento di dire a Conte, a Luigi Di Maio e soprattutto a Renzi che la ricreazione è finita e che si va al voto? Se l’obiettivo fondamentale di questo esecutivo era quello di impedire la vittoria fragorosa di Salvini, l’obiettivo fra un po’ si rivelerà irraggiungibile. Se l’obiettivo era quello di dare tranquillità al Paese e impedire un collas

so economico, basteranno altre due dichiarazioni di Renzi e la Leopolda per mandare tutto in crisi. Perché allora non accogliere la Leopolda con una crisi di governo?

IL PD DEVE DARSI UNA IDENTITÀ RIFORMATRICE

Oggi il voto lo vuole solo la Meloni. Salvini potrebbe avere brutte sorprese. Di Maio potrebbe essere costretto al ritiro. Renzi vedrebbe sparire il proprio gruppo parlamentare. Il Pd potrebbe raggiungere quella cifra elettorale intorno al 20%, o poco più, tipica delle socialdemocrazie europee che cercano di restare in vita. Ma soprattutto si avrebbe un chiarimento generale. Insisto su quel che ho già scritto: il Pd non può farsi carico del governo Conte. Se Conte non ce la fa, se Renzi vuole giocare, se Di Maio traballa è meglio mandare tutti a casa e dare al capo dello Stato il tempo di fare un governo elettorale decente risparmiandoci così anche la cazzata della riduzione del numero dei parlamentari.

Zingaretti potrebbe dire al Paese: ci abbiamo provato, ma siamo circondati da irresponsabili, se gli italiani vogliono evitare il baratro diano solidità a una forza tranquilla. Nel frattempo questa forza tranquilla dovrebbe darsi una identità riformatrice. Renzi sarebbe così a metà del guado. Farebbe una campagna elettorale contro il Pd ma così facendo inseguirebbe Salvini. Il nuovo parlamento avrebbe una probabile maggioranza di destra contrastata da una opposizione politica e sociale molto forte. Sarà inevitabile. Poi andremo tutti in fila a ringraziare Renzi, Bellanova, Boschi per aver, per ben due volte, consegnato il Paese alle destre.
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