PARTE DALLE DONNE L’APPELLO DEL SINODO AL DIALOGO, ALL’ASCOLTO

DI LUCA SOLDI

 

 

 

In questa seconda giornata del Sinodo sull’Amazzonia protagoniste tornano ad essere le donne. Sono loro ad esprimere la forza della Parola nella concretezza della quotidianità. Lo aveva fatto nella prima giornata di confronto suor Alba Teresa Cediel Castillo, delle Suore Missionarie di Maria Immacolata e di SS. Caterina da Siena, nella sua esperienza di vita in Colombia: «Siamo presenti in ogni luogo e facciamo quello che può fare una donna in virtù del Battesimo: accompagniamo gli indigeni e quando i sacerdoti non possono essere presenti e c’è necessità di un battesimo, noi battezziamo. Se qualcuno desidera sposarsi, noi siamo presenti e siamo testimoni di questo amore e di questa coppia. E molte volte ci è toccato ascoltare confessioni, ma non abbiamo dato l’assoluzione: ma nel profondo del nostro cuore abbiamo detto che con l’umiltà con cui questo uomo o questa donna si sono avvicinati a noi per situazioni di malattia, già prossimi alla morte, crediamo che Dio Padre agisca lì». Suor Alba si è fatta partecipe delle difficoltà della Chiesa ed al tempo stesso rispettosa del ruolo affidato alle donne ma il suo racconto ha reso cocente la necessità di nuove aperture. In questa seconda giornata è toccato a Moema Maria Marques de Miranda, laica francescana, parlare con forza delle ferite, mettendo in risalto il valore del Sinodo.
Si è parlato del ruolo del dialogo e dell’ascolto da parte del cristianesimo nei confronti dei popoli indigeni che essendo i più vicini, i più coinvolti, ci possono insegnare a convivere e difendere la nostra Madre Terra.
Ma le malvagità degli uomini nei loro confronti non paiono passare con lo scorrere degli anni.
È così che diventa compito di Victoria Lucia Tauli-Corpuz, Relatore Speciale delle Nazioni Unite sui diritti delle popolazioni indigene, a raccontare la sua esperienza in queste Regioni e le tribolazioni di interi popoli.
Parla del mercurio nel sangue dei bambini, racconta dei luoghi dove i fiumi, imbrigliati dagli interessi economici, diventano secchi, privi di vita a causa delle dighe.
Parla all’esperienza in Ecuador dove i pozzi petroliferi rompono il fragile equilibrio che lega i contadini, i villaggi alla terra.
Victoria Lucia ha concluso infine, con quella che agli osservatori poco attenti può esser sembrata una banalità, con la convinzione che la Chiesa debba parlare al mondo, debba “crescere” debba farsi testimone partecipe e che gli indigeni vadano custoditi e protetti.

Pare di aver ascoltato in tutto ciò le parole di una grande teologa sudamericana, Antonietta Potente che in una sua famosa frase ebbe proprio a dire:
“Le comunità ad un certo punto si bloccano nel loro cammino, perché danno più valore a ciò che hanno raggiunto invece di dare possibilità a cio che deve ancora nascere.“