MIGRANTE, MIGRANT

DI LUCA SOLDI

 

 

Un Paese che ha bisogno di riposizionarsi, che deve comprendere dove vuole andare.
E mentre crollano le nascite e aumentano gli anziani, sempre più giovani cercano fortuna all’estero. Al tempo stesso, certa politica tiene chiuse le porte agli immigrati nell’illusione che i disoccupati italiani possano svolgere una parte delle professioni manuali.
E mentre la scuola non riesce a tenere più il passo, parte della classe imprenditoriale preferisce fuggire sull’Aventino in attesa di un mondo meno complesso.
I risultati portano alla fuga, in quasi 10 anni di circa 500 mila italiani, come fosse scomparso nel nulla una metropoli.
La metà di loro, quanti hanno tra i 15 e i 34 anni, sono andati via dal nostro Paese.
Si azzarda anche una stima e cioè che questa fuga, di questi 250 mila giovani, sia costata 16 miliardi di euro alla nostra comunità, ben oltre un punto percentuale di Pil.
Sarebbe stato questo infatti il valore aggiunto che i nostri giovani emigrati avrebbero potuto realizzare se occupati nel nostro Paese.

Un valore inestimabile in termini umani che non è solo il frutto di una condizione economica che si vorrebbe raggiungere.
I dati arrivano dal “Rapporto 2019 sull’economia dell’immigrazione” reso pubblico proprio oggi dalla fondazione Leone Moressa.
Tra le cause dell’esodo dei giovani dall’Italia ci sono le “scarse opportunità occupazionali”.
Il Bel Paese, infatti, registra “il tasso di occupazione piu’ basso d’Europa nella fascia 25-29 anni: il 54,6% contro una media Ue del 75%. Nella stessa fascia d’eta’ anche il tasso di Neet (chi non studia e non lavora) è il piu’ alto d’Europa: 30,9% a fronte di una media Ue del 17.1%”.
Inoltre il livello di istruzione dei nostri giovani è definito “molto basso”: tra i 25 e i 29 anni “solo il 27,6% è laureato, quasi 12 punti in meno rispetto alla media europea”.
Una deriva che coinvolge culturalmente tutto il Paese, tutta la società italiana e non solo la politica come verrebbe da giudicare semplicisticamente.