CURDI E ITALIANI NELLA TRAPPOLA DI TRUMP

DI ALBERTO NEGRI

 

 

E così siamo cascati ancora nella trappola Usa. I curdi, eroi della guerra all’Isis, sono stati abbandonati da Trump a Erdogan. Ma anche noi italiani: vendiamo informazioni a Trump in cambio di cosa? Acquisto di costosi caccia americani F-35, congelati proprio alla Turchia, e tagli all’export di parmigiano.

Partiamo dai curdi che in questa vicenda ci rimettono la pelle e la loro terra. Degli Usa, che avevano fornito di armi le forze curde per combattere il Califfato, non ci si può fidare in generale e tanto meno adesso con il presidente Trump messo sotto pressione per l’impeachment e in rotta di collisione con generali e diplomatici. Trump sta disseminando pasticci per tutto il globo. Tra l’altro è interessante osservare che i curdi sono stati equipaggiati per fare la guerra ai jihadisti anche da noi europei, Italia compresa: la resistenza curda ai tagliagole integralisti, in particolare Kobane, era stata esaltata dai media europei. Non solo: l’area curdo-siriana del Rojava, già invasa dai turchi nel distretto di Afrin, si può definire un esperimento democratico unico nella regione, con un ordinamento che prevede la perfetta parità tra uomo e donna e che assicura anche i diritti per le minoranze. In poche parole stiamo abbandonando un popolo che nel cuore del Medio Oriente cominciava a darsi un ordinamento simile a quello dello stato secolarista ed europeo.

Ma c’è anche un altro aspetto che ci riguarda. La Turchia, membro storico della Nato, recentemente ha raggiunto un accordo per acquistare i sistemi anti-missile russi S-400 e gli Stati Uniti hanno deciso di congelare le consegne ad Ankara dei nuovi caccia F-35 in parte assemblati proprio in Turchia: l’Italia avrebbe voluto tagliare gli ordini di questi aerei così costosi ma dopo la visita di Mike Pompeo a Roma il governo ha sentito il fiato sul collo di Washington per confermare questa commessa che ora il governo vorrebbe ridurre vista l’alzata di scudi dei partiti.

Un dettaglio non da poco in un momento in cui si capisce perfettamente che Trump, in difficoltà, ha chiesto ai servizi italiani di collaborare sul “Russiagate” contro i democratici e che il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha taciuto sulla visita a Roma del ministro della Giustizia americano William Barr e di altri funzionari di Washington. Fa quindi amaramente sorridere che l’imposizione dei dazi americani su alcuni prodotti europei e alimentari italiani come il parmigiano non solo sia stata accettata dal governo, sia pure malvolentieri, ma che sia stata seguita anche dall’importazione dei caccia F-35 Usa, alla cui costruzione partecipiamo con Leonardo-Finmeccanica.

Ci sarebbe da chiedersi, visto che gli Usa nel Nord siriano si ritirano lasciando i curdi a Erdogan, perché non potrebbero ritirare 16mila soldati e 90 testate nucleari dall’Italia. Qui non servono: ci ammazziamo solo tra di noi con mafie e vendette personali. E invece che facciamo? Confermiamo l’ordine di F-35 di cui non sappiamo che farcene, neppure come deterrenza, dato che la sovranità sulle basi, come ha dimostrato la guerra in Libia, è solo nominale.

Le informazioni ai servizi Usa come a quelli israeliani le passiamo lo stesso, dato che i nostri governanti sono un pò felloni e tengono tanto a essere amici degli Stati Uniti per restare in sella.

Il premier Conte ha dato agli Usa notizie riservate sul caso Russiagate, forse anche un po’ datate. Ecco perché piace tanto a Trump. Renzi lo attacca ma lui stesso da presidente del consiglio voleva appaltare la cyber security dei servizi all’amico Carrai che ha una società legata agli israeliani e ora è stato fatto console onorario israeliano per mezza Italia. E tutto insieme questo governo ha deciso di acquistare dagli Usa gli F-35 senza neppure ottenere da Pompeo salvaguardie sull’export di parmigiano.

C’è poco da meravigliarsi. Il 30 agosto 2010 Gheddafi venne ricevuto con tutti gli onori a Roma. Sei mesi dopo Francia, Gran Bretagna e Usa lo bombardavano e anche l’Italia, poco settimane dopo, si univa ai raid contro il nostro maggiore alleato nel Mediterraneo. Il Paese da tempo ha alzato le braccia e ora ha persino rinunciato alla gloriosa lotta parmigiana.

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